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La rivoluzione del battito all’ospedale di Livorno: l’intervento al cuore diventa hi-tech e si fa in tempi record

Addio alle vecchie e lunghe procedure termiche: una scarica millimetrica spegne l'aritmia e protegge i tessuti sani

LIVORNO – Un fulmine infinitesimale e mirato per resettare il ritmo del cuore, senza bisogno di bruciare i tessuti. All’ospedale di Livorno la cardiologia volta pagina nella cura della fibrillazione atriale, l’aritmia che fa battere il petto a vuoto e aumenta il rischio di ictus per milioni di persone. Sotto la guida del direttore Emilio Pasanisi, il reparto ha inaugurato la nuova tecnica di ablazione cardiaca a Livorno basata sull’energia a campo pulsato: una tecnologia che abbandona il calore della radiofrequenza per affidarsi a una precisione quasi chirurgica dell’elettricità.

Fino a ieri, neutralizzare le cellule cardiache che generano gli impulsi disordinati significava letteralmente “cuocerle” con il calore, esponendo il paziente a sessioni in sala operatoria lunghe anche 4 o 5 ore. La svolta attuale azzera i tempi morti e si concentra solo sul bersaglio. Attraverso un sottile catetere introdotto dall’inguine, i medici applicano brevi impulsi elettrici ad alta intensità, tra i 1800 e i 2000 volt. Questa scarica controllata apre microscopici fori nelle membrane delle sole cellule malate, disattivandole all’istante ma lasciando intatte le pareti dei vasi e i tessuti circostanti.

“Modifichiamo il substrato che genera il cortocircuito con una selettività mai vista prima”, evidenzia Federica Lapira, referente del laboratorio di aritmologia interventistica. Meno complicazioni, dunque, ma anche una procedura più standardizzata e meno legata alla variabile manuale dell’operatore, come conferma Enrica Talini, responsabile del Day Hospital. Uno strumento che trasforma un intervento complesso in una routine standardizzata e sicura.

L’introduzione del sistema, autorizzato dalla Regione Toscana a ottobre 2025, ha già rimesso in sesto i primi sei pazienti dall’inizio del 2026. Non si tratta di un caso isolato, ma del coronamento di un polo aritmologico che a Livorno viaggia a pieno regime: un ambulatorio da 300 visite annue e una sala operatoria capace di sfornare 600 procedure interventistiche all’anno, tra pacemaker e oltre cento ablazioni. Un ingranaggio perfetto che funziona grazie al lavoro di squadra tra cardiologi, l’équipe infermieristica guidata da Serena Giorgini, i tecnici radiologi e gli anestesisti della Rianimazione sotto la direzione di Baldassarre Ferro

© Riproduzione riservata

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