PISA – Per la prima volta nella sua storia, la Nazionale femminile giocherà a Pisa una partita di qualificazione ai Mondiali. Nella conferenza della vigilia sono intervenuti in conferenza stampa
Le dichiarazioni di Andrea Soncin
“È stata una settimana incredibile, soprattutto per l’atteggiamento mostrato da tutte le persone che sono arrivate in raduno: dalle ragazze giunte per prime, a chi ci ha raggiunto in seguito con qualche ora di volo e di ritardo. È stata una settimana caratterizzata da un grande approccio e, soprattutto, da una grandissima consapevolezza del momento che stiamo vivendo, della nostra forza e della conseguente responsabilità, intesa però come una straordinaria opportunità. Da tempo ormai le nostre ragazze giocano partite “da dentro o fuori” di questo livello, sia a livello internazionale sia nei campionati nazionali in Italia e all’estero – come in Svizzera, in America, in Inghilterra e in Germania. C’è quindi grande consapevolezza e, da parte mia, un’estrema serenità nell’aver visto un gruppo lavorare con il giusto focus e la mentalità corretta.
Penso che le responsabilità vadano sempre condivise e suddivise all’interno di una squadra. Per quanto riguarda gli aspetti legati alla condizione fisica, si tratta di considerazioni giuste che come staff valutiamo e prendiamo logicamente in considerazione. Come ho detto a inizio raduno, se da un lato c’è la necessità per l’allenatore di fare squadra e creare quelle connessioni utili a esprimere la miglior performance possibile, dall’altro c’è una grande attenzione alla cura del dettaglio individuale, legato anche a ciò che le calciatrici vivono quotidianamente nei rispettivi club. La loro più grande responsabilità è proprio mettere a disposizione del gruppo queste esperienze di altissimo livello.
Il nostro giudizio sul girone resta quello espresso al momento del sorteggio: c’è un grandissimo equilibrio. Sappiamo che tutto potrebbe rimanere aperto fino all’ultimo secondo dell’ultima partita, non solo per noi, ma anche per le altre squadre che lottano per l’accesso diretto in Brasile. Abbiamo una grossa opportunità, ne siamo consapevoli e c’è grande determinazione: quando si hanno dei sogni bisogna fare di tutto per conquistarli, soprattutto quando si rema tutti verso la stessa direzione, perché le cose riescono meglio. Come squadra cerchiamo sempre di creare i giusti presupposti, poiché riponiamo una totale fiducia in tutte le giocatrici. Con questo non mi riferisco soltanto alle attaccanti: di solito, quando non si segna, il mirino viene puntato su di loro, ma in realtà abbiamo dimostrato di poter arrivare alla conclusione attraverso tantissime soluzioni diverse. L’idea è sempre quella di creare il maggior numero di situazioni d’attacco possibili e in questi giorni ho percepito una grandissima attenzione su questo dettaglio da parte delle ragazze. Quando si produce così tanto, il merito va a quel dominio del gioco di cui parlavo prima, che resta il nostro obiettivo principale: mettere tutte nelle migliori condizioni per esprimersi, lasciando poi alle loro qualità il compito di risolvere la partita.
Trovare le motivazioni è forse l’aspetto più semplice, nel senso che il sogno di cui parlavo è condiviso da chiunque sia qui con noi e ci stia accompagnando in questo percorso; già questo elemento basta ad alzare il livello di attenzione e di adrenalina che partite di tale importanza richiedono. C’è molta maturità nel gruppo e non vediamo l’ora che arrivi domani. Le ragazze stanno tutte benissimo e c’è l’imbarazzo della scelta: è la classica situazione piacevole che non ti fa dormire la notte e ti riempie di pensieri. A parte le battute, stanno tutti bene; anche chi arrivava da lunghi viaggi ha avuto il tempo di recuperare al meglio. Michela Cambiaghi, che aveva subito un colpo in Coppa Italia, è tornata disponibile.
