LIVORNO – Nessun ottimismo di fronte alle semplici ipotesi istituzionali e massimo stato di agitazione per il futuro produttivo e occupazionale dello stabilimento Pierburg di Livorno.
L’assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori della fabbrica livornese, riunitasi nella giornata di oggi (30 settembre) ha bocciato senz’appello il clima di fiducia filtrato dopo i recenti colloqui tra il Comune di Livorno e i vertici di Rheinmetall, approvando all’unanimità (con solo due astenuti) un ulteriore pacchetto di 5 ore di sciopero che si aggiunge alle mobilitazioni già deliberate nei giorni scorsi.
La presa di posizione dei lavoratori arriva all’indomani della lettera inviata dal Ceo del gruppo tedesco, Armin Papperger, a tutti i dipendenti della multinazionale. Nella missiva, i vertici “celebrano – dicono i sindacati – un portafoglio ordini record arrivato a circa 80 miliardi di euro e fatturati in crescita esponenziale”, limitandosi tuttavia a “un ringraziamento di facciata per i quasi 7mila lavoratori della divisione Power Systems ceduti al fondo d’investimento Aequita”.
Una condotta ritenuta ‘inaccettabile’Â dalle maestranze livornesi, che continuano a subire “il peso di tre anni consecutivi di ammortizzatori sociali con pesanti ricadute sui redditi delle famiglie”, mentre al tavolo di confronto con il ministero delle imprese e del made in Italy (Mimit) “la dirigenza aziendale non ha presentato alcuna garanzia formale sul futuro del sito toscano”.
L’assemblea dei lavoratori denuncia in modo netto “la disparità di trattamento riservata allo stabilimento di Livorno rispetto ai siti operativi situati in Germania. Mentre per gli impianti tedeschi del gruppo Rheinmetall vengono sottoscritti accordi vincolanti di garanzia con le rappresentanze sindacali e si destinano ingenti investimenti in progetti di avanguardia – come il piano NanoLink per lo stabilimento di Hartha – la sede di Livorno viene lasciata in una condizione di sostanziale incertezza e isolamento“.
In vista del prossimo vertice ministeriale fissato per il 19 ottobre, i lavoratori e la Fiom Cgil ribadiscono che “la semplice presenza formale dei vertici aziendali a Roma non rappresenta di per sé un elemento sufficiente”. La vertenza, viene rimarcato nel documento approvato dalla fabbrica, “potrà sbloccarsi soltanto attraverso la sottoscrizione di impegni scritti vincolanti che garantiscano nuovi investimenti, la piena tutela di tutti i posti di lavoro e il rientro di volumi e carichi di lavoro certi a salvaguardia del patrimonio industriale del territorio“.


