LIVORNO – Un discorso costruito attorno a un filo conduttore preciso: la fiducia tra cittadini e istituzioni come fondamento della democrazia e come condizione indispensabile per affrontare le grandi sfide del presente.
È questo il messaggio che il prefetto di Livorno, Giancarlo Dionisi, ha voluto affidare alla comunità provinciale in occasione delle celebrazioni per l’80esimo anniversario della nascita della Repubblica Italiana, declinando sul territorio il messaggio che il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha rivolto oggi ai prefetti d’Italia.
“Il Capo dello Stato ci richiama a consolidare l’architettura della fiducia tra cittadini e istituzioni, ravvivando il senso più autentico della partecipazione democratica. È una riflessione di straordinaria attualità, perché la fiducia non si impone: si costruisce giorno dopo giorno attraverso la credibilità delle istituzioni, la serietà dei comportamenti, la coerenza delle scelte e la capacità di ascoltare i bisogni reali delle persone”, ha affermato il prefetto.
Partendo da questo richiamo, il prefetto ha sviluppato un percorso che ha toccato i principali temi che oggi interessano la vita delle famiglie e delle comunità. L’intervento si è aperto con il ricordo del 2 giugno 1946, quando il popolo italiano, uscito dalla dittatura fascista e dall’oppressione nazista, scelse la strada della democrazia e della libertà. Particolare rilievo è stato attribuito al ruolo delle donne, protagoniste per la prima volta della vita democratica del paese attraverso il voto: “Le donne non furono semplicemente partecipi della nascita della Repubblica. Ne furono protagoniste. E oggi la Repubblica sarà tanto più fedele alle proprie origini quanto più saprà garantire alle donne libertà, opportunità, sicurezza e piena realizzazione della propria persona”.
Il prefetto ha poi individuato le tre grandi domande che i cittadini rivolgono oggi alle istituzioni: sicurezza, lavoro e salute. “Le persone chiedono sicurezza – ha detto – Chiedono lavoro. Chiedono salute. Chiedono, in altre parole, quelle certezze fondamentali che consentono a una comunità di guardare al futuro con maggiore serenità”.
Particolarmente significativo il passaggio dedicato a Giovanni Falcone: “Da lui ho imparato che la legalità non è una parola astratta. È un impegno quotidiano. È rigore. È rispetto delle regole. Ma è soprattutto rispetto delle comunità”.
Ampio spazio è stato dedicato al lavoro, allo sviluppo economico e alla Darsena Europa, indicata come una delle principali opportunità strategiche per il futuro della provincia: “Le grandi infrastrutture non appartengono a una stagione politica. Appartengono al futuro delle comunità”.
Il prefetto ha inoltre richiamato il tema della salute come diritto fondamentale della persona e come elemento essenziale della qualità della vita.
L’ultima parte dell’intervento è stata dedicata al volontariato, definito una delle ricchezze più autentiche della provincia di Livorno: “Il volontariato non sostituisce le istituzioni. Le accompagna. Le integra. Le rafforza. Le rende più vicine ai cittadini”.
Nel finale il prefetto ha richiamato il pensiero di Giorgio La Pira e il messaggio di Papa Leone XIV sulla centralità della persona umana. La conclusione è stata affidata a parole che hanno sintetizzato l’intero significato della celebrazione repubblicana: “La Repubblica vive ogni giorno nell’impegno silenzioso di chi lavora, educa, cura, protegge, aiuta e serve il bene comune. È lì che vive la Repubblica. È lì che vive l’Italia migliore. È lì che troviamo le ragioni della nostra fiducia, della nostra speranza e del nostro impegno per consegnare alle generazioni future un paese ancora più giusto, più forte e più unito”.
Profonda anche la riflessione del sindaco Luca Salvetti: “Il 2 e il 3 giugno del 1946, tra le macerie della Seconda Guerra Mondiale appena conclusa, gli italiani si recarono alle urne per scrivere la storia; donne e uomini, giovani e anziani, gli stessi che avevano rischiato la propria vita per spezzare le catene dell’oppressione fascista e della violenza tedesca, decisero quale forma di stato dare al Paese: monarchia o repubblica ed elessero i rappresentanti dell’assemblea costituente, per correggere gli errori del passato. Dopo 85 anni di regno, con il 54,3% dei voti, la Corte di cassazione dichiarò la nascita della Repubblica Italiana. A Livorno il voto fu un espressione d’intenti ancora più forte e il via libera alla Repubblica arrivo con oltre l’80% dei voti. Di quel momento nel paese e anche nella nostra città rimane un immagine simbolo fatta dalle file interminabili davanti ai seggi, i volti tirati ma pieni di speranza e, per la prima volta, le donne che entravano nella cabina elettorale. Quello storico appuntamento non sancì solo il traguardo del suffragio universale attraverso l’elettorato attivo, ma segnò anche la nascita dell’Assemblea Costituente per scrivere la Carta dei diritti. In quell’alba di inizio estate l’Italia non scelse solo una forma di stato; scelse di ricominciare da zero, voltando le spalle alle macerie della guerra”.
“Quelle persone all’epoca hanno svolto a pieno il loro compito. Oggi a distanza di 80 anni tocca a noi svolgere il nostro – dice Salvetti – ma qual’è il nostro compito in un mondo martoriato da conflitti, indebolito dagli interessi singoli che superano quelli della comunità e sopraffatto dall’egoismo. È compito nostro, di tutti, rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini e a tutte le donne dignità. Ieri mentre scrivevo queste riflessioni avevo voglia di non cadere nei consueti saluti retorici e mi sono convinto che per superare la retorica, la Festa della Repubblica deve tornare a essere “popolare” nel senso più nobile del termine. La festa di tutte e tutti coloro che tengono in piedi il tessuto connettivo del paese. E proprio per questo ho apprezzato infinitamente la scelta del presidente Mattarella di convocare le città con i loro sindaci all’evento che si svolgerà stasera in piazza del quirinale a Roma. Andrò laggiù carico di emozione e convinto che proprio dai territori si possa ritrovare il coraggio per far sì che la Repubblica continui a essere uno spazio aperto, inclusivo e moderno in cui valga la pena sperare e per il quale ci si impegni con i più nobili intenti“.


