LIVORNO – La collisione del traghetto Moby Prince contro la petroliera Agip Abruzzo, avvenuta la sera del 10 aprile 1991 e costata la vita a 140 persone a causa del successivo incendio, non fu causata né dalla nebbia né da un errore umano.
A dichiararlo è l’armatore Vincenzo Onorato nel corso della sua audizione davanti alla commissione parlamentare d’inchiesta, escludendo la versione ufficiale che fu diffusa fin dalla mattina successiva. Secondo il ricordo di Onorato, all’epoca 31enne e amministratore della compagnia insieme al padre, il comandante del porto di Livorno Albanese e il ministro della Marina Mercantile Calogero Vizzini avrebbero dettato quella ‘sentenza’ a porte chiuse, dando vita a un dogma e a una disinformazione mediatica che avrebbero inquinato l’intera storia processuale.
L’armatore ha invece attribuito la tragedia a cause esterne che avrebbero costretto il comandante Ugo Chessa – descritto come un professionista di assoluta rigidità e scrupolosità – a una manovra d’emergenza.
Tra le ipotesi avanzate figurano lo scoppio di una bomba a prua oppure la presenza di una bettolina a fanali spenti che si sarebbe parata improvvisamente davanti alla rotta del Moby Prince.


