LIVORNO – “Nel profondo processo di ridefinizione tecnologica ed economica che sta investendo l’automotive mondiale, l’Europa non può restare indietro, se vuole salvaguardare la propria capacità produttiva e i livelli occupazionali dei singoli territori”. L’allarme e la dettagliata analisi della situazione macroeconomica arrivano direttamente da Massimo Braccini, Segretario Generale della FIOM di Livorno, che fotografa una transizione industriale non più futuribile ma già ampiamente in atto a livello globale e caratterizzata da una velocità impressionante.
“La trasformazione dell’industria automobilistica non è più una prospettiva lontana: è già in corso e procede a una velocità impressionante – spiega Braccini . In Cina e negli Stati Uniti lo sviluppo delle tecnologie digitali applicate alla mobilità si trova in uno stato estremamente avanzato e in forte espansione, tracciando la rotta dell’evoluzione complessiva del settore”.
Il cuore della sfida odierna non è legato alla sostituzione immediata dei profili lavorativi o al singolo modello di mobilità, ma al fatto che” l’automobile del futuro sarà sempre più definita dal software, dall’intelligenza artificiale, dalle batterie e dai semiconduttori”.
“Il valore aggiunto non sarà più soltanto nella meccanica, ma nelle tecnologie che renderanno i veicoli intelligenti, connessi e sempre più autonomi – sottolinea il segretario della Fiom. – Mentre le potenze globali investono da anni su queste nuove piattaforme, l’Europa mostra evidenti difficoltà nel tenere il passo. Le pesanti riorganizzazioni interne che stanno affrontando i grandi gruppi come Volkswagen e la profonda ridefinizione degli assetti produttivi e dei volumi industriali attuata da Stellantis dimostrano come la competizione globale non si giochi più soltanto sul costo del lavoro, ma sulla capacità di fare innovazione”.
Questo scenario coinvolge direttamente la filiera italiana, storicamente legata alla fornitura di componenti per i principali costruttori europei, e gli effetti si manifestano già in modo tangibile nell’area livornese.
“Anche sul territorio gli effetti sono già evidenti – avverte Braccini – Realtà industriali come Magna e Pierburg, nell’area livornese, attraversano una fase complessa segnata da ammortizzatori sociali, ristrutturazioni e cambiamenti degli assetti produttivi”. Tali dinamiche colpiscono in modo diretto comunità locali già provate da lunghi anni di progressiva deindustrializzazione.
Secondo il leader sindacale livornese, sarebbe un grave errore strategico pensare di rispondere a questa crisi con una semplice riconversione produttiva verso altri settori, incluso quello della difesa.
“La crisi dell’automotive non si supera spostando la produzione, ma rafforzando l’industria civile ad alto contenuto tecnologico – rimarca con forza Braccini – La sfida è rilanciare il manifatturiero strategico europeo, investendo in innovazione, ricerca e competenze”. Per governare il cambiamento ed evitare che venga passivamente subito dai lavoratori, il sindacato invoca una vera e propria politica industriale concertata a livello europeo e nazionale, supportata da massicci investimenti pubblici e privati, da una politica energetica realmente competitiva e da un forte piano di formazione e riqualificazione per evitare che la transizione venga lasciata alle sole e uniche logiche di mercato”.
“Il rischio più grande non è l’innovazione. Il rischio è restare fermi mentre il mondo cambia – conclude Braccini – La transizione industriale sarà davvero un successo solo se saprà tenere insieme progresso tecnologico, giustizia sociale e buona occupazione“.


