CAMPIGLIA MARITTIMA – Urso a Campiglia: il piano per Piombino, l’energia e il nucleare.
Svolta istituzionale e strategica per il rilancio del polo siderurgico di Piombino e per la definizione dei futuri assetti economici europei. Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, è intervenuto a Villa Mussio, nel territorio comunale di Campiglia Marittima, illustrando le linee guida del piano governativo strutturato per sbloccare gli investimenti nell’area ex Lucchini. L’annuncio è arrivato a margine di un lungo confronto con i rappresentanti sindacali, il sindaco della città costiera e il presidente della Regione Toscana.
L’esecutivo ha formalizzato un’intesa straordinaria che assegna poteri operativi mirati ai vertici delle amministrazioni locali, istituendo una duplice gestione commissariale. Il sindaco piombinese Francesco Ferrari assumerà l’incarico di commissario speciale per seguire la realizzazione del polo industriale legato ai privati. Il governatore regionale Eugenio Giani svolgerà invece il ruolo di commissario infrastrutturale, con deleghe specifiche per il coordinamento delle opere portuali necessarie al corretto funzionamento dello scalo marittimo.
Il titolare del dicastero di via Veneto ha evidenziato la compattezza delle istituzioni nel voler tutelare le maestranze e garantire la piena continuità della produzione dell’acciaio nel sito toscano. “Abbiamo garantito ai sindacati un allineamento istituzionale una piena condivisione coesione degli intenti delle istituzioni che rappresenteranno a pieno quelle che sono le istanze legittime dei sindacati e quindi dei lavoratori che sono coinvolti”, ha dichiarato il ministro del made in Italy a Campiglia Marittima, confermando la linea di massima fermezza adottata dal tavolo ministeriale.
La nuova strategia poggia sulla redistribuzione delle aree dello stabilimento, rimaste a lungo inutilizzate dalla multinazionale indiana Jindal. Lo spacchettamento dei terreni demaniali permetterà la convivenza di due grandi progetti paralleli. Il fulcro della ripartenza è rappresentato dal piano industriale presentato dalla cordata formata dall’ucraina Metinvest e dall’italiana Danieli, pronta a installare due forni elettrici per la produzione di acciaio ecocompatibile. I primi cantieri sulle banchine, finanziati direttamente con fondi interni riallocati dal ministero delle imprese e del made in Italy, partiranno tra i mesi di ottobre e novembre.
Il ministro ha ricostruito le difficoltà incontrate per sbloccare la gestione delle aree e convincere l’attuale proprietà indiana a cedere gli spazi necessari ai nuovi investitori. “Già riuscire a condividere quell’area ripartendola tra Metinvest e Jindal è stato uno sforzo direi piuttosto significativo nel convincere Jindal a consentire che si realizzasse nell’area che era stata precedentemente assegnata a loro e che loro non avevano utilizzato un altro investimento”, ha spiegato Urso, sottolineando la complessità delle trattative condotte negli ultimi mesi.
Il secondo pilastro dell’operazione riguarda la firma del prossimo accordo di programma con il gruppo Jindal, che sarà strettamente vincolato alla tutela occupazionale complessiva. Il ministero esigerà garanzie ferree per i dipendenti dello stabilimento ex Lucchini, definendo un percorso certo di ricollocamento e transizione verso i futuri impianti ecocompatibili della nuova cordata. “Gli uffici del mio ministero hanno avuto in carico di integrare l’accordo di programma con un percorso che garantisca a pieno la continuità occupazionale sino a quando non sarà realizzato l’investimento collaterale importante e significativo di Metinvest e Danieli”, ha confermato il ministro.
L’azione governativa punta a superare i limiti strutturali dei vecchi accordi, giudicati privi di tutele reali per il territorio. Urso ha espresso parole di dura condanna nei confronti dei passati esecutivi, accusati di aver siglato intese deboli e prive di strumenti sanzionatori nei confronti della proprietà indiana. “Credo che la domanda dovrebbe essere rivolta a chi era allora il governo che ha sottoscritto un accordo di programma che non aveva al suo interno delle precise garanzie per realizzare quegli investimenti”, ha evidenziato l’esponente dell’esecutivo.
Oltre alle dinamiche locali, l’ampia disamina macroeconomica ha toccato i nodi dell’autonomia strategica continentale e della competitività industriale rispetto ai mercati esteri. Urso ha annunciato l’entrata in vigore delle nuove misure di salvaguardia europee sull’acciaio, fortemente sollecitate dall’Italia, che prevedono il dimezzamento delle quote d’importazione e il raddoppio dei dazi doganali sui prodotti cinesi, a tutela delle aziende che producono rispettando gli standard ambientali e sociali.
Il focus si è poi spostato sulle criticità del sistema energetico e sul meccanismo Ets, definito dal ministro una vera e propria tassa che penalizza l’Italia a causa della sua dipendenza dal gas per la generazione elettrica. Per superare questa vulnerabilità strutturale di fronte ai conflitti geopolitici globali, il titolare del Mimit ha indicato nel ritorno all’energia nucleare civile di ultima generazione una scelta geopolitica e industriale obbligata per il Paese, stimando un percorso di transizione di circa otto o dieci anni basato su reattori modulari di piccola dimensione. La sicurezza degli approvvigionamenti industriali e la stabilità energetica restano le fondamenta necessarie per consolidare l’intero sistema manifattura e il rilancio del polo siderurgico di Piombino.


