LIVORNO – Per essere un richiedente asilo, di soldi ne aveva. E ne aveva molti Yilmaz Tas, il 31enne curdo di nazionalità turca spietatamente giustiziato nella tarda serata di domenica scorsa nel parcheggio adiacente al centro sociale per anziani Fabrizio Gioli in via di Quercianella sulla collina del Castellaccio.
Le indagini della polizia stanno portando a galla dettagli clamorosi che dipingono un quadro ben diverso da quello di un normale profugo in cerca di accoglienza, trasformando il caso in un vero e proprio giallo internazionale che vede adesso il coinvolgimento della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Firenze.
Il giovane, nato a Ergani il 21 novembre 1995, aveva chiesto asilo politico in Italia circa tre mesi fa proprio alla questura di Livorno. Su di lui non gravava alcuna notizia di rilievo per la polizia, non risulterebbe proprietario di alcuna vettura, né si registrano spostamenti in taxi verso la collina del Castellaccio. Eppure conduceva una vita di livello. Gli uomini della Squadra Mobile guidata dal vicequestore Riccardo Signorelli sono riusciti a risalire all’alloggio in cui il 31enne dimorava: non una sistemazione di fortuna, bensì una lussuosa villa con piscina affittata per alcuni giorni proprio nei pressi del luogo del delitto. La perquisizione scattata lunedì scorso all’interno della dimora ha permesso agli investigatori di rinvenire nel salotto un rotolo di banconote: diecimila euro in contanti, sequestrati e finiti sotto la lente degli inquirenti insieme a numerosi documenti cartacei. Da dove arrivasse quel denaro resta un mistero, dato che il 31enne non risultava svolgere alcuna attività lavorativa.
Nel frattempo, sul fronte medico-legale si è svolto ieri (9 giugno) l’esame autoptico sul corpo della vittima all’istituto di medicina legale dell’ospedale Santa Chiara di Pisa. L’autopsia, eseguita dal professor Marco Di Paolo, ha confermato la brutale dinamica di una vera e propria esecuzione. Tas è stato raggiunto da due colpi di pistola: il primo proiettile lo ha gambizzato alla gamba sinistra, probabilmente per impedirgli di fuggire dopo essere caduto in trappola, mentre il secondo lo ha centrato alla testa, trapassandogli il cranio e rivelandosi fatale nonostante il disperato trasporto in ospedale. I risultati ufficiali della relazione sanitaria saranno depositati entro due mesi e serviranno alla pubblico ministero Sabrina Carmazzi per stabilire l’esatta sequenza balistica dell’omicidio.
Le indagini della procura di Livorno, dirette da Maurizio Agnello, si scontrano in queste ore con un improvviso vuoto investigativo. La fidanzata di Yilmaz Tas, anche lei una giovane curda di nazionalità turca identificata rapidamente dai poliziotti, sembra essere sparita nel nulla. Il suo telefono cellulare squilla a vuoto e la ragazza non dà segnali di vita. Gli investigatori ipotizzano che la giovane, che risulterebbe vivere stabilmente in Germania, possa essere rientrata in territorio tedesco subito dopo il delitto, motivo per cui la Squadra Mobile ha già provveduto ad allertare l’Europol per rintracciarla ed esaminare la sua posizione.
Ogni pista resta al momento aperta per i detective e per la Dda fiorentina, che coordinano l’attività per comprendere il movente del delitto: dal regolamento di conti legato al traffico di sostanze stupefacenti o di armi, fino alle vicende di carattere squisitamente politico, a una lite degenerata o a un affare finito male nel mondo della criminalità organizzata.
Le massime speranze di dare una svolta decisiva alle indagini sono ora riposte nell’analisi tecnica dei due telefoni cellulari sequestrati alla vittima. I tecnici informatici sono al lavoro per bypassare i sistemi di sicurezza e i codici pin dei dispositivi, convinti che nei tabulati e nelle chat potessero nascondersi i contatti dell’assassino e l’appuntamento fatale costato la vita al 31enne.


