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Doppio cognome in Italia: perché la tradizione resiste nonostante il cambio della legge?

Perché facciamo ancora fatica a dare il cognome della mamma a un neonato? A domandarselo è stato un gruppo di sociologi delle università di Milano e Torino, che hanno indagato la tenuta sociale della questione attraverso una ricerca condotta tramite esperimenti basati su sondaggi online. Lo studio, intitolato “Norme sociali e intenzioni di adottare doppi cognomi in Italia: evidenze da due esperimenti di indagine”, esplora il divario tra la libertà legale acquisita e la persistenza di una tradizione che vede ancora il cognome paterno come la scelta quasi esclusiva nel panorama italiano.

Il paradosso italiano: legge vs realtà

Dal giugno 2022, a seguito della sentenza n. 131 della Corte costituzionale, l’attribuzione automatica del solo cognome paterno è stata dichiarata illegittima. Secondo la normativa attuale, ai figli dovrebbero essere attribuiti i cognomi di entrambi i genitori, a meno che non vi sia un accordo differente. Tuttavia, i dati Istat del 2023 mostrano che solo il 6,2% dei neonati ha ricevuto il doppio cognome, una percentuale che sale appena al 9,1% se si considerano esclusivamente i primogeniti. Questa discrepanza rappresenta quello che i ricercatori definiscono un “enigma sociologico”: nonostante la parità di genere sia progredita in molti ambiti, le pratiche legate al cognome restano profondamente ancorate a tradizioni e norme sociali passate.

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La ricerca

Il team di ricerca, composto da Renzo Carriero (Università di Torino), Giulia Maria Dotti Sani, Riccardo Ladini e Francesco Molteni (Università di Milano), ha utilizzato la teoria delle norme sociali di Cristina Bicchieri per analizzare il fenomeno. Gli studiosi hanno condotto due esperimenti su campioni rappresentativi della popolazione adulta italiana (rispettivamente 2.688 e 1.823 partecipanti). Ai partecipanti sono stati sottoposti quattro scenari ipotetici che manipolavano due variabili chiave:

  • Aspettative empiriche: ciò che le persone credono che gli altri facciano effettivamente.
  • Aspettative normative: ciò che le persone credono che gli altri ritengano “giusto” o “sbagliato” fare.

Vedere gli altri agire conta più dell’approvazione morale

Il risultato principale emerso dallo studio è che le aspettative empiriche hanno un’influenza molto più forte di quelle normative. In altre parole, la propensione dei genitori a scegliere il doppio cognome aumenta significativamente se percepiscono che la maggioranza della popolazione sta già adottando questo comportamento. Al contrario, sapere che la società “approva” moralmente la scelta del doppio cognome, senza però vederla applicata concretamente nei fatti, ha un effetto quasi nullo sulle intenzioni individuali. Il cognome paterno sembra quindi operare come una “convenzione pigra”: lo si sceglie per inerzia e perché è percepito come il comportamento standard della massa.

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L’influenza della società rispetto alla cerchia ristretta

Un altro aspetto rilevante riguarda la rete di riferimento. I ricercatori hanno scoperto che l’influenza esercitata da ciò che fa “la maggioranza delle persone” è superiore a quella di amici e parenti. Questo fenomeno può essere spiegato da diversi fattori. Il primo, vede i genitori che temono che il figlio possa affrontare problemi amministrativi o sentirsi “diverso” se il doppio cognome non è una pratica diffusa a livello nazionale; il secondo, riguarda l’omofilia: amici e parenti spesso condividono gli stessi valori, rendendo più difficile l’introduzione di innovazioni se nessuno nel gruppo fa il primo passo.

Infine, quando un comportamento è adottato dalla maggioranza, cessa di essere percepito come una scelta eccentrica o politica e diventa semplicemente la “nuova normalità”.

Come funziona negli altri Paesi?

L’Italia non è l’unica nazione a confrontarsi con questa transizione, ma le soluzioni adottate in Europa mostrano percorsi molto diversi. In Spagna vige storicamente la regola del doppio cognome: ogni individuo riceve per legge il primo cognome di entrambi i genitori e, in caso di mancato accordo sull’ordine, prevale quello paterno seguito da quello materno. In Francia, una riforma del 2005 ha concesso ai genitori la piena libertà di scegliere tra il cognome del padre, quello della madre o entrambi affiancati; tuttavia, in assenza di una dichiarazione congiunta, il sistema assegna ancora automaticamente il cognome del padre. In Germania, la scelta è affidata all’intesa dei genitori e, se non viene presa alcuna decisione entro un mese dalla nascita, è il tribunale della famiglia a intervenire per sollecitare la scelta. Il Regno Unito rappresenta invece il caso di massima flessibilità, dove l’attribuzione del cognome è rimessa all’autonomia dei genitori, che possono optare per il cognome di uno dei due o per entrambi.

Nonostante queste aperture, lo studio di Carriero e colleghi evidenzia un dato comune: anche in Paesi dove le alternative legali esistono da tempo, la trasmissione del solo cognome paterno rimane la pratica predominante. Questo conferma come il “puzzle” del cognome non sia solo una questione di codici e tribunali, ma una sfida culturale globale che vede la tradizione patrilineare resistere con forza anche nelle società più aperte.

Il cognome come barometro dell’uguaglianza

Il cognome è considerato un potente marcatore simbolico che rende visibili i ruoli sociali e i legami familiari. La trasmissione esclusiva del cognome del padre è vista come un promemoria della persistenza di valori patriarcali e del privilegio maschile. Al contrario, il doppio cognome afferma un’identità familiare basata sul contributo paritario di entrambi i genitori, riconoscendo simbolicamente il ruolo della madre.

In conclusione, gli esperti sottolineano che per promuovere il doppio cognome non bastano i cambiamenti legislativi. È necessario rendere visibile e normale questa scelta attraverso campagne pubbliche e la normalizzazione delle procedure amministrative. Solo quando l’uso di entrambi i cognomi sarà percepito come una pratica comune, potrà agire come un vero “barometro dello status delle donne nella società”, spiegano i ricercatori, segnalando un reale progresso verso la parità di genere.

Famiglia

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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