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Snam, ufficiale la richiesta di proroga per il rigassificatore a Piombino

L’attuale concessione rilasciata nel 2022 sotto il regime commissariale per fronteggiare l'emergenza energetica nazionale scade a luglio

PIOMBINO – Il dossier energia torna a infiammare l’asse tra la costa livornese e i palazzi romani. Snam ha ufficialmente depositato, a ridosso della chiusura del 2025, la richiesta di proroga per l’autorizzazione unica riguardante la permanenza della nave rigassificatrice Italis Lng (precedentemente nota come Golar Tundra) all’interno del porto di Piombino.

L’istanza rappresenta un passaggio industriale obbligato, poiché l’attuale concessione — rilasciata nel 2022 sotto il regime commissariale per fronteggiare l’emergenza energetica nazionale — scadrà nel luglio del 2026.

Il valore strategico e le scadenze del 2026

La mossa di Snam si inserisce in un quadro di politica energetica ancora estremamente fluido. La Italis Lng, con la sua capacità di rigassificazione di circa 5 miliardi di metri cubi l’anno, garantisce una quota significativa del fabbisogno nazionale di metano. Tuttavia, l’accordo originale siglato con le istituzioni locali e il governo prevedeva un limite temporale di tre anni per la permanenza nello scalo piombinese, con l’impegno a individuare un sito offshore definitivo (identificato poi nell’area di Vado Ligure-Savona) entro il 2026.

Le incognite tecniche e politiche

La richiesta di proroga non è solo un atto formale, ma apre un nuovo fronte di confronto tra il colosso delle infrastrutture energetiche e gli enti locali. Dal punto di vista economico, la continuità operativa del rigassificatore è considerata fondamentale per la sicurezza degli approvvigionamenti, specialmente in un mercato globale del gas che continua a mostrare forti volatilità.

Tuttavia, il superamento della scadenza di luglio 2026 senza lo spostamento della nave potrebbe innescare nuove tensioni con il Comune di Piombino e la Regione Toscana. La proroga servirebbe a Snam per coprire i tempi tecnici necessari al completamento delle infrastrutture sottomarine e dei collegamenti nel sito di destinazione finale, ma il rischio è quello di un prolungamento della convivenza tra lo scalo commerciale e l’impianto industriale oltre i patti sottoscritti.

Verso il closing dell’autorizzazione

Gli uffici ministeriali e gli enti preposti sono ora chiamati a valutare la richiesta. Sul tavolo non ci sono solo i tempi di permanenza, ma anche le compensazioni economiche e le garanzie ambientali. Per gli investitori e gli analisti del settore, la vicenda di Piombino resta un test case per la capacità del sistema-Paese di gestire grandi infrastrutture critiche rispettando le tempistiche di riconversione territoriale.

© Riproduzione riservata

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