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Scuola, al via le punizioni corporali per i bulli: “Fino a tre bastonate”

Se ricordi ancora le bacchettate sulle mani o le ginocchia sui ceci, probabilmente hai i capelli grigi e conservi quei ricordi come frammenti di un’Italia in bianco e nero che non esiste più. Sembrano racconti confinati nel passato, un’epoca di rigore che credevamo sepolta dal progresso educativo e dal dialogo. Eppure, in qualche parte del mondo, per un bambino di appena 10 anni, oggi, quell’ombra potrebbe tornare a essere realtà tra i banchi di scuola.

Siamo a Singapore, dove il governo ha ufficialmente introdotto l’uso della fustigazione come strumento legale per contrastare la piaga del bullismo scolastico.

Il caso Sengkang Green: la miccia che ha acceso il Paese

Tutto nasce da un episodio che ha scosso l’opinione pubblica nell’agosto del 2025. Con un post su Facebook, una madre disperata denunciava che sua figlia, alunna della Sengkang Green Primary School, era vittima di tre compagni di classe. Non si trattava di semplici dispetti, ma di una campagna di terrore che includeva minacce di morte telefoniche rivolte alla bambina e ai suoi genitori.

La lentezza percepita della scuola nel gestire la situazione ha scatenato una rivolta digitale. Il Ministero dell’Istruzione è dovuto intervenire con un’indagine lampo: i tre ragazzi coinvolti sono stati sospesi e uno di loro è stato ufficialmente fustigato. Questo caso, insieme ad altri video virali di risse in altre scuole come la Montfort Secondary, ha convinto le autorità che il sistema disciplinare avesse bisogno di un “pugno di ferro” per ristabilire l’ordine.

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Le nuove regole del castigo

Il 5 maggio 2026, il ministro dell’Istruzione Desmond Lee ha presentato in Parlamento i risultati di una revisione durata un anno. Il nuovo quadro normativo stabilisce che la fustigazione sia una “ultima spiaggia”, da utilizzare solo quando ogni altro metodo, dal dialogo alla sospensione, è fallito di fronte a reati definiti “egregi”.

Le regole sono estremamente precise:

  • I destinatari delle punizioni corporali saranno solo gli studenti maschi. Le ragazze sono escluse per legge, poiché il Codice di Procedura Penale di Singapore vieta la fustigazione per le donne; per loro sono previste sospensioni, detenzioni o lavori socialmente utili.
  • La misura riguarda i bambini dai 9 anni (scuole primarie superiori) in su.
  • Lo studente può ricevere un massimo di tre colpi di canna.
  • Gli ambiti riguardano casi non solo di violenza fisica o verbale, ma anche il cyberbullismo e la circolazione di immagini inappropriate, anche generate dall’Ai.

Un protocollo millimetrico per evitare abusi

Il governo insiste che la fustigazione non sia un atto di collera, ma un processo burocratico rigido. Per colpire uno studente, servono tre condizioni:

  1. L’approvazione formale del Preside della scuola.
  2. L’esecuzione materiale affidata esclusivamente a insegnanti autorizzati.
  3. Una valutazione preventiva sulla maturità dello studente, per assicurarsi che il castigo serva a fargli comprendere la gravità del suo errore.

Dopo l’esecuzione, la scuola ha l’obbligo di non abbandonare il ragazzo: deve monitorare il suo benessere e fornire obbligatoriamente supporto psicologico per aiutarlo a reintegrarsi nella comunità scolastica.

Una società divisa tra rigore e diritti umani

Singapore difende il suo modello citando i numeri: negli ultimi cinque anni, la media è stata di 3 episodi di bullismo ogni 1.000 studenti nelle primarie e 8 ogni 1.000 nelle secondarie. L’obiettivo è la “tolleranza zero” per garantire un ambiente di apprendimento sicuro.

Tuttavia, il coro di proteste internazionali è unanime. L’Unicef e l’Oms hanno ricordato che le punizioni corporali non hanno alcun beneficio educativo provato, ma aumentano il rischio di danni alla salute mentale e aggressività a lungo termine. Amnesty International ha condannato duramente la pratica, definendola un trattamento “crudele e degradante” che dovrebbe essere abolito non solo nelle scuole, ma in tutto il sistema giudiziario del Paese.

Ma Singapore tira dritto, convinta che il binomio tra restaurazione dei rapporti e certezza della pena fisica sia l’unica barriera efficace contro la violenza tra i banchi. Per il governo, l’educazione passa anche attraverso il timore delle conseguenze tangibili, in un equilibrio tra disciplina coloniale e modernità digitale che continua a far discutere il mondo.

Giovani

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

© Riproduzione riservata

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