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giovedì 4 Giugno 2026
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Cade dal solaio dove sta lavorando e muore, indignazione unanime. La Fiom: “Non è una fatalità”

Giani e Lenzi dalla Regione: "Non bastano parole, servono risorse". Il sindaco Marabotti: "Si accertino le responsabilità"

ROSIGNANO – Dal sindacato fino alla Regione Toscana alla Provincia di Livorno. 

È unanime la preoccupazione dopo l’ennesimo incidente mortale in un’azienda del territorio, stavolta a Rosignano. La vittima è il 29enne Marwen Fauzi, di origine tunisina e residente a Lecco. 

Partecipe al dramma il sindaco di Rosignano Marittimo, Claudio Marabotti: “A nome dell’amministrazione comunale e dell’intera comunità di Rosignano, esprimo il più profondo cordoglio e la più sincera vicinanza ai familiari del giovane lavoratore che questa mattina ha tragicamente perso la vita sul lavoro nel nostro territorio. Di fronte a una simile tragedia, le parole risultano insufficienti a colmare il dolore e lo sgomento che colpiscono una famiglia e un’intera comunità. Ci stringiamo ai suoi cari con affetto e partecipazione. Confidiamo nel lavoro della magistratura e degli organi competenti affinché siano accertate con la massima chiarezza e tempestività tutte le circostanze che hanno portato a questo drammatico evento”.

“Questa morte si aggiunge al numero inaccettabile di vittime che continua a registrarsi nei luoghi di lavoro del nostro Paese: una vera emergenza sociale che vede mediamente circa due persone perdere la vita ogni giorno mentre svolgono la propria attività lavorativa. Un dato che non può e non deve lasciare indifferenti. Recentemente la nostra amministrazione ha inaugurato una panchina bianca dedicata alla memoria delle vittime del lavoro. Quel simbolo, però, non deve restare un semplice segno commemorativo: deve essere un monito permanente che richiami tutti – istituzioni, imprese, lavoratori e cittadini – alla responsabilità di investire costantemente, sia sul piano culturale sia su quello economico, per migliorare le condizioni di sicurezza nei luoghi di lavoro. Ogni vita spezzata mentre si lavora rappresenta una sconfitta per l’intera società. Per questo è necessario continuare a rafforzare l’impegno comune affinché tragedie come quella di oggi non si ripetano mai più”.

Dalla Regione parlano il governatore Giani e l’assessore Lenzi. “Una nuova tragedia a distanza di pochi giorni da quella di Altopascio, che evidenzia ancora una volta quanto sia necessario e sempre più urgente l’impegno condiviso tra istituzioni, imprese e parti sociali per la sicurezza e la diffusione della cultura delle sicurezza sui luoghi di lavoro”.

“Di fronte alle morti sul lavoro non dobbiamo né rassegnarci, né abituarci, perché non possiamo continuare ad accettare che il lavoro costi la vita – osservano Giani e Lenzi, che aggiungono – Non bastano le parole: servono investimenti, innovazione, controlli, formazione continua e una responsabilità condivisa per costruire ambienti di lavoro sempre più sicuri. La Toscana, nell’ambito delle sue competenze, non ha alcuna intenzione di abbassare la guardia e intende continuare a investire per rendere i luoghi di lavoro più sicuri”, sottolinea l’assessore Lenzi, ricordando il recente stanziamento di 2 milioni di euro di risorse europee per la formazione aggiuntiva. “Di pari passo – conclude – bisogna continuare ad operare sull’innovazione, attraverso esperienze di applicazione della robotica e dell’intelligenza artificiale ai processi produttivi più rischiosi, perché la tecnologia può salvare la vita, se viene messa al servizio della sicurezza”.

Dal sindacato tuona Massimo Braccini della Fiom: “Ancora una volta siamo costretti a commentare una tragedia che colpisce il mondo del lavoro. Ancora una volta un lavoratore esce di casa per svolgere il proprio mestiere e non vi fa ritorno. È una realtà che non possiamo più accettare e che impone a tutti una riflessione seria e un’assunzione di responsabilità”. 

