Fondi sfitti, Confcommercio e Confesercenti chiedono una strategia comune

Confcommercio e Confesercenti intervengono sulla sperimentazione: incentivi per riaprire i locali e dubbi sulla conversione in abitazioni

LIVORNO –  Confcommercio e Confesercenti accolgono con favore l’apertura di un confronto in Terza Commissione consiliare, ma chiedono che l’obiettivo principale resti quello di riportare attività economiche nei locali oggi vuoti. Le due associazioni esprimono invece perplessità sulla possibilità di trasformare gli spazi commerciali in abitazioni o destinarli agli affitti brevi.

Al centro del confronto c’è il fenomeno della desertificazione commerciale, che secondo le associazioni interessa ormai diverse zone della città e richiede interventi capaci di tenere insieme attività economiche, rigenerazione urbana e qualità della vita.

Sul possibile cambio di destinazione d’uso interviene Alessio Giovarruscio, responsabile sindacale di Confcommercio Livorno. “Riteniamo necessario muoversi all’interno di un quadro normativo chiaro e uniforme”, spiega, sottolineando come la materia coinvolga non soltanto la pianificazione urbanistica comunale, ma anche proprietà, concorrenza e ricettività.

Per Confcommercio la priorità dovrebbe essere recuperare i locali vuoti mantenendone la funzione economica, soprattutto nelle zone che hanno maggiormente risentito della chiusura di negozi e servizi. Tra quelle indicate ci sono le traverse di via Grande, piazza XX Settembre e piazza Garibaldi.

“I fondi sfitti possono tornare a essere una risorsa per la città – sostiene Giovarruscio – favorendo il commercio di vicinato e contribuendo allo stesso tempo a rendere le strade più vive, frequentate e sicure”.

Tra gli strumenti proposti da Confcommercio ci sono agevolazioni Tari e Imu per favorire l’affitto dei locali a canoni sostenibili, una mappatura dei fondi inutilizzati e misure che rendano più semplice l’apertura di temporary shop e altri utilizzi temporanei. A queste potrebbero aggiungersi bandi destinati alle aree commerciali considerate maggiormente in difficoltà.

Anche Confesercenti pone l’accento sulla necessità di preservare gli spazi destinati alle attività economiche. L’associazione esprime in particolare dubbi sull’ipotesi di convertire i locali commerciali in abitazioni o utilizzarli per gli affitti brevi.

“In una città che già deve fare i conti con la desertificazione commerciale – spiega Jacopo Simoncini, responsabile dell’area sindacale Livorno di Confesercenti – ridurre ulteriormente il patrimonio destinato alle attività economiche rischia di andare nella direzione opposta rispetto alla rigenerazione urbana”.

Secondo Simoncini, perdere spazi commerciali significherebbe ridurre anche la presenza di “vetrine, presidi e funzioni capaci di mantenere vive le strade”, senza avere la certezza che la loro trasformazione produca benefici per il commercio di vicinato.

Confesercenti chiede inoltre di distinguere tra attività ricettive e affitti brevi. “Convertire un fondo commerciale per destinarlo agli affitti brevi significa trasformarlo in abitazione e può creare zone grigie difficili da controllare”, sostiene Simoncini, osservando inoltre che non sarebbe possibile dare per scontato che questi immobili vengano utilizzati da turisti o producano automaticamente nuova domanda per negozi e pubblici esercizi.

L’associazione richiama anche il possibile impatto sull’equilibrio delle funzioni urbane. Secondo Confesercenti, aumentare la componente abitativa nelle aree già considerate fragili potrebbe comportare maggiori esigenze in termini di traffico, servizi e rifiuti, mentre diminuirebbero gli spazi disponibili per le attività economiche.

“Senza un piano integrato non c’è alcuna garanzia che questa operazione produca vera rigenerazione”, afferma Simoncini, che segnala anche il rischio che una sperimentazione possa portare a richieste analoghe in altre zone della città.

Sul futuro dei fondi sfitti a Livorno, Confcommercio e Confesercenti convergono quindi sulla necessità di una strategia complessiva. Per le due associazioni occorre offrire certezze anche ai proprietari e individuare strumenti capaci di favorire il ritorno delle imprese nei locali inutilizzati, rendendo nuovamente attrattivo investire nel commercio di vicinato.

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