Accordo di secondo livello con il gruppo Jsw, Camping Cig ai sindacati: “Non cedano a facili entusiasmi”

Il coordinamento articolo 1: "L’intero stabilimento va nazionalizzato, nel quadro del Piano nazionale della siderurgia. No alla riconversione per l'industria bellica"

PIOMBINO – Nuovo e duro affondo del Coordinamento Art.1-Camping Cig sul futuro del polo siderurgico di Piombino. Attraverso un’articolata presa di posizione, l’associazione torna a mettere nel mirino le strategie dei sindacati e delle istituzioni, invitandoli a non cedere a facili entusiasmi dopo la recente firma dell’accordo di secondo livello con il gruppo Jsw e sollecitando una risposta ben più radicale per garantire le prospettive industriali ed occupazionali della Val di Cornia.

L’analisi del Camping Cig prende le mosse proprio dalle denunce che, a più riprese, le stesse sigle sindacali hanno sollevato nei mesi scorsi sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla presunta inaffidabilità del partner privato. Vengono infatti richiamate le posizioni espresse dalla Fiom a settembre — “cordate private mettono quote minime di capitale e chiedono allo Stato di farsi carico della quota maggioritaria… riservandosi però i privati la gestione operativa. Ma se lo Stato mette i miliardi, paga la Cig (oltre 3mila in provincia di Livorno) e copre i debiti, perché non deve gestire direttamente la politica industriale?” — e dall’Usb ad agosto: “Se davvero l’obbiettivo è garantire il rilancio della siderurgia italiana, lo Stato deve entrare con proprie quote nelle società interessate, esercitando un controllo diretto sull’attuazione dei piani industriali, sul rispetto dei cronoprogrammi e sull’utilizzo delle ingenti risorse pubbliche previste”. Dichiarazioni a cui si aggiungono i moniti lanciati a giugno da Fim, Fiom e Uilm (“valutare la partecipazione pubblica per tutelare un prodotto strategico come le rotaie… va fatto prima di siglare un accordo di programma che potrebbe essere per Jsw lo strumento per fare ulteriore speculazione sulle spalle dei lavoratori e del territorio”) e dall’Usb, che chiedeva al governo “esercitare i poteri della ‘golden power’ e assumere un ruolo diretto nel futuro del polo siderurgico, fino alla nazionalizzazione dell’asset”. Senza dimenticare le critiche avanzate dalla Uilm a luglio sullo “stato estremamente critico del progetto industriale a Piombino” e sulla “necessità di modificare l’accordo quadro per aggiornarlo ed aumentare le garanzie perché riteniamo le clausole presenti nel testo dell’AdP insufficienti”, lamentando come fosse rimasta “inascoltata la nostra richiesta di fare entrare Invitalia nel capitale sociale e nel CdA per controllare e salvaguardare l’unico impianto in Italia che produce rotaie, evitando di erogare 33 milioni di euro senza la possibilità di controllare un soggetto totalmente inaffidabile come Jsw”.

In questo quadro, il Coordinamento sollecita le organizzazioni sindacali alla coerenza, rifiutando ogni trionfalismo attorno al recente intesa di secondo livello siglata dopo oltre undici anni di stallo. Per il Camping Cig si tratta di un’illusione: mentre Fim, Fiom e Uilm ne hanno parlato come di “un accordo che segna un nuovo inizio con il gruppo indiano” utile a “recuperare gradualmente il salario perso con la conciliazione del 2015”, l’associazione ricorda come all’epoca del piano Rebrab i lavoratori persero il 30 per cento della retribuzione e contesta l’entità del reale recupero economico odierno. Riaprire un credito di fiducia nei confronti di Jsw rappresenterebbe un’ennesima e colpevole delega a una multinazionale rivelatasi inaffidabile.

La ricetta proposta dal Camping Cig passa invece per una svolta pubblica e strutturale: “L’intero stabilimento va nazionalizzato, nel quadro del Piano nazionale della siderurgia, che il governo rinvia colpevolmente da anni; un Piano che affronti i disastri di Piombino e di Taranto”. Nello svolgere un parallelo con la drammatica vertenza dell’ex Ilva e rimarcando piena solidarietà ai lavoratori pugliesi colpiti dalle procedure di licenziamento, l’associazione evidenzia la necessità di costruire una “mobilitazione continuativa e convergente dei lavoratori”, superando l’illusione che la cassa integrazione possa rappresentare una rete di protezione infinita. Per la gestione degli esuberi si chiede di rischierare la priorità su prepensionamenti e uscite volontarie incentivate a partire dalla riscrittura dell’accordo quadro. Viene inoltre lanciato l’allarme sul rischio che, nell’eventualità di un fallimento del progetto Metinvest, i dipendenti inattivi possano essere riconsegnati a Jsw come ipotizzato nell’accordo di programma 2026: una prospettiva definita come un vero e proprio “delitto perfetto” da sventare con il riassorbimento automatico del personale in un perimetro a gestione statale.

Infine, il coordinamento bolla come “grottesca” l’iniziativa di Jsw di sostenere economicamente le luminarie natalizie della città, definendola un’operazione di facciata per accattivarsi l’opinione pubblica a fronte dei finanziamenti pubblici incassati: l’azienda beneficerà infatti di quasi 33 milioni di euro di contributo statale dei 148,2 complessivi previsti per l’ammodernamento del treno rotaie (a fronte di 20 milioni a carico del privato, come recepito dall’Articolo 4 dell’accordo di programma Jsw 2026). La posizione del collettivo si chiude ribadendo il no secco ad ogni riconversione dell’acciaio piombinese a fini bellici: “Acciaio sì, ma non per le armi”.

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