“Le cause dell’incidente sono attualmente al vaglio degli organi competenti, ai quali spetta il compito di ricostruire con precisione la dinamica dei fatti e di accertare eventuali responsabilità. La Fiom-Cgil Livorno chiede che venga fatta piena luce sull’accaduto nel più breve tempo possibile e che non resti alcuna zona d’ombra. Questa ennesima morte sul lavoro ripropone con forza il tema della sicurezza negli appalti e nelle attività affidate a imprese esterne. Nei siti industriali complessi, dove operano contemporaneamente aziende diverse, la tutela della salute e della sicurezza deve essere garantita attraverso un rigoroso coordinamento delle attività, una costante valutazione dei rischi, adeguata formazione, informazione e controllo delle condizioni operative. La sicurezza non può essere considerata un costo da comprimere né un semplice adempimento burocratico. Deve rappresentare il primo criterio nell’organizzazione del lavoro. Troppo spesso, invece, assistiamo a una pressione crescente sui tempi, sui costi e sull’organizzazione delle attività che rischia di scaricarsi proprio sulle lavoratrici e sui lavoratori. Non bastano più le dichiarazioni di circostanza dopo ogni tragedia. Servono investimenti concreti nella prevenzione, maggiori controlli, più ispettori, più formazione e un ruolo sempre più forte delle rappresentanze dei lavoratori per la sicurezza. Le morti sul lavoro non sono fatalità: sono una vera emergenza nazionale che richiede risposte immediate”·

Per manifestare il proprio cordoglio e richiamare l’attenzione sulla gravità di quanto accaduto, la rsu di Officina 2000, azienda operante all’interno del parco industriale Solvay di Rosignano, ha proclamato un’ora di sciopero.

“La Fiom-Cgil Livorno – conclude Braccini – sarà al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori e seguirà con la massima attenzione l’evolversi della vicenda affinché sia fatta piena chiarezza e perché tragedie come questa non debbano più ripetersi. Ogni volta che un lavoratore perde la vita, è l’intera comunità del lavoro a essere colpita. Non accetteremo che queste tragedie vengano archiviate come fatalità. Sicurezza, prevenzione e controlli devono diventare una priorità assoluta per aziende, istituzioni e sistema degli appalti”.

Così il coordinamento Salute e Sicurezza della Cgil: “La tragedia avvenuta questa mattina a Rosignano ci consegna ancora una volta un fatto durissimo: il lavoro continua a essere, per troppe persone, un luogo dove si può perdere la vita. Il primo pensiero va alla famiglia del lavoratore deceduto, ai suoi colleghi e a tutte le persone coinvolte da un evento che lascia dolore, rabbia e sgomento. Non spetta a noi ricostruire dinamiche o anticipare responsabilità. Ma è nostro dovere dire con chiarezza che così non si può andare avanti! La sicurezza deve essere parte concreta dell’organizzazione del lavoro, non un passaggio marginale da affrontare solo dopo che la tragedia è avvenuta. La sicurezza deve essere una condizione reale: prevista prima che il lavoro inizi, praticata durante ogni fase dell’attività, verificata concretamente nei luoghi dove i rischi sono maggiori. Per questo chiediamo accertamenti rapidi, completi e trasparenti, e una verifica seria sulle condizioni di lavoro, sull’organizzazione delle attività e sulla reale applicazione delle misure di prevenzione. Non ci stancheremo mai di ripeterlo: il rispetto vero per chi perde la vita lavorando si misura nella volontà di impedire che accada ancora”.

Dal canto suo la Provincia di Livorno esprime sgomento e profondo cordoglio per la morte di un giovane lavoratore, avvenuta a Rosignano Solvay, mentre svolgeva il proprio lavoro. La presidente Scarpellini e il consiglio provinciale tutto manifestano commossa vicinanza alla sua famiglia e ai colleghi: “È compito della magistratura – dicono – e degli organi competenti fare luce sull’accaduto, per accertare le dinamiche e ogni eventuale responsabilità. Nel momento drammatico del rispettoso silenzio, resta lo sbigottimento per un’altra morte sul posto di lavoro di un giovane uomo nella nostra provincia. Ancora una volta ci troviamo a riflettere sui temi della sicurezza e della dignità del lavoro; temi che devono riguardare tutti noi e che non possono limitare il nostro interesse al momento della tragedia, ma impegnare ogni istituzione a chiedere misure di prevenzione e attenzione alla formazione dei lavoratori. La Provincia di Livorno si stringe intorno ai familiari in un forte abbraccio”.

