PIOMBINO – Italia Nostra Val di Cornia ha presentato al ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica le proprie osservazioni nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale (numero 14985) sulla prosecuzione dell’esercizio del rigassificatore di Piombino, il terminale galleggiante Italis LNG (Fsru) ormeggiato nel porto. Per la sezione, nata da pochi mesi, si tratta di un intervento di particolare rilievo su una grande infrastruttura che interessa direttamente il territorio e che ha richiesto l’esame di una quantità significativa di documentazione tecnica e progettuale.
“La nostra idea è semplice – spiega il presidente Alessio Albertoni – non limitarci a segnalare ciò che non condividiamo, ma studiare i progetti, leggere gli atti e partecipare alle procedure. Non abbiamo scelto la strada dell’allarmismo e non abbiamo attribuito al rigassificatore impatti che la documentazione disponibile non dimostra. Abbiamo scelto di porre domande precise e documentate”.
La prima questione riguarda la trasformazione territoriale. Piombino e la Val di Cornia sono interessate contemporaneamente da infrastrutture portuali, energetiche, industriali e viarie oltre che da numerosi altri progetti presenti o previsti. Italia Nostra chiede quindi una valutazione unitaria di impianto, opere connesse e insieme degli interventi. “Non basta sapere quale sia l’impatto di ogni singola opera presa separatamente – sottolinea Albertoni – è necessario capire quale sarà il risultato della loro somma sul territorio”.
Sul paesaggio la sezione segnala una divergenza nello Studio di impatto ambientale: nella parte analitica l’impatto è classificato come media mentre nella tabella riepilogativa come bassa. “Non abbiamo chiesto che venga automaticamente scelta la classificazione più severa – precisa il presidente – ma che venga spiegato perché lo stesso studio arrivi a due classificazioni differenti e quale delle due sia rappresentativa della valutazione finale”. Italia Nostra contesta inoltre l’idea che un’area già caratterizzata da infrastrutture industriali e portuali abbia perso il proprio valore paesaggistico. Il rapporto tra la città di Piombino, il porto, il mare, il promontorio, la fascia costiera, Baratti, Salivoli e le aree naturali e agricole costituisce infatti un sistema da valutare nel suo complesso.
Capitolo ambiente marino. La documentazione indica un utilizzo di acqua di mare fino a circa 18mila metri cubi all’ora per la rigassificazione con un differenziale massimo di temperatura di 7 gradi e l’impiego di candeggina, indicata nelle relazioni come ipoclorito di sodio. I monitoraggi dei primi due anni non hanno evidenziato variazioni sostanziali rispetto alla situazione precedente. La stessa documentazione segnala però il rilevamento di bromoformio e acido monobromoacetico tra i composti potenzialmente riconducibili all’attività dell’impianto. “Proprio per questo – afferma Albertoni – riteniamo fondamentale che i controlli proseguano per tutta la durata dell’esercizio. Per noi monitorare significa confrontare nel tempo i dati con la situazione precedente all’entrata in esercizio, conservare serie storiche e rendere accessibili i principali risultati. La tutela ambientale non può essere una fotografia scattata una volta sola: deve essere un controllo continuo”.
Attenzione anche alla biodiversità marina. Le campagne del 2024 e del 2025 sulla Posidonia oceanica e su altre componenti dell’ambiente marino non hanno evidenziato differenze sostanziali rispetto alla situazione precedente all’attività. “Lo consideriamo un dato positivo – dice il presidente – ma soltanto una serie di osservazioni protratta nel tempo può consentire di individuare eventuali modificazioni progressive e distinguere i fenomeni naturali o stagionali da quelli riconducibili all’esercizio del terminale”. La sezione richiama poi l’attenzione sul Canale di Piombino e sui cetacei, in particolare i delfini tursiopi: lo stesso studio riconosce traffico navale e rumore subacqueo tra i fattori in grado di determinare modificazioni comportamentali. Per questo va considerata l’evoluzione complessiva del traffico marittimo e non solo l’incremento attribuibile al rigassificatore.
Altro punto su cui Italia Nostra ha insistito sono gli impatti cumulativi. La documentazione considera impianti energetici, opere viarie, metanodotti, collegamenti elettrici, interventi portuali e ulteriori progetti industriali. “Riteniamo necessario andare oltre la semplice sommatoria dei singoli progetti – osserva Albertoni – La domanda è quale sarà la Val di Cornia dopo la realizzazione di tutte queste trasformazioni: quale sarà l’effetto complessivo su paesaggio, mare, biodiversità e identità del territorio. È questo il vero significato della valutazione degli impatti cumulativi”.
Infine una precisazione metodologica: in diversi passaggi dello studio gli impatti sono descritti come di lunga durata, sostanzialmente pari a quella dell’esercizio, ma anche come reversibili al termine della vita utile dell’infrastruttura. “Un impatto può essere reversibile quando l’attività termina – chiarisce il presidente – ma questo non significa che sia irrilevante durante tutti gli anni in cui l’infrastruttura è presente e operativa”.
Le osservazioni si concludono con dodici richieste alla procedura: chiarire la classificazione dell’impatto paesaggistico; verificare la sensibilità del sistema costiero nel suo complesso; mantenere il monitoraggio di acque e biodiversità marina; considerare traffico navale e rumore subacqueo; approfondire gli impatti cumulativi; considerare la reale durata delle trasformazioni; rendere pubblici i principali risultati dei monitoraggi. La sezione chiede inoltre che siano esplicitati i criteri usati per valutare eventuali soluzioni tecniche o localizzative a minore incidenza ambientale e paesaggistica.
“Non pretendiamo di avere tutte le risposte – conclude Albertoni – ma pretendiamo che le domande giuste vengano poste. Siamo una sezione giovane ma siamo nati con l’ambizione di essere presenti quando il territorio viene trasformato e di difenderne il patrimonio attraverso partecipazione, conoscenza e strumenti previsti dalle procedure. Quello sul rigassificatore è soltanto uno dei primi passi del nostro impegno”.
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