LIVORNO – “In questi giorni si è aperto un ampio dibattito sulla riforma del sistema di emergenza-urgenza, entrata in vigore il 18 maggio anche nelle Valli Etrusche, mentre nel resto della Toscana è già attiva da tempo. Comprendo le preoccupazioni di chi ha espresso dubbi, soprattutto rispetto allo spostamento del medico dall’ambulanza all’automedica. Si tratta di una riforma resa necessaria non da logiche di tagli o risparmi – anzi, a regime, comporterà costi maggiori per il sistema sanitario – ma dalla constatazione di una progressiva e strutturale riduzione dei medici specializzati nell’emergenza-urgenza. Di fronte a risorse professionali sempre più limitate, è diventato necessario ripensare l’organizzazione del sistema per continuare a garantire risposte efficaci e appropriate ai cittadini”. Lo dice il consigliere regionale del Partito Democratico, Alessandro Franchi, intervenendo in merito alla nuova organizzazione del sistema di soccorso sul territorio.
“Il punto, a mio avviso, non è ‘togliere’ il medico — prosegue Franchi — ma riorganizzare il sistema affinché la professionalità medica sia disponibile e inviata laddove ce n’è effettiva necessità, sulla base della valutazione della centrale operativa del 118. Il nuovo modello punta proprio a questo: fare in modo che, in base alla gravità e alla tipologia dell’emergenza, venga inviato il personale più adeguato. Quando necessario, arriverà un’équipe composta da soccorritori sempre più preparati, personale infermieristico specificamente formato e personale medico. E sull’automedica, naturalmente, sono presenti sia infermiere che medico”.
Franchi si sofferma poi sul valore del personale e delle nuove tecnologie: “È importante sottolineare che la figura dell’infermiere dell’emergenza non rappresenta una soluzione di ripiego, ma una professionalità altamente qualificata, con competenze specifiche nella gestione delle emergenze e un ruolo fondamentale nella valutazione e nell’assistenza al paziente già nelle prime farsi dell’intervento. Parallelamente, anche i mezzi di soccorso vengono potenziati con strumenti in grado di garantire un monitoraggio costante delle condizioni del paziente e con un crescente utilizzo della telemedicina, così da migliorare la valutazione clinica e il collegamento con la rete ospedaliera e le strutture specialistiche del territorio”.
“Si punta così a consolidare un sistema di emergenza territoriale capace di lavorare in maniera sempre più coordinata, valorizzando l’integrazione tra volontariato e personale sanitario, rendendo più tempestivi gli interventi e migliorando la presa in carico del paziente fin dalle prime fasi dell’emergenza – prosegue – La finalità della riforma, quindi, non è ridurre l’assistenza ma garantire che ogni emergenza riceva la risposta più rapida, appropriata e qualificata possibile. Nessun cittadino deve avere la sensazione di essere lasciato più solo: il tema è far arrivare il livello di assistenza corretto nel minor tempo possibile”.
Franchi lancia, infine, un appello alla responsabilità dei cittadini e fissa i prossimi passi per il monitoraggio del servizio: “C’è poi un altro aspetto importante: il cittadino deve sapere che l’ambulanza non rappresenta una via privilegiata per accedere al pronto soccorso. Il sistema dell’emergenza deve essere attivato quando ce n’è un reale bisogno, perché il suo compito è garantire risposte rapide e adeguate alle situazioni urgenti e tempo-dipendenti. Le preoccupazioni espresse da una parte del territorio sono legittime e dovranno essere verificate nei fatti, monitorando attentamente l’impatto della riorganizzazione. Proprio per questo, insieme all’Asl, sarà fondamentale valutare tempi di intervento, qualità dell’assistenza e copertura del territorio, affinché ogni cambiamento produca risultati concreti e positivi per i cittadini. L’auspicio – conclude Franchi – è che questa riorganizzazione riesca davvero a coniugare appropriatezza, tempestività e sicurezza, mantenendo al centro il diritto dei cittadini a un servizio di emergenza efficiente e di qualità”.



