(Adnkronos) – E’ stato un protagonista di un’epoca irripetibile: un uomo che non vinse mai un titolo mondiale in pista, ma che riuscì a conquistare qualcosa di altrettanto importante, trasformando il mondo della Formula 1 in un palcoscenico globale fatto di sport, spettacolo e grandi affari. Paddy McNally, il manager che seppe unire il mondo dei motori, gli affari e la vita mondana come pochi altri, è morto in Svizzera all’età di 88 anni, come riporta la stampa londinese, con articoli su “The Times” e “The Telegraph”. Imprenditore visionario, protagonista della trasformazione commerciale della Formula 1, playboy internazionale, per tre anni è stato compagno di Sarah Ferguson.
Per decenni il suo nome è stato associato a due universi apparentemente lontani: il paddock dei Gran Premi e i salotti dell’alta società britannica. A Verbier, la località sciistica svizzera diventata il suo rifugio e il simbolo della sua vita esclusiva, era conosciuto come uno dei protagonisti della colonia britannica più elegante e festaiola delle Alpi. Nato nel Kent nel 1937, McNally inseguì inizialmente il sogno di diventare un pilota professionista. Corse negli anni Sessanta con risultati discreti, ma fu soprattutto dietro le quinte che riuscì a lasciare il segno. Dopo un’esperienza come giornalista di motorsport per Autosport, entrò nel mondo delle sponsorizzazioni lavorando con Marlboro e avvicinandosi ai grandi protagonisti della Formula 1. Fu anche manager di Niki Lauda e collaborò con James Hunt, due delle figure più iconiche dell’epoca.
La svolta arrivò nel 1983 con la nascita di Allsport Management, società con sede a Ginevra destinata a cambiare il volto economico della Formula 1. McNally intuì prima di molti altri il valore commerciale del paddock: trasformò l’ospitalità dei Gran Premi in un’esperienza esclusiva per sponsor, imprenditori e celebrità, creando il celebre Paddock Club e contribuendo a fare della Formula 1 un marchio globale. Il successo economico fu enorme. Nel 2006 vendette Allsport al fondo CVC per una cifra stimata in circa 262 milioni di sterline, dopo aver costruito un impero basato sulla pubblicità nei circuiti e sull’intrattenimento di lusso legato alle gare. Rimase amministratore delegato fino al 2011, prima del ritiro.
Ma Paddy McNally non fu soltanto un uomo di affari. Negli anni Ottanta divenne una figura conosciuta anche sulle pagine della cronaca mondana per la relazione con Sarah Ferguson, futura duchessa di York. I due furono insieme dal 1982 al 1985, prima del matrimonio di Ferguson con il principe Andrea, ma mantennero negli anni un rapporto di profonda amicizia.
“Quando avevo bisogno di un consiglio mi rivolgevo a lui”, ricordò Ferguson parlando di McNally, definendolo una persona che sembrava “aver visto e fatto tutto”. Un rapporto rimasto solido anche dopo la fine della storia sentimentale, segnato da una lunga fedeltà personale.
La sua immagine pubblica fu legata anche alle feste leggendarie organizzate nei suoi chalet di Verbier, dove si incontravano personaggi dello spettacolo, aristocratici e protagonisti del mondo dello sport. Era il simbolo di un’epoca in cui la Formula 1 non era soltanto velocità, ma anche lusso, relazioni e potere. McNally possedeva inoltre importanti proprietà storiche, tra cui Sevenhampton Place nel Wiltshire, un tempo appartenuta allo scrittore Ian Fleming, il creatore di James Bond. Nel 2017 il suo patrimonio era stato stimato in centinaia di milioni di euro, entrando nelle classifiche delle maggiori ricchezze britanniche. La sua morte arriva pochi mesi dopo quella improvvisa del figlio Sean, avvenuta nella tenuta scozzese della famiglia. Una perdita che aveva segnato profondamente gli ultimi mesi della sua vita. (di Paolo Martini)
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