LIVORNO – Il tessuto economico livornese legato al settore terziario guarda al 2026 con un cauto ma tangibile ottimismo. Nonostante il peso delle tensioni geopolitiche internazionali, in primis il perdurare del conflitto in Medio Oriente, gli imprenditori locali si lasciano alle spalle la frenata registrata nella seconda metà del 2025 per proiettarsi verso un primo semestre all’insegna del recupero.
È questa la fotografia scattata dall’ultima rilevazione congiunta condotta da Confcommercio Toscana e Format Research. L’indagine ha analizzato un bacino potenziale di quasi diciassettemila piccole e medie imprese attive nella provincia di Livorno (realtà con un organico compreso tra 1 e 49 addetti). Nello specifico, l’universo di riferimento si compone di 16.992 aziende, suddivise tra commercio (7.651), comparto turistico (6.105) e servizi (3.236).
I dati statistici delineano un’inversione di tendenza rispetto alla fine dell’anno precedente, periodo caratterizzato da una contrazione dei ricavi e da un lieve rallentamento della forza lavoro. Le proiezioni traguardate a giugno 2026 certificano infatti un netto miglioramento del clima di fiducia: il 50% degli intervistati esprime proiezioni positive sull’andamento della propria azienda (un dato in crescita di cinque punti percentuali rispetto al 45% del dicembre 2025).
Analoghe aspettative riguardano i bilanci, con la metà esatta del campione che confida in un rialzo dei ricavi nella prima metà dell’anno. Un forte dinamismo si registra anche sul fronte del mercato del lavoro: il 52% delle realtà aziendali stima una ripresa dell’occupazione, un dato trainato in particolar modo dalle performance della ricettività turistica e della ristorazione. Di pari passo, lo studio segnala un incremento fisiologico del fabbisogno finanziario nel corso dell’anno, un’esigenza che si farà sentire soprattutto all’interno della filiera legata al turismo.
A tracciare la sintesi politica e sindacale del report è il direttore generale di Confcommercio Livorno, Federico Pieragnoli. Il dirigente inquadra l’attuale congiuntura non come una crisi strutturale, ma come una fase di assestamento e di prudenza, fisiologica di fronte alle incognite dello scacchiere internazionale.
Secondo i vertici dell’associazione di categoria, il terziario sta vivendo un rallentamento ma non un vero e proprio arretramento. Tuttavia, per far sì che il ritrovato clima di fiducia si traduca in uno sviluppo tangibile, Pieragnoli evidenzia la necessità di interventi mirati a garantire la stabilità economica generale, supportando attivamente gli investimenti di quelle imprese che continuano a rappresentare il motore propulsivo dell’intero territorio provinciale.