Ogni volta effettuiamo un’analisi approfondita delle partite, ricavandone indicazioni sia individuali sia collettive. L’indicazione principale per domani è che sarà una sfida differente, perché arriva in un momento diverso e con uno stato d’animo differente. Abbiamo cercato di lavorare su alcuni aspetti sui quali possiamo incidere ancora maggiormente; non li elenco per non dare alcun vantaggio alla CT della Serbia, ma ho la fortuna di essere supportato da uno staff di altissimo livello che ci permette di studiare ogni gara in profondità. Questo vale soprattutto per le partite in cui le cose sono andate molto bene in termini di risultato: come allenatore ho l’obbligo di trovare il giusto equilibrio tra l’esigenza – o la totale autoesigenza – quando si ottengono vittorie importanti, e una riflessione maggiore quando invece emergono delle problematiche, anche se a volte si tende a fare il contrario.
Domani ci vorrà grande intensità, soprattutto a livello mentale, nell’essere aggressivi fin da subito. Non mi riferisco soltanto alla fase di riaggressione o di pressione, ma anche alla gestione della palla: voglio che la squadra cerchi subito di essere determinante negli ultimi trenta metri. Abbiamo tante soluzioni e caratteristiche diverse e, essendoci massima fiducia in ognuna delle ragazze, servirà quella ferocia agonistica immediata per canalizzare la partita come vogliamo, pur sapendo che ci saranno fasi in cui il gioco andrà gestito con altre modalità. Gli aspetti principali riguarderanno il modo in cui occuperemo l’area in maniera funzionale ed efficace, così da essere più cinici al momento della conclusione. Arriviamo spesso al tiro contro qualsiasi avversaria, ma non è un compito che spetta solo a chi conclude, bensì anche e soprattutto a chi mette le compagne in condizione di farlo. Diventano quindi fondamentali tutte quelle relazioni e connessioni geometriche all’interno dell’area di rigore. Spesso si dice “andiamo in tante dentro l’area”, ma in realtà non importa il numero di giocatrici, bensì la qualità dei movimenti e delle scelte di passaggio. Chi ha il pallone decide, chi non ce l’ha deve dettare il tempo giusto dell’attacco: sono dinamiche che sembrano semplici, ma che costituiscono la base del calcio.
Per quanto riguarda i calcoli matematici sulla classifica, ammetto di essermi perso: sono dinamiche che non stiamo guardando. Penso che il numero di reti sia semplicemente il frutto del nostro gioco, della spensieratezza e della libertà delle giocatrici di esprimere il proprio massimo potenziale. Dobbiamo comunque scendere in campo con intelligenza, perché affronteremo una squadra valida, con elementi di alto livello che militano in club importanti anche in Europa. Fare gruppo significa fare le cose bene e aiutarsi a farle al meglio, sia in fase di possesso sia in fase di non possesso; lascio volentieri a voi i calcoli sui tablet, mentre io resterò concentrato esclusivamente sulle ragazze.
In conclusione, ci tenevo particolarmente a fare i complimenti a Silvio Baldini per ciò che ha trasmesso in questi giorni, al di là dei risultati sportivi. Ha usato parole molto semplici, ma capaci di arrivare dritto al cuore di tutte le persone che l’hanno ascoltato. Credo che l’aspetto umano debba emergere sempre più forte: è un elemento spesso poco enfatizzato nel nostro ambiente, ma è proprio quello che permette di creare relazioni e connessioni profonde, grazie alle quali i giocatori e le giocatrici riescono ad “allineare le stelle” e compiere veri e propri capolavori in campo. Ci tenevo davvero molto a esprimergli la mia stima”.
Le dichiarazioni di Lucia Di Guglielmo
“Poter essere qui a Pisa con la maglia azzurra è un’emozione grandissima, quasi un sogno che si avvera e che sinceramente non mi sarei mai aspettata. Quando inizi a giocare da bambina in una squadra di maschi, speri magari un giorno di vestire la maglia del Pisa, ma non arrivi a immaginare di poter giocare proprio qui con la Nazionale. Sono felice che la mia città faccia parte di questo cammino, specialmente in un momento così importante. Sappiamo quanto valiamo e il nostro primo obiettivo è mettere tutto a disposizione del gruppo: non parlo solo di prestazione fisica, ma dell’energia necessaria per affrontare questa fase.
