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Scontro sul rigassificatore a Piombino: il comitato attacca la giunta

Il Comitato Salute Pubblica denuncia il mancato rispetto della scadenza per lo spostamento della nave e chiede un consiglio comunale aperto e urgente

PIOMBINO – Esplode nuovamente lo scontro politico e sociale sul futuro della nave rigassificatrice. Il comitato Salute Pubblica ha promosso una dura presa di posizione nei confronti dell’amministrazione locale, sollevando forti polemiche attorno alla presenza del rigassificatore a Piombino e denunciando il silenzio delle istituzioni di fronte alle ultime decisioni del Governo.

La vicenda affonda le sue radici nei tempi fissati per lo spostamento dell’impianto. Il mese di luglio 2026 avrebbe dovuto rappresentare la scadenza definitiva per far uscire la nave dal porto cittadino, come stabilito dalle carte ufficiali e confermato anche dalla sentenza del Tar Lazio n. 1279/2024. Tuttavia, secondo gli attivisti, la realtà vede la nave ancora ormeggiata “nel silenzio surreale di chi aveva promesso di difendere il territorio”, complice il decreto legge 32/2026 dell’11 marzo scorso con cui Roma ha concesso una proroga senza scadenze.

Di fronte a questo cambio di regole, i cittadini contestano la reazione dei vertici del Comune, parlando di una vera e propria “scelta della via della rinuncia”. Dopo i primi ricorsi del 2022, la raccolta firme dell’ottobre 2025 e i dibattiti in aula, gli esponenti della protesta attaccano il sindaco e la giunta sostenendo che “la risposta si è dissolta in un silenzio inaccettabile”. Un’accusa estesa anche alle forze di opposizione, colpevoli di non aver fatto abbastanza pressione.

Il tema della sicurezza della popolazione resta al centro dello scontro. Il Comitato ricorda che la città detiene un record pericoloso, essendo “l’unico esempio di rigassificatore posizionato all’interno di un porto commerciale e turistico, a pochissime decine di metri dalle abitazioni”. L’impianto è classificato ad alto rischio incidente secondo le norme europee Seveso ter, un elemento critico in una zona urbana priva di vie di fuga adeguate in caso di emergenza.

Affermando che “i cittadini non sono disposti ad accettare passivamente questo tradimento delle aspettative”, il Comitato ha presentato tre domande chiare all’amministrazione. La prima riguarda le azioni legali da avviare subito per contrastare il decreto del governo, punto su cui anche i precedenti atti del Comune di Piombino avevano espresso contrarietà. La seconda chiede misure d’urgenza per tutelare la salute pubblica, mentre la terza pretende un consiglio comunale aperto per discutere pubblicamente il futuro del rigassificatore a Piombino.

© Riproduzione riservata

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