LIVORNO – Si è concluso tra applausi, profumi di forno e sorrisi l’evento finale del corso di pasticceria svoltosi al carcere Le Sughere di Livorno, un percorso che per otto lezioni ha coinvolto un gruppo di persone ristrette in un’esperienza formativa intensa e ricca di significato.
Nella cucina dell’istituto, trasformata per l’occasione in un vero laboratorio artigianale, i partecipanti hanno appreso le tecniche dell’arte pasticcera sotto la guida dello chef Riccardo Cerretini. Tra impasti, lievitazioni e sfogliature, hanno acquisito competenze concrete, imparando a coniugare la tradizione dolciaria con l’uso di ingredienti e metodologie innovative.
Il progetto, finanziato e coordinato dal Rotary Club Mascagni – con l’impegno diretto di Nicola Minervini, Fabrizio Orlandi e Antonio D’Alesio – ha rappresentato molto più di un semplice corso: è stato un percorso educativo e umano. Un’occasione per sperimentare il valore del tempo, della pazienza e della cura, elementi essenziali tanto nella preparazione di un dolce quanto nei percorsi di cambiamento personale.
Il laboratorio ha inoltre favorito la costruzione di dinamiche collaborative, trasformando il gruppo in una vera e propria brigata di lavoro. Ogni preparazione è diventata un esercizio di responsabilità condivisa, coordinamento e fiducia reciproca, competenze fondamentali anche in prospettiva di reinserimento sociale e lavorativo.
L’8 giugno, nel momento conclusivo, la cucina delle Sughere ha aperto le sue porte per accogliere rappresentanti istituzionali e operatori del territorio. Erano presenti la direttrice dell’istituto, dottoressa Maria Grazia Giampiccolo, il garante delle persone detenute Marco Solimano, la responsabile dell’area trattamentale Marcella Gori e la funzionaria giuridico-pedagogica Emanuela Cimmino, che ha seguito il progetto con attenzione e continuità.
Il buffet finale tra profumi di burro e speranza ha celebrato il lavoro svolto: cornetti dorati, fragranti pain au chocolat, eleganti millefoglie, affiancati da proposte salate come pizzette e panini ripieni. Preparazioni curate nei dettagli, capaci di raccontare – attraverso gusto e presentazione – il percorso compiuto.
Nel corso dell’evento sono stati consegnati gli attestati di partecipazione, simbolo concreto dell’impegno profuso e delle competenze acquisite. Un’iniziativa che conferma come, anche all’interno del contesto penitenziario, sia possibile costruire esperienze formative di qualità, capaci di unire professionalità, inclusione e prospettive di futuro.


