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martedì 30 Giugno 2026
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Commercio, più ristoranti e meno bar. E Confcommercio chiede di superare le ordinanze anti-movida

La presidente Fipe di Livorno Federica Garaffa Cristiani: "La città non sta perdendo vitalità, ma sta cambiando il modo di vivere il fuori casa"

LIVORNO – Commercio, più ristoranti e meno bar. E Confcommercio chiede di superare le ordinanze anti-movida.

A Livorno i pubblici esercizi stanno cambiando profondamente volto. A crescere sono soprattutto i ristoranti, mentre continua la diminuzione dei bar. È quanto emerge dall’indagine nazionale Pubblici esercizi e movida. La demografia d’impresa nei centri storici, realizzata da Fipe-Confcommercio insieme al Centro Studi Guglielmo Tagliacarne, che fotografa l’evoluzione del settore nell’ultimo decennio.

I dati riferiti al capoluogo labronico raccontano una trasformazione significativa. Tra il 2015 e il 2025 i ristoranti con servizio sono passati da 293 a 345 (+52 attività, pari al +17,7%), con una crescita sia nel centro storico (+23) sia nel resto della città (+29). Anche gelaterie e pasticcerie registrano un incremento, passando da 32 a 38 esercizi (+6), mentre la ristorazione take away cresce moderatamente da 83 a 88 attività (+5). Il dato più evidente riguarda invece i bar, che nello stesso periodo scendono da 319 a 253, con una perdita di 66 attività, pari a oltre il 20% del totale.

Per Federica Garaffa Cristiani, presidente Fipe Confcommercio Livorno, questi numeri confermano una tendenza ormai consolidata: “La città non sta perdendo vitalità, ma sta cambiando il modo di vivere il fuori casa. Molti imprenditori hanno scelto di investire nella ristorazione, mentre il modello tradizionale del bar incontra maggiori difficoltà. È una trasformazione che va letta con attenzione, senza fermarsi ai numeri”.

L’indagine nazionale evidenzia come i pubblici esercizi rappresentino un presidio fondamentale di socialità e sicurezza urbana, tanto che in Italia soltanto il 2 per cento dei Comuni è oggi privo di almeno un bar o un ristorante. Allo stesso tempo Fipe richiama le amministrazioni locali a superare le ordinanze emergenziali sulla movida, puntando invece su una regolamentazione stabile capace di distinguere tra le imprese che producono valore e quei fenomeni che generano degrado.

“Anche a Livorno – prosegue Garaffa – chiediamo che non si faccia di tutta l’erba un fascio. I pubblici esercizi sono un presidio economico e sociale: illuminano le strade, creano occupazione, rendono vive le piazze e contribuiscono alla sicurezza percepita. I problemi di malamovida vanno affrontati, ma colpire indistintamente chi lavora nel rispetto delle regole non è la soluzione”.

Secondo Fipe Confcommercio Livorno, la crescita dei ristoranti testimonia la capacità degli imprenditori di adattarsi ai nuovi consumi, mentre la forte contrazione dei bar riflette un’evoluzione delle abitudini e delle modalità di fruizione della città.

“Occorre sostenere le imprese di qualità – conclude Garaffa – con politiche urbane equilibrate, regole chiare e una programmazione condivisa. Solo così i pubblici esercizi potranno continuare a svolgere quel ruolo di rete di socialità e di presidio del territorio che rappresenta uno dei loro valori più importanti”.

© Riproduzione riservata

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