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Maria Grazia Cucinotta “in menopausa a 32 anni”: cause e conseguenze della insufficienza ovarica prematura

Maria Grazia Cucinotta avrebbe voluto tanti figli, ma dopo l’arrivo della prima, Giulia Violati (24 anni), è stata bloccata dalla menopausa precoce. L’attrice, classe 1968, ne ha parlato nella lunga intervista rilasciata a Vanity Fair: “Sono andata in menopausa molto presto, a 32 anni, dopo la nascita di mia figlia, e all’inizio quasi non me ne sono accorta. Poi, dopo tutte le cure ormonali che avevo affrontato nel tentativo di avere un secondo figlio, a un certo punto ho deciso di fermarmi e di vivere questa fase così com’era”.

La menopausa precoce ha impedito a quella che George Clooney definì “la donna perfetta” di avere una famiglia numerosa come quella in cui è cresciuta: “Avrei voluto tanti figli. Vengo da una famiglia di quattro fratelli e ho sempre sognato di ricreare quella stessa dinamica per mia figlia”.

Sempre più spesso, la maternità viene vista come un limite alla propria vita personale o professionale, ma Maria Grazia Cucinotta non l’ha mai vissuta così: “Mi piaceva l’idea di fare la mamma: è qualcosa che mi riempie la vita”, ha aggiunto l’attrice nell’intervista.

Le sue parole hanno fatto luce sulla menopausa precoce, una condizione che, ancora troppo spesso, viene diagnosticata in ritardo.

La menopausa precoce e la possibilità di restare incinta

Come sempre, la definizione è il miglior modo per inquadrare la condizione.

La comunità scientifica preferisce parlare di insufficienza ovarica prematura (in inglese Premature ovarian insufficiency, in sigla ‘Poi’) per una ragione precisa: il termine “insufficienza” riflette meglio quello che succede davvero nel corpo della donna durante la cosiddetta menopausa precoce: la funzione ovarica viene ridotta ma non necessariamente azzerata in modo permanente.

Secondo l’International Menopause Society, oltre il 25% delle donne con questa diagnosi può avere episodi intermittenti di attività ovarica residua, e in alcuni casi si verificano ovulazioni e persino gravidanze spontanee.

Cosa succede nelle ovaie

Ogni donna nasce con una riserva di circa 700.000 – 1 milione di ovociti, contenuti nei follicoli primordiali. Nel corso della vita, questa riserva si consuma fisiologicamente: l’età media della menopausa in Italia è intorno ai 50 anni, con una variabilità normale di circa cinque anni in più o in meno.

Nella Poi questo processo di esaurimento follicolare avviene in anticipo: le ovaie smettono di funzionare regolarmente prima dei 40 anni, con conseguente calo degli estrogeni e aumento dell’ormone follicolo-stimolante (Fsh) nel sangue. La disfunzione può verificarsi in tre meccanismi distinti:

– una distruzione o atresia accelerata dei follicoli,

– un difetto nel loro reclutamento e maturazione,

– una resistenza all’azione degli ormoni ipofisari. In pratica, le ovaie ci sono ma non rispondono o si esauriscono prima del previsto.

Le cause: genetica, autoimmunità, fumo e terapie oncologiche 

Anche se nel 70-90% dei casi la causa della menopausa precoce resta ignota, la ricerca ne ha individuate diverse.

In primis, la genetica ha un peso significativo: fino al 30% delle donne con Poi idiopatica ha una storia familiare di menopausa prematura, e il 21% delle pazienti con amenorrea primaria presenta anomalie cromosomiche. Le più frequenti riguardano il cromosoma X: è il caso della sindrome di Turner in cui uno dei due cromosomi X è parzialmente o completamente assente, e la sindrome dell’X fragile, che comporta un rischio del 20% di sviluppare insufficienza ovarica prematura.

La seconda causa identificabile è rappresentata dalle malattie autoimmuni, quali la tiroidite di Hashimoto, il diabete di tipo 1, la malattia di Addison, la sclerosi multipla, la celiachia e l’artrite reumatoide. In questi casi il sistema immunitario produce anticorpi che attaccano il tessuto ovarico, causando un’infiammazione (ooforite) che porta alla distruzione dei follicoli.