Sinistra Italiana Livorno esprime “profondo cordoglio e vicinanza alla famiglia, agli affetti, alle colleghe e ai colleghi del giovane operaio morto questa mattina a Rosignano Solvay, dopo essere precipitato dal tetto di un’azienda dove stava eseguendo lavori di rimozione e sostituzione di pannelli”

Secondo le prime notizie di stampa “la tragedia sarebbe avvenuta poco prima delle 9 in via degli Artigiani; il lavoratore, trentenne, sarebbe caduto da alcuni metri e ogni tentativo di soccorso del 118 si sarebbe rivelato inutile. Sul posto sono intervenute le forze dell’ordine e il personale Asl specializzato in Prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro; sempre secondo quanto riportato, il tetto avrebbe ceduto sotto i suoi piedi. Il sindaco di Rosignano, Claudio Marabotti, ha dichiarato che il giovane era al primo giorno di lavoro in quel luogo. Sono circostanze che attendono le verifiche degli organi competenti, ma che consegnano già a tutti noi una responsabilità politica, civile e morale pesantissima”.

Sul tema anche la segreteria provinciale di Sinistra Italiana. “Quando una persona muore lavorando su una copertura, mentre rimuove o sostituisce pannelli, il dolore deve accompagnarsi alla domanda più severa: tutto ciò che doveva essere previsto, controllato, organizzato e impedito era stato davvero previsto, controllato, organizzato e impedito? – dice il partito – Nei lavori in quota il rischio di caduta e di sfondamento delle coperture è conosciuto, tipico, drammaticamente ricorrente. Proprio per questo la prevenzione deve precedere il lavoro, deve stare dentro la progettazione dell’intervento, nella formazione, nella verifica della praticabilità delle superfici, nei dispositivi collettivi e individuali di protezione, nella vigilanza effettiva, nella catena degli appalti e delle responsabilità. Usiamo parole dure perché la realtà è dura: questi sono omicidi sul lavoro. Lo sono nel senso politico e sociale più profondo, prima ancora che nelle qualificazioni che spetteranno eventualmente alla magistratura. Ogni volta che un lavoratore perde la vita mentre produce valore per altri, siamo di fronte a un fallimento collettivo; ogni volta che un giovane entra in un luogo di lavoro e non torna a casa, il Paese intero dovrebbe fermarsi, guardare la propria organizzazione economica e chiedersi quanta vita umana viene ancora considerata sacrificabile”.

“Livorno e la sua provincia hanno già pagato un prezzo altissimo. La cronaca recente ricorda altre morti sul lavoro, altre famiglie distrutte, altre comunità colpite. Ogni volta arrivano cordoglio, dichiarazioni, promesse, poi il ciclo riprende – prosegue la nota – Questo meccanismo va spezzato con scelte concrete: più ispettori, più controlli, più poteri ai servizi di prevenzione, stop alla giungla degli appalti e dei subappalti, responsabilità reale dei committenti, formazione seria, rappresentanza dei lavoratori per la sicurezza realmente messa in condizione di intervenire, sanzioni efficaci per chi considera la prevenzione un costo comprimibile. Sinistra Italiana continuerà a battersi perché la sicurezza sul lavoro sia assunta come una priorità pubblica assoluta. La vita di chi lavora viene prima dei tempi di consegna, dei margini, dei risparmi, delle scorciatoie organizzative. In una Repubblica fondata sul lavoro, morire di lavoro è una contraddizione intollerabile, una ferita aperta nella carne viva della Costituzione. Alla famiglia del lavoratore va il nostro cordoglio più sincero. Alle istituzioni competenti chiediamo accertamenti rapidi, rigorosi e trasparenti. Alla politica chiediamo di smettere di commemorare i morti senza cambiare le condizioni che li producono“.

© Riproduzione riservata

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