Quando ho iniziato io, non sapevo nemmeno che esistesse il calcio femminile; oggi, fortunatamente, il mondo è cambiato. Pensare che adesso le bambine possano venire allo stadio a Pisa a vedere la Nazionale fa una differenza enorme. Sono davvero felice per tutte le piccole calciatrici che oggi coltivano questo sogno e che possono avvicinarsi concretamente al nostro movimento. In ogni stadio in cui andiamo il pubblico risponde sempre benissimo, soprattutto nelle ultime partite, e spero che domani sia lo stesso. Per me è difficile spiegare a parole la felicità di giocare qui e di dare la possibilità a tutte le persone che mi hanno vista crescere di seguire la Nazionale dal vivo.
A livello locale è splendido notare che ci siano sempre più realtà femminili, ma trovo altrettanto importante che si dia la possibilità alle bambine di iniziare nelle squadre miste, un’esperienza che lascia tantissimo. In generale, la Toscana ha sempre lavorato molto bene: realtà come la Fiorentina o l’Empoli hanno dimostrato negli anni di credere nel progetto, tra alti e bassi, mantenendo sempre alti l’interesse e l’attenzione. Sapere che oggi anche il Pisa ha un progetto importante per il femminile mi riempie d’orgoglio e non vedo l’ora di vederlo realizzato. Spero che la presenza della Nazionale in città sia l’auspicio per una crescita ulteriore e che, dopo un anno cruciale per il Pisa – anche se non si è concluso nel migliore dei modi – possa rappresentare una vera ripartenza per tutto l’ambiente.
L’esperienza all’estero mi sta dando moltissimo: sul terreno di gioco ho la possibilità di affrontare ogni settimana calciatrici di altissimo livello. Nel mio ruolo, in particolare, mi confronto con esterni dalle caratteristiche molto diverse; si lavora tantissimo sul duello individuale ed è un aspetto su cui sento di migliorare di settimana in settimana. Nella vita di tutti i giorni, la sfida più grande è stata adattarsi rapidamente a molti cambiamenti, ma è esattamente il tipo di stimolo che ti spinge a fare un’esperienza del genere. Spero che un giorno anche in Italia si possa vedere un contesto simile. È sicuramente un calcio diverso da quello italiano: molto meno tattico e basato prevalentemente sulle transizioni. A volte mi piacerebbe “rubare” questo loro aspetto, ovvero il fatto di studiarsi meno rispetto a quanto facciamo noi in Italia, ma allo stesso tempo mi tengo stretta la nostra capacità tattica di interpretare le partite e leggere le situazioni, che è proprio ciò che sto cercando di portare nel mio club attuale.
In Nazionale abbiamo creato un grande gruppo fin da subito e continuiamo a coltivarlo. Questo fattore fa davvero la differenza: ci unisce fuori dal campo e ci dà una marcia in più in partita, soprattutto nei momenti di difficoltà in cui ci si gioca qualcosa di importante. Sia individualmente sia come collettivo non vediamo l’ora di scendere in campo, e la cosa più bella è proprio affrontare tutto questo insieme.
Prima di partire per la mia nuova avventura avevo detto al mister della Roma: “Mi raccomando, andiamo a vincerlo lo scudetto”. Lui era rimasto sul vago con un “Mah, vediamo”, ma io avevo insistito: “No, no, andiamo a vincerlo”. Ci speravo tanto e ho cercato di seguire le ragazze il più possibile, anche se è stato difficile a causa del fuso orario, dato che molte sfide si giocavano alle 12:30, che per me significavano le 6:30 del mattino. Ho fatto il massimo per rimanere sintonizzata perché Roma per me rimane casa, e auguravo con tutto il cuore alle mie ex compagne di poter concludere la stagione così. Sono davvero felice per loro: hanno lavorato duramente quest’anno e se lo meritano pienamente”.
Davide Caruso


