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Tiziano Ferro incanta Milano, a San Siro il ritorno di un grande

(Adnkronos) –
Tiziano Ferro è tornato. E, a giudicare da quanto visto a San Siro, i commenti sulla sua forma fisica e le sentenze frettolose circolate sui social nell’ultima settimana raccontano una realtà ben diversa da quella mostrata sul palco milanese. Lo stadio è sold out per il cantautore di Latina, che appare in forma smagliante e mette in scena uno spettacolo privo di sbavature, dimostrando che il centro della questione è ancora lo stesso di venticinque anni fa: le canzoni. Il tour Stadi26 arriva a Milano dopo il debutto di Lignano Sabbiadoro (si replica domani) e si presenta come una celebrazione della carriera di uno degli artisti più influenti del pop italiano. Un tour che ha già toccato quota 450mila biglietti venduti e che attraverserà dodici dei principali stadi del Paese fino alla chiusura del 12 luglio a Messina. 

L’apertura è affidata a ‘Sono un grande’, title track dell’ultimo album e manifesto di una nuova fase della sua vita. Un’affermazione che ha assunto nei mesi scorsi un significato ancora più forte alla luce degli anni complessi che l’artista ha attraversato: la dipendenza dall’alcol raccontata nel documentario ‘Ferro’, la fine del matrimonio con Victor Allen, le difficoltà legate alla separazione e alla gestione della vita familiare, il nodulo alle corde vocali che aveva alimentato dubbi sul futuro artistico. Esperienze confluite nel suo ultimo lavoro discografico, il primo pubblicato con Sugar e sotto la guida manageriale di Paola Zukar. Giacca nera impreziosita da cristalli, Tiziano entra in scena alle 21 in punto, al centro di una grande scenografia alla Escher. Sul palco si muove continuamente, balla, interagisce con il pubblico percorrendo la lunga passerella che si estende per ventiquattro metri verso il centro dello stadio. Ride e si commuove: “Milano è la mia seconda casa – esordisce – la mia città. Oggi mi hanno chiesto ‘mai sei emozionato, nervoso?’ Io sono solo contento di tornare a Milano. Faremo di tutto perché sia una bella serata. È una Milano ‘dei miracoli’. Aspettavate i miei concerti e io non credevo che sareste tornati ma lo avete fatto”. 

Il set attraversa un quarto di secolo di carriera. Oltre trenta brani, in più di due ore di spettacolo che toccano tutte le anime musicali di Ferro: l’r’n’b degli esordi, il pop che lo ha consacrato e le contaminazioni urban dell’ultimo periodo. “Ho provato a fare la scaletta tutta a ritroso, come un viaggio nel tempo”, aveva annunciato il cantautore. Promessa mantenuta. Le hit arrivano una dopo l’altra, in un repertorio amato e conosciuto oramai da più di una generazione. Nel set c’è spazio per l’esordio di ‘Rosso Relativo’, che all’inizio degli anni Duemila lo ha imposto all’attenzione del grande pubblico ma anche per i brani di ‘111’, il disco della consacrazione. Non mancano le pagine più mature di ‘Alla mia età’ e ‘Il mestiere della vita’, fino ad arrivare a ‘Nessuno è solo’ e all’ultimo lavoro ‘Sono un grande’. 

“Come va lassù? – dice rivolgendosi alle ultime file degli spalti, pienissime -. Per la prima volta da lì ho visto il concerto di Vasco, ballava tutto sul ritornello di ‘Rewind’. Non credevo che per me potesse esserci tutta questa gente”. Di più. Durante ‘E Raffaela è mia’ sembra una scossa di terremoto. Ad accompagnarlo una band di alto livello guidata dal direttore musicale Luca Scarpa, con Gary Novak alla batteria, Tim Lefebvre al basso, Corey Sanchez e Davide Tagliapietra alle chitarre, Gianluca Ballarin alle tastiere e Alessandro Orefice al pianoforte. Accanto ai musicisti trova spazio anche il corpo di ballo diretto dal coreografo Carlos Kamizele, elemento fondamentale dello show.
 

La serata milanese è resa speciale anche grazie a un ospite a sorpresa: Lazza, portabandiera di una scena contemporanea con cui Ferro dialoga da tempo. Insieme duettano sulle note di ‘Xxdono’, brano inciso con il rapper milanese ed entrato nella tracklist di ‘Sono un grande (Deluxe)’ uscito nei negozi il 29 maggio scorso. Prima di attaccare ‘Ed ero contentissimo’ Ferro si apre al pubblico: “Non so se questi due concerti saranno gli ultimi che farò in questo stadio che mi ha dato così tanto. Ho vissuto a Milano e se la vita non mi avesse portato altrove ci vivrei ancora. A questa città speciale e un po’ magica voglio dedicare questa canzone”. È ‘Xdono’, il singolo che nel 2001 diede inizio alla sua storia discografica, a chiudere il cerchio di uno spettacolo bello per occhi e orecchie. 

E basta guardarlo per fugare ogni dubbio. A quarantasei anni, Tiziano Ferro sembra aver trovato un nuovo equilibrio. Lo raccontano le parole, l’affetto immutato del pubblico (55mila persone solo stasera), e, soprattutto, il modo in cui vive il palco. Sicuramente non vuole nascondere le cicatrici e anzi, ne ha fatto la sua forza. Per lui parlano le canzoni, la voce e la capacità di tenere in pugno uno stadio per oltre due ore. Quanto basta per costringere anche i detrattori più ostinati ad arrendersi all’evidenza. (di Federica Mochi) 

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