Le cause iatrogene, cioè quelle legate a trattamenti medici, sono le più documentate. È stato provato che la chemioterapia con agenti alchilanti come la ciclofosfamide, e la radioterapia sulla pelvi, danneggiano direttamente le cellule ovariche. Per le donne che si sottopongono a trapianto allogenico di cellule staminali, il rischio di insufficienza ovarica supera il 90%. Anche alcune chirurgie ginecologiche, come la rimozione di endometriomi o cisti ovariche, possono ridurre la riserva follicolare residua.

Infine, ci sono i fattori ambientali e di stile di vita. Tra questi, il fumo è quello meglio studiato: gli idrocarburi aromatici policiclici contenuti assunti si legano a un recettore cellulare e attivano un gene (Bax) capace di dare “l’ordine” di autodistruzione agli ovuli. Diversi studi indicano un effetto dose-dipendente: più si fuma, maggiore è il rischio di anticipare la menopausa.
Anche l’esposizione ad alcuni interferenti endocrini presenti nella plastica è stata associata a un aumento del rischio di menopausa precoce.

Le conseguenze ben oltre la fertilità

Anche se quella più diretta è quella di non poter avere figli, come successo a Maria Grazia Cucinotta dopo la prima, le conseguenze della menopausa preoce sono diverse, alcuni particolarmente gravi:

Sistema cardiovascolare: una metanalisi che ha analizzato dati da 15 studi osservazionali su 301.438 donne ha mostrato che, rispetto alle donne che vanno in menopausa tra i 50 e i 51 anni, quelle con Poi hanno un rischio di malattia coronarica o ictus aumentato del 55%. Lo stesso studio ha calcolato che ogni anno in meno all’età della menopausa corrisponde a un aumento del 3% del rischio cardiovascolare. Le donne che vanno in menopausa prima dei 35 anni hanno un rischio relativo di circa 2,8 volte di subire un infarto miocardico;

– Sistema scheletrico: come è noto, gli estrogeni frenano il riassorbimento osseo. La loro carenza precoce accelera la perdita di densità minerale ossea, aumentando il rischio di osteopenia, osteoporosi e fratture da fragilità, in particolare a carico del femore e delle vertebre. Per questo, le linee guida raccomandano di valutare la densitometria ossea (Dexa) allatto della diagnosi e di ripeterla periodicamente;

– Sistema nervoso e funzione cognitiva: dal momento che gli estrogeni hanno un ruolo neuroprotettivo, la menopausa precoce è associata a un rischio aumentato di malattia di Alzheimer e, più in generale, di deterioramento cognitivo;

– Sfera psicologica e sessuale: infine, la diagnosi di insufficienza ovarica prematura ha un impatto emotivo rilevante. Le donne con Poi mostrano tassi più elevati di depressione, ansia e ridotta autostima rispetto alle donne in menopausa fisiologica. Questo succede perché la carenza di estrogeni (così come quella di androgeni) incide sulla risposta sessuale a livello sia centrale che periferico. In molti casi si verificano calo del desiderio, ridotta lubrificazione e dolore durante i rapporti, con un aumento stimato di 2,8 volte del rischio di disfunzione sessuale rispetto alle donne in premenopausa.

La terapia ormonale sostitutiva

Nella maggior parte dei casi la cosiddetta menopausa precoce non può essere curata: o perché non si indivua la causa o perché quest’ultima non è eliminabile.

Per questo, la terapia ormonale sostitutiva (Tos) va intesa come il trattamento di riferimento per ridurre sintomi e rischi a lungo termine. La maggior parte delle linee guida internazionali raccomanda di proseguire la Tos almeno fino all’età fisiologica media della menopausa (50 anni), salvo controindicazioni specifiche.

La Tos non è però una soluzione per tutti i sintomi. Sulla sfera sessuale e psicologica, l’approccio deve essere integrato: terapia cognitivo-comportamentale, supporto psicologico strutturato e, in alcuni casi, supplementazione androgenica hanno mostrato benefici nelle donne con Poi, alleviando le conseguenze di una condizione che, ancora oggi, è difficile prevenire, eccezion fatta per i casi legati allo stile di vita.

Fertilità

content.lab@adnkronos.com (Redazione)

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