LIVORNO – I conti della Fondazione Goldoni finiscono al centro di una dura offensiva politica a Livorno, con Fratelli d’Italia che attacca frontalmente la gestione dello storico teatro cittadino e la giunta guidata dal sindaco Luca Salvetti. Il consigliere comunale del partito di Giorgia Meloni, Alessandro Perini, ha analizzato i dati dell’ultimo bilancio dell’istituzione culturale, evidenziando una forte contrazione degli introiti propri e puntando il dito contro l’attuale catena di comando di palazzo Goldoni, definita come il frutto di “mere spartizioni di natura partitica”.
“Gli incassi del Teatro Goldoni vanno a picco e, in un solo anno, sono passati da 341.179 a 248.179 euro, con una perdita di 93mila euro (-27%), anche gli abbonamenti sono diminuiti da 106.804 a 95.815 euro, con un calo del 10% – argomenta nel dettaglio Perini –. Complessivamente, il teatro ha perso oltre 104mila euro di incassi, circa il 23% in meno rispetto all’anno precedente. Oltre a mettere a rischio il proseguimento delle attività teatrali, questi dati segnano una evidente perdita di consenso nel pubblico e certificano il fallimento della governance della Fondazione. Complessivamente il bilancio si chiude in passivo per 104.542,70 euro”. Una situazione che, secondo l’esponente dell’opposizione, dimostrerebbe un netto scollamento tra la proposta artistica e la risposta della cittadinanza.
Il consigliere di minoranza analizza le cause del trend negativo, individuando la radice del problema nella composizione dei vertici societari e nei legami interni alla coalizione di governo. “Se sempre meno persone acquistano un biglietto o rinnovano l’abbonamento, significa che qualcosa non funziona nell’offerta culturale, nella programmazione e nella gestione complessiva – continua l’esponente di Fratelli d’Italia –. Chi guida una delle principali istituzioni culturali cittadine dovrebbe essere valutato sulla capacità di attrarre pubblico e rendere il Teatro sempre più vivo, non sulla ‘capacità ’ di chiedere maggiori contributi al Comune. Da un verso non è un mistero, infatti, il forte rapporto che lega il direttore artistico Emanuele Gamba con Pietro Contorno, capo della segretaria politica del sindaco. Dall’altro verso il consiglio di amministrazione della Fondazione è preda dei partiti e delle liste civiche che sostengono Salvetti, i cui legami politici sono addirittura messi in evidenza nei curriculum dei consiglieri di amministrazione”.
I rilievi della destra livornese non risparmiano nemmeno l’area tecnica ed economica della Fondazione, contestando l’efficacia delle figure professionali introdotte negli ultimi anni per il rilancio finanziario della struttura. “Anche il giovane direttore amministrativo non sembra aver portato alcun risultato – attacca Perini –. Classe 1988, seppur alla sua prima esperienza alla guida di un grande teatro, Massimiliano Mautone era stato scelto perché sarebbe ‘specializzato’ nella raccolta fondi. Fondi che però non sono arrivati”.
Secondo la ricostruzione del rappresentante di Fratelli d’Italia, l’apparente tenuta dei conti generali dell’ente sarebbe solo l’effetto di un massiccio soccorso finanziario da parte dell’amministrazione comunale, che avrebbe ripianato le perdite attingendo direttamente dalle tasse dei contribuenti. “Attenzione, infatti, a non farsi confondere dal fatto che quest’anno il disavanzo della Fondazione è nettamente ‘calato’ – spiega il consigliere comunale –. Questo risultato non dipende da migliore gestione o dal reperimento di nuovi sponsor, ma dall’aumento di finanziamenti da parte del Comune di Livorno. Il contributo economico dell’amministrazione comunale è passato da 1,9 a 2,29 milioni di euro, trasferendo alla Fondazione quasi 400mila euro in più rispetto all’anno precedente. In altre parole, il bilancio migliora solo perché Palazzo Civico versa più risorse, mentre il Goldoni incassa sempre meno dai cittadini che dovrebbero rappresentarne il primo sostegno. Oggi la Fondazione chiude con una perdita superiore ai 100mila euro, che dovrà essere coperta con nuove risorse pubbliche. Chiediamo quindi al sindaco quale sia la sua strategia per evitare che il teatro continui a dipendere esclusivamente dalle casse comunali“.
Da qui la richiesta formale di un radicale cambio di rotta nella scelta dei manager e dei direttori, per salvaguardare il valore storico e ideale che il palcoscenico goldoniano rappresenta per la città della Terza Rete. “Sia chiaro: nessuno vuole che il Goldoni chiuda – conclude Alessandro Perini . È un simbolo di Livorno, un luogo storico anche per la politica italiana e un patrimonio culturale che va difeso e rilanciato. Proprio per questo riteniamo che sia arrivato il momento di aprire una seria riflessione sulla governance della Fondazione. Le nomine non possono essere il risultato di logiche politiche, ma devono premiare competenza, esperienza gestionale e capacità di raggiungere risultati. Per rilanciare il Goldoni servono figure autorevoli e qualificate, capaci di riportare il pubblico a teatro, aumentare i ricavi propri e garantire una gestione finalmente sostenibile. Il sindaco deve decidere: vuole che il Goldoni sia uno strumento di cultura oppure un poltronificio?“.


