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Il rigassificatore resta a Piombino, il comitato insorge: “Dalla politica un silenzio inaccettabile”

I cittadini organizzati: "Non sarebbe mai dovuto arrivare qui. È stata una prepotenza verso la città”

PIOMBINO – La protesta contro la permanenza della nave rigassificatrice nel porto di Piombino torna a farsi sentire con forza attraverso una dura lettera aperta diffusa dal Comitato salute pubblica Piombino Val di Cornia. Il documento, indirizzato al sindaco, all’assessore all’ambiente, ai capigruppo consiliari e alla stampa, contesta duramente la recente evoluzione legislativa: “Il decreto che dispone la proroga al rigassificatore è stato convertito in legge, dunque il rigassificatore Italis potrà stare nel nostro porto indisturbato per chissà quanto tempo”.

Secondo i rappresentanti del comitato, la decisione è stata presa calpestando le tutele minime per la popolazione e l’ecosistema locale, dal momento che non è stata effettuata “nessuna verifica sulla tollerabilità del territorio, sugli aspetti ambientali, sanitari, sulle condizioni del mare, sul sacrificio del mancato sviluppo delle attività portuali. La legge ha deciso così!”. Viene inoltre ricostruito l’iter che ha portato all’attuale stallo, evidenziando come “il governo dopo un iniziale interessamento per il trasferimento in altro sito, in alto mare, con susseguenti atti, si è poi arenato di fronte alla protesta delle istituzioni e degli abitanti di quei luoghi che rischiavano di ‘ospitare’ questo rigassificatore”. Di conseguenza, denunciano gli attivisti, “la gente di Piombino è rimasta isolata nella propria lotta contro un impianto a rischio di incidente rilevante situato nel contesto più inidoneo possibile, unico al mondo, in mezzo a traghetti in continuo movimento, ai passeggeri, ai turisti, alla stazione marittima, alle attività produttive e alle abitazioni vicinissime”.

Di fronte a questo scenario, il comitato individua precise responsabilità e possibili vie legali da percorrere a livello locale: “Ma il sindaco e il Comune potrebbero porre in essere azioni per tentare di proteggere la città e i propri abitanti al fine di restituire dignità alle persone e ai territori? Noi riteniamo di sì. Una legge ordinaria non può contraddire i principi e i diritti sanciti dalla nostra Costituzione, quindi le istituzioni locali, chiamate a difendere il territorio e la sua gente, potrebbero rivolgersi al giudice affinché questi sollevi una questione di legittimità costituzionale. Questo chiediamo a chi ci amministra”. I dubbi di costituzionalità, secondo il testo, toccano diversi articoli della Carta fondamentale: “La Costituzione tutela il principio di partecipazione, tutela l’ambiente, riconosce l’iniziativa economica che non può svolgersi in contrasto con la sicurezza, tutela il diritto di difesa del cittadino, insomma, tanti, troppi principi costituzionali sembrano violati da questa norma nella parte in cui proroga l’impianto, come non sembra infondato che il giudice verifichi il rispetto di norme comunitarie e si attivi, se del caso, presso le autorità europee competenti”.

Il dito viene puntato anche contro la gestione politica della vicenda da parte del primo cittadino, accusato di un atteggiamento rinunciatario dopo i primi verdetti della giustizia amministrativa: “Da troppo tempo il sindaco ha scelto il silenzio; ha scelto a suo tempo di non impugnare in appello la sentenza di primo grado quando il Tar del Lazio aveva respinto il ricorso del Comune basandosi su dei presupposti, poi venuti meno, ovvero la permanenza di soli tre anni del rigassificatore nel porto di Piombino. L’Istituto di sanità aveva riconosciuto l’esposizione della popolazione ad inquinanti, ma si era espresso favorevolmente nell’assunto del breve periodo temporale della prevista presenza nel nostro porto”. Nel ricorso originale, ricorda il comitato, “si parlava di pericoli per la salute e la sicurezza, di inadeguatezza del sito, delle negative ripercussioni sullo sviluppo del porto. Ora che cosa è cambiato? Sono scomparse queste preoccupazioni oppure non si vuole contraddire la politica governativa? Assistiamo ad un silenzio davvero angosciante che questa comunità non merita”.

La critica si estende all’intero panorama politico locale, chiedendo un sussulto di dignità istituzionale: “Da tempo ormai la figura preposta alla tutela di questa città non sembra recepire le istanze del territorio, non sembra lottare con e per la propria gente, non ci convince il suo dire di avere fatto tutto il possibile. Quel rigassificatore, qui, non sarebbe mai dovuto arrivare. È stata una prepotenza verso la città. Adesso la maggioranza e la minoranza dovrebbero fare fronte comune, perché prorogare per legge un impianto a Rischio di Incidente Rilevante posto in un ambiente così antropizzato, ha superato ogni logica di buon governo”.

La battaglia, assicurano i cittadini, non si fermerà comunque entro i confini comunali: “Ci siamo rivolti alla Regione Toscana e sottoporremo la questione anche alla Comunità Europea, confidando in un intervento risolutivo. Una cosa è certa: come società civile avremo la coscienza pulita, sapendo di aver tentato ogni strada possibile per far sentire la nostra voce. La consapevolezza di vivere in un paese che non rispetta le esigenze dei territori genera una profonda delusione, una forte preoccupazione e un senso di regresso culturale e democratico”.

La missiva si chiude con un ultimo, perentorio appello alla reazione: “Questa lettera non è solo la denuncia di un silenzio inaccettabile, ma il grido di una comunità che richiama chi ci rappresenta alla responsabilità e alla ragionevolezza. Confidiamo che questo scritto susciti una riflessione profonda in chi ha il dovere di tutelare questo sventurato territorio, affinché si possa finalmente fermare questa inammissibile deriva. Noi non ci rassegniamo, aspettiamo risposte“.

© Riproduzione riservata

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