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La vicepresidente della Regione Diop condannata con altri tre per diffamazione a Perini (Fdi): si infiamma la polemica

Annunciata opposizione al decreto penale di condanna per aver dato dello 'squadrista' all'esponente di opposizione. Petrucci: "Un'altra 'competenza' per la consigliera Pd"

LIVORNO – Si arricchisce di nuovi dettagli e scatena dure reazioni politiche il caso del clamoroso cortocircuito che si è abbattuto sul consiglio comunale di Livorno, dove una lettera inviata alla stampa ha prodotto un esito processuale opposto: quattro consiglieri di maggioranza condannati per diffamazione e altri sei archiviati, mentre altri dieci colleghi restano ancora in un limbo in attesa di giudizio.

All’origine della vicenda c’è lo scontro avvenuto il 14 aprile 2025 all’interno degli uffici comunali. Tutto era iniziato nei giorni precedenti, quando il consigliere di Fratelli d’Italia Alessandro Perini aveva rilanciato sui social un commento denigratorio scritto oltre due settimane prima da una dipendente dell’ente nei confronti della collega di partito Marcella Amadio, chiedendo che la donna rispondesse del suo comportamento. Lo stesso giorno i due esponenti del centrodestra decisero di affrontare direttamente l’impiegata nel suo ufficio. Secondo quanto riportato dalla cronaca del Tirreno, Perini rimase sulla porta mentre Amadio si avvicinò alla scrivania e, “con atteggiamento assertivo e autoritario” – come riferito in seguito dalla dipendente ai superiori –, chiese spiegazioni sul messaggio. Per far uscire i due esponenti politici dalla stanza fu necessario l’intervento del capoufficio.

Nei giorni successivi, i venti consiglieri della coalizione di centrosinistra (Partito Democratico, Livorno Civica, Protagonisti per la città, Alleanza Verdi e Sinistra) inviarono al Tirreno un documento di condanna, pubblicato il 20 aprile 2025. Nel testo si parlava di una “reazione spropositata e inqualificabile, che rivela una concezione autoritaria delle proprie funzioni e una totale mancanza di rispetto per il ruolo istituzionale”, inserendo anche l’espressione “comportamento violento/squadrista“. Proprio quest’ultima parola ha spinto Perini a sporgere querela per diffamazione a mezzo stampa contro tutti i firmatari, mentre Amadio scelse di non presentare denuncia.

Per il pubblico ministero Daniele Rosa e per la gip Sara Merlini, il termine utilizzato offendeva la reputazione di Perini, richiamando l’illegalità delle squadre d’azione del regime fascista. Da qui la condanna a 1200 euro di multa per quattro esponenti del Pd: la vicepresidente della Regione Toscana Mia Diop (all’epoca consigliera comunale), il presidente dell’assise Pietro Caruso e i consiglieri Enrico Bianchi e Valerio Ferretti. I quattro, assistiti dall’avvocato Matteo Vivoli, hanno annunciato opposizione rivendicando il diritto di critica politica.

Diritto di critica che è stato invece pienamente riconosciuto da un altro giudice, Antonio Del Forno, che ha respinto il decreto di condanna per un secondo blocco di sei consiglieri (Ricci, Terreni, La Sala, Bertozzi, Danieli e Castellani), portando il pm Niccolò Volpe a chiederne l’archiviazione. Restano invece in attesa della decisione della giudice Francesca Mannini gli ultimi dieci firmatari del Partito Democratico.

Sul caso è intervenuto con durezza il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Petrucci, che ha commentato: “Fatta giustizia per il nostro combattivo consigliere comunale di Livorno Alessandro Perini. A distanza di sei mesi dalla nomina di Diop a vicepresidente della Regione Toscana, alle sue ‘competenze’ — oltre a quella di essere amica di Elly Schlein — se ne aggiunge un’altra: una condanna. Avanti così, forza Alessandro!“.

© Riproduzione riservata

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