(Adnkronos) – “Sono stato contattato dalla Farnesina ed ho confermato la mia disponibilità a partire per le Maldive. Ora ha preso in mano le redini della situazione la Dan Europe, che è un ente che si occupa di ricerca e fa assicurazione per i subacquei a livello mondiale. I cinque subacquei erano assicurati con Dan Europe e loro stanno operando, cooperando, con privati, come nel caso mio, perché ci sono persone del settore che fanno esplorazione, della speleosubacquea che è una materia molto particolare”. Lo ha spiegato all’Adnkronos Giulio Venditti, paracadutista dell’Esercito e speleosubacqueo esperto che ha contribuito alla scoperta di numerose grotte sottomarine in Italia e all’estero.
“L’ipotesi delle miscele respiratorie o di qualche malfunzionamento nella ricarica e che possa essere entrato del monossido di carbonio nelle bombole è una cosa da accertare, sono solo ipotesi e fino a quando non ci sarà il recupero dei corpi e delle attrezzature restano tali. L’unico fattore che può darci una sicurezza di quello che è successo è il recupero delle attrezzature”, ha sottolineato Venditti. “La seconda cosa importante è capire se hanno fatto una penetrazione in grotta, perché questo ancora non ce lo ha spiegato nessuno. Solo il primo corpo lo hanno trovato adiacente all’ingresso della grotta. Però delle altre persone non si sa, e fino a quando non si troveranno i corpi non si potrà parlare di una penetrazione o un’esplorazione”.
“Io ci tengo a differenziare le cose, perché c’è una mancata comunicazione a livello mondiale per quanto riguarda le didattiche che fanno subacquea. A mio avviso si devono separare nettamente le discipline, perchè la subacquea e la speleosubacquea sono due mondi completamente diversi. Basta pensare che nella subacquea hai accesso diretto alla superficie e nella speleosubacquea non c’è accesso diretto alla superficie, se non ripercorrendo a ritroso il percorso che tu hai fatto di penetrazione. Se io sto facendo un’immersione all’interno di una grotta che si trova a 5 metri di profondità con una penetrazione di 30 metri -ha spiegato Venditti- devo ripercorrere i 30 metri più i 5 metri di quota e lo faccio tramite un filo e qui andiamo al discorso di attrezzature ed equipaggiamenti, che sono completamente differenti da quelle in mare aperto. Per fare l’immersione in grotta, a maggior ragione in una grotta inesplorata, le persone in grado di farlo si contano sopra due palmi di mano, a livello mondiale. Parliamo dell’apice della tecnica, è come paragonarla all’alpinismo di alta quota, esplorativo, sono pochissime persone a poterlo fare. È la stessa identica cosa nelle grotte. Chi fa esplorazione in grotte sommerse, che siano di acqua dolce o acqua salata, sono assolutamente pochissime persone, perché il filo stesso va posizionato in determinati modi e se posizionato male può diventare anche il tuo peggior nemico. Non so neanche se loro avevano questo tipo di attrezzature”.
“Quello che è successo alle Maldive mi ricorda la tragedia nella Grotta del sangue a Capo Palinuro. Ne parlavamo anche con la Farnesina. E’ successa la stessa cosa con subaquei esperti, non speleosubacquei, perché è una disciplina fatta con attrezzature diverse e quello che c’è in comune è solo l’acqua, dove le variabili sono infinite, centimetro per centimetro, secondo per secondo, specialmente in esplorazione. Faccio un esempio: basta che con una mano tu inevvertitamente alzi il fango, ci vuole un’ora prima che ricada. Tu però quel tempo non lo hai, quindi non vedi più nulla e puoi fare affidamento solo esclusivamente al filo. Diverso quanto avvenuto in Thailandia che era una grotta asciutta, che poi è diventata sommersa e una in parte è diventata un sifone vero e proprio”, ha spiegato Venditti paragonando la tragedia delle Maldive a quella del 2012 in Italia a Capo Palinuro quando quattro subacquei morirono dopo essere rimasti intrappolati durante un’escursione sottomarina”.
“Io adesso non so che tipo di brevetti avessero queste persone. Però ci sono degli standard. Per Palinuro erano fuori tutti gli standard, si sono avventurati in una cavità non esplorata, senza filo, e non sono più ritornati. In una grotta dove stai respirando con delle bombole basta non essere molto accorti, e a volte basta solamente respirare e le bolle che tu mandi con l’erogatore che si attaccano sul soffitto della grotta e mandano giù l’argilla che è depositata, che si regge per la pressione dell’acqua. Quindi quella bolla manda giù l’argilla e fa effetto nebbia”, ha aggiunto il paracadutista dell’Esercito Italiano ed esperto speleosubacqueo che in merito al rischio degli squali ha spiegato: “Le Maldive sono famose anche per l’incontro con gli squali. Quindi è chiaro che pesci come gli squali di barriera si nutrono di carcasse di pesci morti, quindi se vedono un corpo possono mangiarlo, come successo con altre vittime”.
Su cosa invece possa essere successo con la morte del soccorritore, Venditti ha detto: “Non voglio essere cattivo, ma purtroppo non c’erano le attrezzature e la preparazione adeguata per fare quel recupero. Io ho dato la mia disponibilità alla Farnesina e anche alla Dan Europe, con cui sono in contatto da ieri. Forse manderanno delle persone più vicine alle Maldive. Io sono un loro ambassador e mi tengo a disposizione per qualsiasi cosa, sia in forma privata che in forma istituzionale. Dan Europe ha dato assistenza dal primo secondo e sono stati bravi anche i maldiviani a capire che se continuavano a persistere con le loro risorse, ci sarebbe stata qualche altra perdita”.
Sulle tempistiche del recupero poi Venditti ha spiegato: “Se i corpi sono all’interno della grotta c’è più tempo per il recupero. Certo le Maldive sono molto famose anche per le correnti e potrebbe essere anche stato un problema legato ad una corrente che ha impattato sull’entrata di quella grotta, impendendo loro di uscire. Anche il soccorritore potrebbe aver avuto problemi legati ad una corrente. Se fossero stati in mare aperto le correnti li avrebbero portati in poco tempo in posti completamente diversi. Invece se sono all’interno della grotta il tempo è più dalla parte del recupero”, ha detto Venditti che sulle cause della morte ha concluso: “dentro di me, immaginando lo scenario, preferisco pensare ad un problema legato ad una miscela respiratoria, al monossido di carbonio. Preferisco una morte del genere perché sarebbe stata indolore, si sarebbero spenti mano mano, preferisco pensare a questa ipotesi. Perchè se sono morti all’interno della grotta per non aver trovato l’uscita, mi viene la pelle d’oca solo a pensarci, è un qualcosa di veramente devastante, perché fino all’ultimo minuto, all’ultimo secondo, sei consapevole di quello che sta succedendo e si entra nel panico”.
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