LIVORNO – Nelle librerie l’ultimo libro del poeta e compositore Fabio Strinati, da sempre, innamorato della Toscana.
Dimensione quasi al limite del surreale quella che Fabio Strinati (marchigiano ma piombinese d’adozione) scrive e dipinge nel suo Sete e risveglio, un’opera definita dall’autore stesso come “un vero e proprio disturbo poetico della digestione fuoriuscito da una lunga vomitata senza fine partorita in un quartiere dormitorio di una città fantasma…”.
L’idea del libro nasce dopo aver letto una leggenda relativa alla Fanciulla di neve, o Nevina, Sneguročka, un personaggio del folklore russo: “A lei è impedito di amare: se dovesse innamorarsi, il suo corpo si scioglierebbe come neve”. Pubblicato con Il Foglio Letterario Edizioni di Piombino (città quest’ultima a cui è molto legato l’autore), l’opera è dedicata a Pierluigi Buglioni, artista e professore esanatogliese scomparso nel mese di gennaio, conosciuto nel corso dei decenni di attività artistica e di docenza all’Accademia di belle arti di Macerata, grande amico di Fabio Strinati, che lo ricorda così: ”A un uomo di grande sensibilità e talento. A un uomo dall’umiltà rara. A una figura mistica, perfino ascetica nel suo modo d’interpretare la vita, a tratti, così armonioso, autentico, perfettamente originale”.
Con Sete e risveglio, Fabio Strinati, propone un’opera che unisce poesia, immaginario simbolico e memoria personale. Un libro che nasce da suggestioni mistiche e che si trasforma in un percorso intimo, dove la scrittura diventa strumento per interrogare il mistero dell’esistenza più profonda, per rendere omaggio a una presenza artistica e umana che ha lasciato un segno indelebile.



