LIVORNO – La vicenda della nomina del nuovo segretario generale dell’Autorità di sistema portuale del Mar Tirreno Settentrionale continua ad alimentare interrogativi più che certezze. Non tanto per il numero dei candidati ben 55, quanto per una circostanza che, pur non essendo illegittima di per sé, appare quantomeno singolare: tra i partecipanti figura anche un dirigente coinvolto nelle attività di valutazione e controllo dell’ente.
Un elemento che solleva perplessità sul piano dell’opportunità, più che su quello formale. In contesti pubblici così delicati, infatti, la distinzione tra chi valuta e chi viene valutato dovrebbe risultare cristallina, non solo per garantire correttezza sostanziale, ma anche per evitare qualsiasi ombra sul piano della percezione esterna.
La procedura, già finita al centro di attenzione politica e istituzionale, è ora oggetto di un approfondimento ministeriale richiesto nelle scorse settimane. L’iniziativa punta a fare chiarezza su modalità e criteri adottati, in un clima che si è progressivamente appesantito tra richiami alla trasparenza e richieste di verifica.
Dal canto suo, la governance dell’Autorità portuale ha ribadito la piena disponibilità a fornire tutti gli elementi utili, sottolineando il rispetto delle procedure previste. Tuttavia, resta aperta una questione di fondo: in processi così rilevanti per il futuro di un’infrastruttura strategica, è sufficiente essere formalmente in regola o è necessario anche evitare situazioni potenzialmente ambigue?
Il porto di Livorno, nodo cruciale per traffici e sviluppo economico, meriterebbe probabilmente un percorso decisionale capace di mettere al riparo da qualsiasi dubbio, anche solo percettivo. Perché, in questi casi, la fiducia si costruisce tanto sulle regole quanto sulla loro limpida applicazione.



