LIVORNO – È polemica sul decreto milleproroghe che consente in deroga l’utilizzo di personale minorenne per l’assistenza bagnanti.
“In mare servono professionisti, non soluzioni d’emergenza”. L’Anab – Associazione nazionale assistenti bagnanti e la sua sezione toscana, coordinata da Luca Giusti, esprimono forte preoccupazione per la proroga contenuta nel decreto milleproroghe che consente, anche per la stagione balneare 2026.
“La sicurezza delle persone non può essere gestita con misure temporanee o emergenziali – dichiara il presidente nazionale Guido Ballarin – L’assistente bagnanti è una figura di responsabilità assoluta, chiamata ogni giorno a prevenire incidenti, intervenire in situazioni critiche e prendere decisioni che possono fare la differenza tra la vita e la morte”.
Il servizio di salvataggio rappresenta un presidio essenziale di sicurezza pubblica lungo le coste italiane e nelle acque interne. Non si tratta di un’attività stagionale qualsiasi, ma di una funzione operativa ad alto rischio, che richiede piena maturità personale, capacità decisionale sotto pressione e assunzione diretta di responsabilità civili e penali.
Anab riconosce l’impegno e la preparazione di molti giovani che si avvicinano al settore, ma sottolinea che la minore età comporta inevitabilmente limiti sotto il profilo della responsabilità giuridica e della gestione delle emergenze.
Per l’associazione, una funzione che comporta la tutela diretta della vita umana “deve essere svolta esclusivamente da personale maggiorenne, pienamente consapevole del proprio ruolo.
Secondo Anab, la proroga rappresenta una risposta emergenziale a un problema strutturale: la carenza di assistenti bagnanti. Una carenza che non si risolve ampliando indiscriminatamente il bacino di operatori, ma intervenendo sulle reali criticità del settore, a partire dalla mancanza di un contratto collettivo nazionale e dal riconoscimento professionale della categoria”.
“Aumentare l’offerta di personale senza rafforzare le tutele e il valore della professione – prosegue Ballarin – rischia di abbassare il livello qualitativo del servizio e di trasformare la sicurezza in una variabile di costo”.
Anab ritiene che l’impiego di personale minorenne non sia compatibile con il servizio di sorveglianza in mare o in ambienti naturali complessi. Tuttavia, esclusivamente per la stagione 2026 e solo come misura straordinaria e temporanea, l’associazione potrebbe valutare l’impiego di minorenni unicamente in contesti a rischio controllato, quali piscine e parchi acquatici. Tale eventuale utilizzo dovrebbe avvenire nel rispetto di una condizione inderogabile: il personale minorenne non deve in alcun caso operare da solo, ma sempre in affiancamento a personale maggiorenne, garantendo la presenza minima di due assistenti bagnanti per ogni vasca o area di sorveglianza.
L’associazione pone inoltre una questione centrale: “In caso di incidente grave – si chiede Anab – quali responsabilità ricadono su un operatore minorenne? Quali coperture assicurative e quali garanzie di tutela sono realmente previste? Temi che riguardano non solo i lavoratori, ma anche la sicurezza dei cittadini e dei milioni di utenti delle strutture balneari e natatorie. Per Anab, il servizio di assistenza bagnanti deve essere riconosciuto come una funzione di sicurezza collettiva e non come una semplice esigenza stagionale o una variabile organizzativa”.
L’associazione chiede l’apertura di un tavolo istituzionale con il coinvolgimento delle rappresentanze professionali della categoria, per affrontare in modo strutturale le criticità del settore e garantire standard elevati di sicurezza, qualità del servizio e piena tutela degli operatori.
“La sicurezza non si improvvisa, non si riduce e non si proroga – conclude Ballarin –. Quando è in gioco la vita delle persone, servono professionalità, responsabilità e scelte strutturali. Le deroghe possono essere solo eccezioni temporanee e rigorosamente controllate”.



