LIVORNO – Le corone di alloro, il tricolore, il Gonfalone del Comune, i labari dell’Anpi e di altre associazioni per la giornata della Liberazione.
“Celebrare oggi il 25 aprile non significa soltanto ricordare una data della nostra storia. Significa tenere accesa una fiamma che illumina il passato, ma soprattutto i tempi difficili che viviamo. Perché la Liberazione non è solo memoria: è responsabilità di agire quotidianamente. È giusto e doveroso ricordare il sacrificio e il coraggio di tante ragazze e tanti ragazzi che, in anni drammatici, decisero di mettere a rischio la propria vita, e spesso di perderla, per difendere ideali alti: la pace, la libertà, la giustizia sociale. Ed è altrettanto doveroso attualizzare quel ricordo. Per questo, credo che oggi si debba parlare di due concetti, che anche se non sembra, sono strettamente legati: la pace e la lotta alle disuguaglianze”: con queste parole Claudio Marabotti, sindaco del Comune di Rosignano Marittimo, ha aperto il suo intervento in Piazza Risorgimento a Rosignano Solvay dove, nella tarda mattinata di sabato 25 aprile 2026, si sono celebrati gli 81 anni della Liberazione dell’Italia dai nazifascisti.
A Solvay la cerimonia ha avuto inizio dopo l’arrivo della biciclettata Come le staffette partigiane, partita dalla piazza Garibaldi di Vada, con tappe al cippo in memoria di Oberdan Chiesa (fucilato nel 1944 al Lillatro da un plotone composto da nazifascisti), in Largo delle Donne Cadute per la Libertà, e al sottopasso intitolato a Mena Chiellini, prima donna eletta nel 1946 nel consiglio comunale di Rosignano.
Organizzata dal Comune rosignanese insieme all’Anpi, all’Ordigno di Vada, ad Avis, Auser, Arci, Coop Unicoop Etruria, Associazione artistico culturale La Torre, Cgil Spi, Pro Loco (delle diverse frazioni), Croce Rossa Italiana, Pubblica Assistenza, la biciclettata ha introdotto l’avvio della cerimonia ufficiale che ha avuto un prologo alle 10,15 in piazza Carducci a Rosignano Marittimo con la deposizione di una corona di alloro al monumento ai caduti.
Oltre al sindaco Marabotti, in piazza a Solvay hanno preso la parola Giacomo Luppichini presidente della sezione Anpi M. Tarchi e Valentina Bartolucci dell’università di Pisa, Centro interdisciplinare di Scienze per la Pace.
Subito dopo il sindaco, ha preso la parola Davide Falcolini, studente, sindaco del consiglio comunale dei ragazzi. Il giovane Davide ha parlato del valore della libertà e dell’impegno anche in relazione alla quotidianità dei ragazzi e ragazze della sua età (da 12 a 14 anni). Ha poi letto al microfono due pensieri elaborati in un approfondimento fatto da due classi della scuola media di primo grado Dante Alighieri.
“Grazie ai partigiani, ai civili, ai militari che scelsero di stare dalla parte giusta della storia negli anni dell’occupazione nazifascista – ha detto ancora Marabotti durante il suo intervento – il nostro Paese poté tornare alla libertà. E dobbiamo ricordare come la fine della guerra portò con sé un vento nuovo, che sembrava capace di spazzare via per sempre i conflitti armati, almeno dal continente europeo, dove le guerre mondiali erano nate. Purtroppo, come sappiamo, non è andata così. L’equilibrio fragile che, prima del 1989, si basava sul terrore e sull’isolamento reciproco tra i blocchi contrapposti si è rivelato, a posteriori, molto efficace nel mantenere la pace. Da allora il mondo intero è stato attraversato da tensioni e conflitti spesso sfociati in guerre che avevano uno scopo evidente: il mantenimento di un sistema economico e sociale che comporta privilegi e disuguaglianze inaccettabili tra Nazioni diverse e, all’interno dello stesso Paese, tra strati sociali diversi”. Dobbiamo quindi chiederci quali meccanismi hanno consentito e tuttora consentono questo sistema che – ha sottolineato Marabotti – “crea disuguaglianze e tensioni”.
Se vogliamo essere fedeli all’eredità del 25 aprile, “dobbiamo iniziare dal riconoscere che la riduzione delle disuguaglianze non può essere un tema secondario – ha detto ancora il sindaco Marabotti – ma una condizione essenziale per la pace, per la democrazia e per una libertà compiuta. Dobbiamo avere il coraggio di dire che la ricchezza senza limiti è immorale. Che una società giusta è una società che non lascia indietro nessuno. E per fare questo bisogna mettere al centro di ogni progetto, di ogni discorso, di ogni scelta politica, di ogni azione concreta proprio questo obiettivo: ridurre le disuguaglianze, ricostruire la solidarietà, rafforzare la cooperazione tra i popoli. Perché il 25 aprile ci ha restituito la libertà. Ma ci ha lasciato anche un compito. Ricordarci che la libertà non è sufficiente a sé stessa e non è mai garantita per sempre”. La libertà va custodita, difesa, resa più giusta ogni giorno. “Perché la Liberazione non è una pagina della nostra storia che dobbiamo studiare – ha concluso il sindaco – È una strada di pace, di giustizia e di uguaglianza che dobbiamo continuare a percorrere. Tutti insieme”.
La cerimonia è stata accompagnata da contributi musicali del coro Pietro Gori e della Filarmonica Solvay mentre nel pomeriggio sul lungomare di Caletta c’è stata la musica di strada con MagicaBoola Grass Band e una selezione di libri sul tema della Liberazione a cura della biblioteca comunale.



