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Disegnò monete etrusche sulla fontana di Baratti, lo street artist Ozmo assolto dal tribunale

La decisione dei giudici di Livorno sul caso apre un precedente storico sul rapporto tra tutela dei beni e interventi artistici contemporanei

PIOMBINO – “I disegni di Ozmo costituiscono un’opera artistica che ha valore culturale in quanto finalizzata a dare lustro e importanza a un bene”. Con questa precisa motivazione il tribunale di Livorno ha assolto con formula piena Gionata Gesi, in arte Ozmo, dall’accusa di aver imbrattato e deturpato la fonte di San Cerbone, nella splendida cornice del golfo di Baratti. I fatti contestati risalivano alla notte tra il 24 e il 25 giugno 2022, quando lo street artist realizzò sul manufatto due grandi monete etrusche. La decisione del giudice arriva dopo anni di pesanti contestazioni e apre un precedente giudiziario destinato a incidere sul rapporto futuro tra la tutela dei beni storici e gli interventi di arte pubblica contemporanea.

L’opera dello street artist, originario di Lari (Pisa) ma oggi residente a Parigi, apparve in concomitanza con un importante evento culturale del territorio: al Museo etrusco, all’interno della Collezione Gasparri, era infatti in corso la mostra ‘Il Tesoro di Populonia‘, dedicata a una raccolta appena tornata visibile con oltre 500 monete etrusche d’argento. L’installazione pittorica di Ozmo, tuttavia, non ha avuto una lunga vita, poiché nel 2023 la fontana di San Cerbone è stata sottoposta a un intervento di restauro che ha rimosso i dipinti.

A contestare i due grandi medaglioni impressi a Baratti era stata la Soprintendenza archeologica delle belle arti e paesaggio. L’ente statale aveva fermamente sostenuto che l’opera fosse stata realizzata illecitamente su una struttura dall’alto valore storico, richiedendo l’immediato ripristino delle condizioni originarie antecedenti al graffito. Sulla base di quel dossier, la Procura di Livorno aveva aperto un fascicolo penale per imbrattamento di beni culturali.

In tribunale, però, la tesi dell’accusa è caduta e Ozmo è stato assolto «perché il fatto non sussiste». Decisiva si è rivelata la strategia dei suoi legali, gli avvocati Giuseppe Iannaccone ed Emanuele Andreis del Foro di Milano, i quali hanno depositato una corposa consulenza storica. La perizia ha dimostrato come l’antica fonte medievale fosse andata distrutta da decenni e che il manufatto dipinto dall’artista fosse in realtà una fontana moderna, costruita in un punto poco distante, priva di vincoli culturali e da tempo abbandonata al degrado. Una ricostruzione pienamente accolta dal giudice, tanto che lo stesso pubblico ministero aveva finito per richiedere l’assoluzione.

«In quattro anni di attacchi personali e istituzionali, anche al mio valore artistico e a un’opera che avevo donato e oggi è perduta, ho pensato di chiuderla con un patteggiamento. Ho scelto invece di andare fino in fondo. Sono grato a chi mi è stato accanto – avvocati e istituzioni con cui ho spesso collaborato per leggere e valorizzare storia e territori – dichiara –. È arrivata una sentenza che riconosce il valore culturale della mia arte e l’attenzione che metto in ogni intervento: un precedenten storico per l’arte pubblica nel Codice dei beni culturali. Peccato per la fontana della mia infanzia, di nuovo abbandonata».

© Riproduzione riservata

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