Insegnamento dell’arabo agli agenti di polizia, Futuro Nazionale: “Esempio di integrazione al contrario”

Il responsabile provinciale Matteo Occhipinti: "Serve semmai rendere più rigorosi i criteri per far conoscere la lingua italiana"

LIVORNO – Il coordinamento provinciale di Futuro Nazionale Livorno interviene sul progetto pilota Comprendersi per operare meglio, dedicato all’insegnamento della lingua e della cultura araba alle forze dell’ordine, ponendo interrogativi sulle finalità e sull’utilità concreta dell’iniziativa.

“Se la conoscenza di alcune parole ed espressioni straniere può rappresentare uno strumento utile per gli agenti, soprattutto in particolari situazioni operative o di emergenza – dice Matteo Occhipinti, responsabile provinciale del partito – occorre però chiarire se il progetto risponda a specifiche esigenze investigative e di sicurezza oppure alla necessità di superare difficoltà di comunicazione con persone che vivono stabilmente sul nostro territorio”.

“Diverso è il discorso sull’insegnamento della cultura araba: quali contenuti sono previsti e quale utilità concreta possono avere nello svolgimento delle funzioni degli agenti? Dobbiamo forse arrivare al punto in cui un agente debba conoscere usi, costumi e tradizioni di ogni comunità straniera presente sul territorio? – prosegue – Perché, inoltre, è stata scelta proprio la lingua araba? Esistono dati sugli interventi delle forze dell’ordine, anche per episodi di criminalità, che evidenzino una particolare necessità di comunicazione con persone arabofone? Chiediamo di conoscere i dati e le valutazioni alla base di questa scelta, oltre ai contenuti del corso, alle qualifiche dei docenti, al numero degli operatori coinvolti e agli eventuali costi pubblici. A nostro avviso, anziché impiegare tempo e risorse nell’insegnamento di una cultura straniera, sarebbe prioritario investirli nell’addestramento operativo dei nostri agenti, con esercitazioni sulla gestione dello stress, tecniche di difesa personale, de-escalation e interventi in situazioni di pericolo”•

“Riteniamo inoltre che non debbano essere le istituzioni italiane ad adattarsi linguisticamente a chi sceglie di vivere stabilmente nel nostro paese. Al contrario, è chi decide di stabilirsi in Italia a dover imparare la nostra lingua, conoscere la nostra storia e cultura e rispettare le nostre leggi – prosegue Occhipinti – Le competenze linguistiche degli agenti possono costituire uno strumento operativo aggiuntivo, non un’alternativa all’apprendimento dell’italiano. A Livorno sono già disponibili percorsi gratuiti per imparare l’italiano. Sarebbe interessante conoscere quanti cittadini stranieri vi partecipino, quale sia il tasso effettivo di frequenza e quanti li completino. Apprendiamo infine che la comunità musulmana livornese ha offerto la propria collaborazione al progetto formativo. Auspichiamo che a questa iniziativa si affianchi anche un impegno concreto e verificabile per promuovere, tra i suoi membri, l’apprendimento dell’italiano e la partecipazione alla vita cittadina”.

“L’integrazione non può infatti funzionare al contrario – conclude FN – Le nostre forze dell’ordine devono sì disporre degli strumenti necessari per garantire la sicurezza, ma chi sceglie di vivere stabilmente in Italia deve fare la propria parte, a cominciare dalla conoscenza della nostra lingua e dal rispetto delle nostre leggi. In questa prospettiva si inserisce la nostra proposta di rendere più rigorosi i requisiti per richiedere la cittadinanza italiana, prevedendo almeno vent’anni di residenza regolare, una conoscenza certificata dell’italiano a livello C1 e verifiche effettive delle competenze civiche e delle conoscenze storico-culturali”.

© Riproduzione riservata

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