ROMA – Ore di grandissima paura per Aldo Montano. L’ex campione olimpico di scherma livornese ha rischiato la vita a causa di un gravissimo choc anafilattico, l’ennesimo della sua vita, scatenato da una gravissima disattenzione in un ristorante. A raccontare la drammatica disavventura, fortunatamente finita bene grazie al tempestivo intervento dei medici, è stato lo stesso atleta attraverso i propri canali social, dove ha pubblicato uno scatto che lo ritrae sul letto d’ospedale subito dopo il grande spavento.
Il dramma si è consumato durante una cena in un locale di Roma. Montano, che soffre da sempre di una severa forma di allergia alla caseina, ha spiegato di aver comunicato con assoluta chiarezza e precisione il suo problema al personale di sala prima di ordinare. Nonostante le rassicurazioni, nel piatto servito allo schermidore erano presenti tracce della proteina del latte, provocando una reazione allergica violentissima che lo ha costretto a una corsa disperata verso il pronto soccorso. “Ancora una corsa in ospedale – ha scritto l’atleta nel suo amaro sfogo –. Ancora adrenalina, paura, farmaci. Ancora una volta con la vita appesa a un filo. Non è un capriccio, non è una moda alimentare, non è un’intolleranza. È un’allergia potenzialmente mortale. Eppure è successo di nuovo. Mi sono ritrovato a lottare per la vita”.
Le parole di Montano si sono poi trasformate in una dura e aperta denuncia contro la diffusa superficialità e l’impreparazione che ancora oggi si registrano nel settore della ristorazione di fronte a problematiche di questo tipo. L’ex campione ha voluto lanciare un messaggio forte per sensibilizzare i gestori dei locali e l’opinione pubblica: “È inaccettabile che ci siano ancora superficialità e una sottovalutazione così grave delle allergie alimentari. Quando una persona informa il personale di avere un’allergia, non sta chiedendo un favore: sta consegnando la propria vita nelle mani di chi prepara e serve quel piatto. Ogni volta che qualcuno minimizza, risponde con leggerezza o non segue i protocolli, sta mettendo a rischio una vita umana. Non esistono ‘piccole distrazioni’ quando le conseguenze possono essere uno choc anafilattico. Questa volta sono riuscito ad arrivare in ospedale. La prossima volta potrebbe non andare così, per me o per qualcun altro. È ora che le allergie alimentari vengano trattate per quello che sono: un’emergenza potenziale, non un dettaglio da ignorare. Perché tra una cena e una tragedia, a volte, c’è solo un errore“.


