CASTIGLIONCELLO – Il confine tra senso civico e arbitrio amministrativo si fa sempre più sottile, scatenando un acceso dibattito sulla costa livornese. Il caso del cestino abusivo sugli scogli in zona Il Cardellino, installato da un privato cittadino con un tassello e una staffa metallica, ha sollevato una questione che mette sotto accusa tanto l’inefficienza dei servizi quanto l’improvvisazione dei singoli.
L’iniziativa, nata con l’intento dichiarato di mantenere pulita la spiaggia libera, è stata accompagnata da un appello ai frequentatori della scogliera. L’autore del gesto ha corredato il contenitore con un rotolo di sacchetti di plastica e un cartello esplicativo, invitando gli utenti a collaborare attivamente per la sostituzione del sacco una volta pieno. Tuttavia, questo slancio si è scontrato con la dura realtà normativa: il demanio marittimo non è una proprietà privata dove poter operare a proprio piacimento.
Il Comune di Rosignano Marittimo e la Guardia Costiera sono stati prontamente allertati da diverse segnalazioni. Nonostante l’apparente nobiltà d’intenti, l’intervento è tecnicamente un’occupazione non autorizzata di suolo demaniale e, potenzialmente, un danneggiamento della scogliera stessa. La questione divampa tra chi considera il gesto un atto di tutela necessario contro il degrado e chi, invece, sottolinea come l’anarchia ambientale non possa sostituire i canali istituzionali.
Le autorità locali hanno confermato che l’amministrazione civica è già intervenuta per disporre la rimozione forzata del manufatto. Il caso del cestino abusivo sugli scogli mette in luce una problematica più ampia: la gestione dei presidi ecologici in aree sensibili come la pineta e le zone di scogliera di Castiglioncello, dove spesso si lamenta una carenza di servizi proporzionata all’elevato afflusso turistico stagionale.
Nel merito della questione, l’atto di installazione abusiva è stato formalmente contestato dagli uffici competenti. Se da un lato l’ente pubblico ribadisce che sul demanio è consentito intervenire solo previa autorizzazione, dall’altro l’episodio evidenzia un evidente corto circuito tra l’attivismo di base e la complessa macchina burocratica. La vicenda si conclude con il ripristino dello stato dei luoghi, lasciando però aperto il confronto sulla necessità di potenziare i servizi di raccolta ufficiali per prevenire iniziative private non coordinate.



