SLA, medici e servizi territoriali lavorano insieme: il modello delle Valli Etrusche

Il gruppo multidisciplinare, primo nell'ASL Toscana nord ovest, riunisce ogni mese professionisti ospedalieri e territoriali. Il percorso è stato presentato ai rappresentanti di AISLA

LIVORNO – Circa venti persone convivono con la sclerosi laterale amiotrofica (SLA) nel territorio delle Valli Etrusche. Per garantire loro un’assistenza continuativa e coordinata, da quasi un anno è attivo un team multidisciplinare che mette in collegamento professionisti ospedalieri e servizi territoriali, con l’obiettivo di condividere informazioni, valutare i bisogni dei pazienti e organizzare gli interventi necessari.

Il percorso, prima esperienza strutturata di questo tipo all’interno dell’Azienda USL Toscana nord ovest, è stato presentato nei giorni scorsi ai rappresentanti nazionali e regionali di AISLA, l’Associazione italiana sclerosi laterale amiotrofica, durante un incontro dedicato al bilancio delle attività e alle prospettive di collaborazione.

Il gruppo si riunisce mensilmente attraverso incontri online, ai quali partecipano le diverse figure sanitarie e sociosanitarie coinvolte nell’assistenza alle persone con SLA.

A coordinare il percorso sono Laura Brizzi, direttrice della Società della Salute Valli Etrusche e responsabile del team per la parte territoriale, ed Elisabetta Bollani, responsabile della sezione ospedaliera di Neurologia Cecina-Piombino-Elba.

“Nel nostro territorio sono circa venti le persone che convivono con questa patologia, complessa e tale da richiedere competenze specialistiche e interventi diversi, ma soprattutto una presa in carico continuativa e coordinata”, spiega Brizzi.

Il modello permette ai professionisti di aggiornarsi reciprocamente sulle condizioni delle persone assistite, condividere le valutazioni e affrontare insieme le difficoltà che possono emergere durante il percorso di cura.

La SLA, infatti, richiede l’intervento di specialisti e servizi differenti, che devono operare in modo coordinato per rispondere all’evoluzione della malattia e alle necessità dei pazienti e delle loro famiglie.

“È importante che chi opera in ospedale e chi segue i pazienti sul territorio conosca il lavoro degli altri, le rispettive possibilità e anche le eventuali difficoltà”, sottolinea Bollani. “Solo attraverso questo dialogo possiamo garantire continuità assistenziale, evitare che gli interventi siano frammentati e costruire risposte più efficaci per le persone con SLA e le loro famiglie”.

Durante la riunione di ottobre, il team ha incontrato i rappresentanti nazionali e regionali di AISLA per illustrare il funzionamento del gruppo e condividere l’esperienza maturata.

Secondo Brizzi, il primo anno di attività ha permesso di migliorare la conoscenza reciproca tra gli operatori, lo scambio di informazioni e l’integrazione degli interventi.

Il confronto con l’associazione rappresenta un ulteriore passaggio per rafforzare il collegamento tra i servizi sanitari e le famiglie, che spesso devono confrontarsi con necessità assistenziali complesse.

Alessandro Porcelli, consigliere nazionale AISLA e presidente AISLA Toscana Nord Ovest, ha evidenziato il valore dell’esperienza avviata nelle Valli Etrusche.

“La SLA ci insegna ogni giorno che il tempo della malattia non coincide sempre con quello dei servizi”, afferma Porcelli, sottolineando come il progetto possa contribuire a sviluppare un modello nel quale ospedale, territorio e servizi sociosanitari lavorino come un’unica rete attorno alla persona.

L’associazione ha espresso la volontà di sostenere il percorso anche attraverso le competenze e gli strumenti della propria rete nazionale, a partire da Ovunque Vicini.

“La nostra ambizione è che nessuna famiglia debba più assumersi da sola il compito di tenere insieme i diversi pezzi dell’assistenza”, aggiunge Porcelli. Il Team SLA delle Valli Etrusche coinvolge neurologi, psicologi, pneumologi, anestesisti, specialisti in cure palliative, nutrizionisti, fisiatri, fisioterapisti, assistenti sociali, infermieri e altre figure professionali.

La collaborazione tra competenze differenti punta a rendere più efficace la gestione dei bisogni sanitari e sociosanitari, evitando che le famiglie debbano coordinare autonomamente servizi e interventi.

L’esperienza delle Valli Etrusche, secondo AISLA, potrebbe rappresentare un punto di partenza per sviluppare modalità analoghe di assistenza anche in altre aree dell’Azienda USL Toscana nord ovest.

Il percorso proseguirà attraverso gli incontri periodici del team e il confronto con l’associazione, con l’obiettivo di consolidare una rete di assistenza capace di accompagnare le persone con SLA e le loro famiglie nelle diverse fasi della malattia.

© Riproduzione riservata

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