Pierburg, Fiom e Cgil alzano il tiro: “Si faccia leva sui maxi contratti per il ministero della difesa”

Per il sindacato il governo deve utilizzare il peso politico ed economico di queste commesse per imporre ai vertici della multinazionale vincoli scritti

LIVORNO – Tensione altissima tra i lavoratori e forte preoccupazione sindacale per il futuro dello stabilimento Pierburg di Livorno, con la vertenza aziendale arrivata ormai al terzo anno consecutivo di ricorso agli ammortizzatori sociali tramite il contratto di solidarietà. Una situazione di prolungata incertezza che impatta sui redditi delle 220 famiglie coinvolte e per la quale la Fiom e la Cgil di Livorno sollecitano garanzie formali e immediate.

L’esito deludente dell’ultimo incontro tenutosi il 14 settembre am linistero delle Imprese e del made in Italy, conclusosi con un ennesimo rinvio senza risposte concrete, ha spinto l’assemblea dei lavoratori a proclamare un pacchetto di 10 ore di sciopero per protestare contro l’assenza di impegni precisi sul piano industriale e occupazionale.

Sotto la lente dei sindacati c’è in particolare la cessione della divisione Power Systems al fondo di investimento Aequita, il cui perfezionamento finanziario è previsto entro la fine dell’anno. La Fiom e la Cgil evidenziano come nella prima fase della trattativa avrebbero dovuto trovare spazio precise clausole di salvaguardia produttiva per i siti italiani, strumenti che ad oggi risultano del tutto assenti. Una condizione che stride con quanto avvenuto in Germania, dove le rappresentanze dei siti del gruppo Rheinmetall sono riuscite ad ottenere accordi vincolanti e diritti di priorità nella riallocazione delle commesse.

Secondo la sigla dei metalmeccanici e la confederazione di via Nazionale, la principale leva negoziale in mano alle istituzioni italiane sia rappresentata dalle commesse militari per la difesa, in particolare dai contratti da oltre 5 miliardi di euro per la fornitura dei nuovi mezzi corazzati affidati alla joint venture tra la stessa Rheinmetall e Leonardo. Il Mimit e il governo, sostengono i rappresentanti dei lavoratori, devono utilizzare il peso politico ed economico di queste commesse per imporre ai vertici della multinazionale vincoli scritti a tutela della sede livornese prima di concedere autorizzazioni o via libera formali.

In vista del prossimo tavolo ministeriale, i sindacati chiedono che l’azienda si presenti con esponenti legittimati a sottoscrivere impegni vincolanti sui carichi di lavoro e sulla tenuta dell’organico.

“Per le 220 famiglie coinvolte, le pesanti ricadute sul reddito e l’incertezza sul futuro richiedono molta cautela nell’affrontare questa difficile vertenza — affermano Massimo Braccini, segretario generale della Fiom Livorno, e Gianfranco Francese, segretario generale della Cgil Livorno —. Come Fiom e Cgil di Livorno evidenziamo come già nella prima fase di vendita della divisione Power Systems al fondo Aequita — il cui closing è fissato entro la fine dell’anno — dovessero essere inserite precise clausole di salvaguardia produttive e occupazionali per gli stabilimenti italiani. Clausole che ad oggi risultano del tutto assenti. La disparità con la Germania è stridente: a differenza dell’Italia, i siti tedeschi del gruppo Rheinmetall si sono garantiti accordi vincolanti e un diritto di priorità per la riallocazione delle lavorazioni. In questo contesto l’idea che un fondo di investimento possa da solo garantire il futuro industriale senza un chiaro piano di carichi di lavoro appare del tutto illusoria“.

“La vera leva politica e contrattuale in mano alle istituzioni italiane è rappresentata dai maxi-contratti della difesa e dalle ingenti commesse da oltre 5 miliardi per i nuovi carri armati destinate alla joint venture tra Rheinmetall e Leonardo — proseguono i segretari Braccini e Francese —. Il senso dell’interlocuzione con il Mimit deve essere proprio questo: il Governo italiano deve sfruttare il peso di queste milionarie commesse per esercitare la massima pressione sui vertici di Rheinmetall, imponendo alla multinazionale impegni e vincoli precisi sul sito di Livorno prima di concedere qualsiasi via libera. Non si può continuare a prendere tempo mentre i lavoratori pagano il prezzo più alto. Come Fiom e Cgil ribadiamo che al prossimo incontro ministeriale l’azienda dovrà presentarsi con figure titolate a sottoscrivere garanzie occupazionali scritte e volumi produttivi certi, mettendo fine a promesse che non trovano alcun riscontro nei fatti”.

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