PIOMBINO – Un passaggio politico significativo che accende i riflettori sulla destinazione d’uso e sulla sicurezza dello scalo marittimo cittadino. Il consiglio comunale di Piombino ha approvato una mozione chiara e netta per esprimere la propria contrarietà alla crescita delle attività di carico e scarico di armi, mezzi militari e materiale bellico all’interno del porto. Il documento, presentato dai consiglieri di Rifondazione Comunista Fabrizio Callaioli e Dario Filippi, segna una presa di posizione ufficiale da parte delle istituzioni locali su un tema fortemente dibattuto in città.
La notizia è stata accolta con grande favore dall’Unione Sindacale di Base (USB) di Piombino, che insieme ad altre realtà del territorio – tra cui il gruppo delle Donne in Nero – si è spesa a lungo con mobilitazioni, convegni e manifestazioni per chiedere alla politica un freno al progressivo scivolamento delle banchine verso l’ambito militare.
“La votazione favorevole del Consiglio Comunale rappresenta senza dubbio un passo avanti – spiegano i rappresentanti del sindacato –, un passaggio figlio di un lungo percorso e che dovrà accompagnare una lotta che non è ovviamente finita. Il voto dimostra che non è vero che lottare e protestare non serve a niente. Un comunicato, una manifestazione, un convegno, se isolati, spostano ben poco. Se uniti e capaci di durare nel tempo, possono invece riuscire a far pressione sulle istituzioni e a smuoverle”.
Per il sindacato, il voto favorevole in assemblea rappresenta anche il frutto positivo di una precisa strategia di convergenza delle tutele territoriali: “Consideriamo il voto di ieri anche un frutto positivo dell’aver lavorato affinché l’opposizione ai movimenti di armi nel porto non andasse separata da quella contro il rigassificatore, riuscendo a portare questa saldatura di lotte anche nella manifestazione cittadina dell’11 aprile scorso”.
Le motivazioni alla base dell’opposta visione alla logistica militare nel porto toccano diversi piani, a partire da quelli etici e politici, fino a ragioni strettamente legate alla sicurezza dei lavoratori portuali e della cittadinanza. L’USB evidenzia con preoccupazione il tentativo da parte del Ministero della Difesa e dell’Esercito Italiano di trasformare lo scalo piombinese in un hub militare.
“Un contesto sociale sofferente, segnato da disoccupazione e cassa integrazione – denuncia l’USB – si traduce in una popolazione più ricattabile e in un territorio sacrificabile, a cui si può propinare di tutto in cambio di una manciata anche piccola di posti di lavoro. E infatti dopo la discarica e dopo il rigassificatore abbiamo avuto anche la logistica della guerra. Così non si può andare avanti. O si interrompe questa spirale di ricatto e di declino, pretendendo dalla politica scelte opposte e coraggiose, come la nazionalizzazione delle acciaierie, o il prezzo da pagare sarà sempre più alto”.
In conclusione, l’organizzazione sindacale ribadisce che la difesa della vocazione unicamente civile e commerciale dello scalo è l’unica via per garantire un futuro occupazionale ed economico concreto alla città.


