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Cresce la mobilitazione popolare contro il rischio di speculazione energetica in Val di Cornia

Un partecipato corteo promosso dal Comitato Terre di Val di Cornia ha attraversato le vie del centro di Suvereto fino alla stazione elettrica locale

SUVERETO – Cresce la mobilitazione popolare contro il rischio di speculazione energetica in Val di Cornia. Ieri (3 luglio), nel borgo livornese di Suvereto, un partecipato corteo cittadino promosso dal Comitato Terre di Val di Cornia ha attraversato le vie del centro fino alla stazione elettrica locale. Residenti, agricoltori, comitati e giovani professionisti hanno manifestato pacificamente sotto lo slogan Terra sì, Terna no, per chiedere l’immediata sospensione dei piani industriali legati alle energie rinnovabili che minacciano l’ecosistema e l’economia del comprensorio toscano.

L’infrastruttura di connessione e distribuzione gestita da Terna è considerata dal comitato “il fulcro attorno cui si stanno concentrando decine di progetti privati, tra impianti fotovoltaici, agrifotovoltaici, pale eoliche e sistemi di accumulo Bess.” L’esponente del movimento Marco Bonucci ha aperto gli interventi denunciando “la saturazione del suolo agricolo e sottolineando come l’approvazione di 22 pale eoliche e oltre 400 ettari di pannelli rischi di trasformare un’area di pregio agro-turistico in una centrale elettrica a cielo aperto, provocando lo spopolamento delle campagne”.

Durante l’iniziativa, Bonucci ha contestato duramente l’indirizzo politico attuale: “Le nostre istituzioni hanno dato un via libera a queste multinazionali per fare le cose alle loro condizioni e alle loro condizioni significa contro il nostro interesse perché ovviamente potete immaginare 22 paleoliche e 400 ettari, questa zona praticamente letteralmente chiude e la gente si mette a emigrare”. L’attenzione si è concentrata sulla stazione di smistamento: “Se questa zona è presa di mira è proprio perché c’è la stazione Terna, cioè ci sono tante altre zone in Toscana che non hanno questo problema. Qui ce l’abbiamo perché questa stazione che è molto rilevante a livello nazionale può accogliere tutti questi impianti”.

Il dibattito sulla speculazione energetica in Val di Cornia si è inasprito a causa dei provvedimenti normativi derivati dal decreto Draghi, che consentono alle società energetiche di richiedere decreti di esproprio sui terreni privati per la realizzazione delle opere connesse.

Nel corso del dibattito ha preso la parola Riccardo Guadagnini, il contadino espropriato, che ha illustrato gli effetti pratici sul territorio: “I miei terreni vengono espropriati, vengono espropriati in maniera frazionata. Cioè si prende una parte qua, una parte là, chiaramente rimangono poi dei ritagli, degli avanzi, e quelli rimarranno lì, non si sa fare cosa, incolti, abbandonati. Quindi il degrado sarà diffuso su un territorio enorme”.

Successivamente, Bonucci ha ripreso la parola per evidenziare il supporto del giurista Ugo Mattei, professore di diritto civile all’Università di Torino, che ha inviato un messaggio di solidarietà definendo la procedura un unicum in Italia: “Stiamo parlando di un’espropriazione di terreni privati nell’interesse privato. […] Questa bestemmia giuridica in Italia non era mai stata pronunciata e invece in questa occasione, da quanto mi viene riportato, per la prima volta stiamo espropriando nell’interesse di una multinazionale lussemburghese la proprietà privata di una persona che non ha intenzione di fare introdurre una microcentrale sul proprio territorio”.

“L’incertezza ha provocato il blocco economico della zona, frenando la nascita di nuove strutture ricettive e sale di degustazione – dicono i promotori della manifestazione  I giovani imprenditori agricoli ed enologi, rappresentati nel corso della manifestazione, hanno espresso profonda rabbia per un sistema che mette a rischio il ricambio generazionale nelle campagne. L’impatto rischia di essere devastante non solo sul piano ecologico, ma anche sul valore immobiliare del patrimonio locale”.

A questo proposito è intervenuta la presidente dell’associazione Maremma Cane, Martina Monetta, che ha evidenziato le ripercussioni economiche per l’intera comunità: “Se espropriano le terre accanto alla mia, si svalutano anche la mia casa, si svalutano le case di tutti. Noi non siamo contro la transizione, noi siamo contro il saccheggio travestito da transizioni che ci stanno offrendo in questo momento”.

Il malcontento si estende anche “all’assenza di pianificazione territoriale da parte degli enti competenti, con i cittadini che lamentano una totale mancanza di empatia e tutele”. Molti residenti si dicono “pronti a ricorrere alle vie legali per impugnare i provvedimenti urgenti e le autorizzazioni finora concesse alle holding estere”. La comunità locale intende coordinarsi con altri movimenti nazionali impegnati nella salvaguardia dei beni comuni, “per scongiurare che i profitti delle grandi multinazionali svuotino di valore i distretti rurali storici d’Italia”.

La cittadinanza ha chiesto l’apertura immediata di un tavolo politico tra il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica e le amministrazioni per sancire il blocco definitivo delle espansioni di rete. Ulteriori dettagli sulla pianificazione degli impianti energetici regionali sono disponibili sul sito della Regione Toscana.

© Riproduzione riservata

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