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martedì 26 Maggio 2026
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Siderurgia, l’accordo con Jsw salta e si riaccende la crisi. Usb: “Il futuro di Piombino è a rischio”

Dura presa di posizione dell'Usb dopo l'incontro con i vertici aziendali: "Respinta l'intesa sindacale per difendere centinaia di posti di lavoro"

PIOMBINO – Un confronto partito immediatamente in salita che rischia di far precipitare nuovamente il polo siderurgico locale in un clima di profonda incertezza. L’attesissimo incontro sindacale con i vertici di Jsw Steel Italy – che ha visto la partecipazione in sede dell’amministratore delegato Vinay Tiwari e del direttore del personale Francesco Mazzarri, insieme al presidente Marco Carrai collegato in videoconferenza – ha registrato una clamorosa e preoccupante fumata nera.

A dare l’allarme è la federazione di Usb Piombino insieme al settore industria della sigla nazionale, che ha espresso totale sconcerto per l’esito del tavolo. Dopo mesi di trattative e interlocuzioni serrate, le aspettative dei rappresentanti dei lavoratori erano orientate verso la discussione di semplici modifiche o limature al testo dell’accordo. Al contrario, il sindacato si è trovato di fronte a quello che definisce “un totale stravolgimento degli impegni e delle linee programmatiche affrontate fino a oggi da parte della multinazionale indiana”.

Il nodo cruciale della vertenza rimane la reale salvaguardia industriale e occupazionale del territorio piombinese. Secondo quanto denunciato da Usb, la nuova linea aziendale emersa durante l’incontro prospetta” uno scenario drammatico qualora il partner industriale Metinvest dovesse sfilarsi dal progetto. In questo caso, le aree dello stabilimento non rientrerebbero più in un piano di rilancio condiviso. Jsw rivendica oggi la gestione di quegli stessi spazi che ospitano i due treni di laminazione Tmp e Tve, dimenticando però che quelle aree erano già nella propria disponibilità ed erano state fermate proprio perché non ritenute strategiche nei precedenti piani industriali”.

“Se questa linea dovesse passare – prosegue il sindacato – le ripercussioni sociali per la città sarebbero pesantissime. L’accordo proposto garantirebbe la continuità lavorativa di appena 500 dipendenti del Tpp, lasciando per tutte le altre centinaia di operai dello stabilimento la prospettiva concreta di un licenziamento collettivo. Di fronte a questo potenziale dramma occupazionale, il sindacato ha deciso di rispedire l’accordo al mittente, rifiutando di far pagare ai lavoratori il prezzo di scelte industriali ritenute fallimentari e dei continui rinvii istituzionali. Con l’accordo di secondo livello ancora in alto mare, la vertenza si sposta inevitabilmente su un piano squisitamente politico”. Usb punta il dito contro “il ritardo cronico che sta bloccando la firma definitiva dell’accordo di programma, sottolineando come l’indotto e centinaia di famiglie piombinesi non possano più rimanere ostaggio delle decisioni dei fondi privati o delle speculazioni delle multinazionali”.

Per queste ragioni, il sindacato lancia un appello chiaro e netto al governo: “Di fronte all’assenza di una reale volontà industriale da parte dei privati, lo Stato deve riassumere un ruolo centrale attraverso il controllo pubblico. La nazionalizzazione della siderurgia viene indicata come l’unica strada percorribile per garantire investimenti certi, difendere i livelli occupazionali e dare una prospettiva di sviluppo a un settore che rimane strategico non solo per la costa toscana, ma per l’intera economia del paese”.

© Riproduzione riservata

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