LUCCA – Il mercato del lavoro nella Toscana Nord-Ovest viaggia a due velocità. Il 2025 si apre con una spaccatura netta: Lucca accelera, mentre la costa tira il freno a mano. È la fotografia scattata dall’indagine Excelsior di Unioncamere e Camera di Commercio, elaborata dall’Istituto Studi e Ricerche (ISR).
I dati raccontano un territorio diviso. Lucca segna un +4% nelle previsioni di assunzione, trainata da un settore terziario in salute. Al contrario, Pisa (-6%) e Massa-Carrara (-3%) pagano il conto delle incertezze industriali e di un rallentamento nei servizi.
C’è però un problema che unisce tutti, dalla Versilia alla Torre Pendente: non si trovano lavoratori. Il cosiddetto “mismatch” è diventato un incubo strutturale. Per un’assunzione su due (circa il 50%), le aziende faticano a trovare il candidato ideale. Mancano le competenze, mancano i profili tecnici.
“Il sistema produttivo si muove a ritmi diversi – spiega Valter Tamburini, presidente della Camera di Commercio – ma la difficoltà nel reperire personale è ormai una criticità stabile, che anzi peggiora sulla costa. Colmare questo divario è essenziale per non bloccare lo sviluppo”.
Vediamo i dati provincia per provincia.
A Lucca il clima è di fiducia. Le imprese prevedono 40.200 nuovi ingressi. A spingere sono i servizi (+7%) e l’agricoltura (+17%), mentre l’industria cala leggermente. Qui la caccia ai talenti si è affinata: la richiesta di diplomati ITS è raddoppiata. Le aziende cercano competenze tecniche, ma premiano soprattutto la flessibilità.
Spostandosi a Pisa, lo scenario cambia. Con 36.220 ingressi previsti, la flessione è marcata. Soffre l’industria (-12%), colpita duramente dalla crisi della moda (-18%) e della metalmeccanica. Anche il commercio respira a fatica. Qui il paradosso del lavoro tocca il suo apice: Pisa ha la maglia nera per il disallineamento tra domanda e offerta, con il 52% delle posizioni difficili da coprire.
Anche Massa-Carrara segna il passo. Le 15.060 assunzioni stimate confermano una contrazione. Crolla l’estrattivo (-21%) e frena il metalmeccanico. Tengono solo i servizi e l’agricoltura. Tuttavia, c’è un segnale di speranza che arriva dalla transizione ecologica: crescono le imprese apuane che investono nel “green”, toccando quota 27%.
In generale, la strategia delle imprese sta cambiando. La trasformazione digitale entra in una fase di consolidamento, mentre l’investimento nella sostenibilità ambientale diventa la nuova priorità, soprattutto sulla costa, per tentare di rilanciare la competitività.
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