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Province, da Livorno l’appello per una riforma all’insegna di sviluppo e coesione

Anche Giani al convegno a palazzo Gran Ducale. Dal presidente la disponibilità all'apertura di un tavolo di confronto "animato da pragmatismo"

LIVORNO – La Provincia di Livorno compie 100 anni ma l’obiettivo è rivolto al futuro e alla necessità di riequilibrare un riassetto istituzionale in cui le Province siano gli enti di riferimento per la pianificazione strategica del territorio.

“A oltre 10 anni dalle leggi che hanno ridotto in maniera determinante il ruolo delle Province, possiamo constatare con amarezza che i costi sui territori sono stati di gran lunga maggiori rispetto ai risparmi sulla spesa che erano il vero obiettivo della riforma. Costi che non sono stati solo economici, ma che hanno creato disuguaglianze profonde e questo è il vero elemento su cui è necessario richiamare l’attenzione”.

Così la presidente della Provincia, Sandra Scarpellini, ha aperto i lavori del convegno Futuri possibili: la Provincia che sarà, che si è svolto oggi (3 marzo) a Palazzo Granducale.

La presidente ha quindi evidenziato l’importanza di garantire il necessario legame tra gli enti periferici e quelli centrali: “In un mondo in cui le economie di scala mondiale determinato tutto nell’agire quotidiano, inevitabilmente le comunità più piccole sono destinate a rimanere indietro. La recente riclassificazione dei comuni montani da parte dello Stato inciderà profondamente nella vita di tanti piccoli comuni, sono oltre 30 quelli che hanno perso questa caratteristica, alcuni anche nel nostro territorio. Comuni che perderanno scuole, ambulatori, presidi di vario tipo e, senza una Provincia veramente autorevole, con un presidente eletto dai cittadini, perderanno la rappresentanza del territorio e la possibilità di avere chi porta le istanze collettive ai vari tavoli di confronto a livello regionale e nazionale. Per questo, in attesa della ripresa di un dibattito parlamentare sulla riforma delle Province, con Upi Toscana e Upi nazionale, chiederemo alla  Regione di avviare un esame dei risultati della legge 22, per capire quanto la scelta di gestire direttamente funzioni come quelle riguardanti l’ambiente, l’agricoltura e altro, un tempo gestite dalle Province, abbia effettivamente colto le esigenze delle comunità, delle aziende e dei territori”.

Il convegno ha preso le mosse dalla celebrazione dei 100 anni dal regio decreto, che il 15 novembre 1925 restituì alla Provincia la conformazione territoriale che oggi conosciamo, per approfondire i temi legati  al presente, in cui le Province operano  con difficoltà tra carenza di risorse e richieste pressanti da parte delle comunità locali.

A confrontarsi con la presidente Sandra Scarpellini sui cambiamenti necessari a restituire un ruolo certo alle Province sono stati Francesco Limatola, presidente di Upi Toscana, Claudio Frontera e Alessandro Franchi, già presidenti della Provincia di Livorno nelle stagioni amministrative prima e post riforma Delrio, Piero Antonelli direttore generale dell’Unione delle Province Italiane Nicola Pignatelli, ordinario di diritto costituzionale all’università di Bari e Maria Castallo, segretaria generale della Provincia di Livorno, con la moderazione del direttore de Il Tirreno, Cristiano Marcacci.

Frontera ha toccato subito i tasti più dolenti della legge 56/2014: “Una riforma non meditata, costruita su basi precarie e proprio per questo da abrogare” per riparare alle profonde “ricadute negative che sono la causa primaria di  ritardi nei servizi ai cittadini e all’economia”.

Dello stesso avviso Alessandro Franchi, primo sindaco presidente della Provincia dopo la riforma: “Abbiamo dovuto gestire un passaggio drammatico, in cui il bilancio dell’Ente era di pura sopravvivenza”. Da allora la legge Delrio, concepita come una legge-ponte per traghettare le Province verso la successiva riforma della Costituzione, bocciata poi in sede referendaria, ha congelato le Province in un limbo da cui ancora non si riesce ad uscire.

“E’ necessario l’intervento del legislatore nazionale per introdurre le imprescindibili modifiche alla legge Delrio – ha aggiunto Franchi – e anche in Toscana dobbiamo correggere l’eccessivo accentramento di funzioni, che la Regione apportò con la legge 22/2015, aprendo un confronto con Anci, Upi e i soggetti economici e sociali, per restituire la giusta rappresentanza ai territori”.

Il punto sulle Province toscane lo ha fatto il presidente di Upi Toscana, Francesco Limatola, presidente della Provincia di Grosseto, evidenziando come questi enti abbiano continuato a rappresentare, ove possibile, quel ruolo di ente intermedio  di coordinamento e garanzia dell’equilibrio territoriale. “Per questo concordiamo sulla necessità di un tavolo dove discutere l’adeguato ripristino dei livelli istituzionali di sussidiarietà, adeguatezza e differenziazione che sono a fondamento delle funzioni amministrative”.

Limatola ha, poi, indicato le tre principali attività su cui le Province toscane possono svolgere un ruolo determinante in un nuovo ipotetico riassetto: in primo luogo la pianificazione strategica territoriale, oggi demandata alla sola Città Metropolitana di Firenze, in cui poter tracciare le linee generali di sviluppo, a partire dalle infrastrutture e dall’economia; gli Uffici Europa, per  le politiche di coesione  e l’accesso e utilizzo dei fondi strutturali; il supporto ai piccoli comuni attraverso lo sportello per le attività produttive, le stazioni uniche appaltanti, la semplificazione amministrativa.

Sui temi prettamente legati alle modifiche legislative sono intervenuti Piero Antonelli, e Nicola Pignatelli, che hanno indicato la via delle riforme a livello regionale, cui peraltro l’Upi sta lavorando da tempo con i presidenti delle Province, come quelle più realisticamente percorribili.

“Occorre correggere le attuali sperequazioni nelle legislazioni regionali – ha sostenuto Antonelli – per riequilibrare le funzioni e valorizzare il decentramento amministrativo”, mentre Pignatelli, ribadendo “l’inadeguatezza di un modello di ente di secondo livello, troppo verticistico e poco rispondente ai bisogni del territorio”, ha sottolineato la necessità di una ricognizione degli ambiti di rilevanza socio economica che si sono sovrapposti alle funzioni provinciali.

A tirare le fila del dibattito è stato il presidente della Regione, Eugenio Giani, il quale ha annunciato la disponibilità all’apertura di un tavolo di confronto “animato da pragmatismo” in cui affrontare il tema del miglioramento del rapporto tra enti che hanno funzioni diverse, con l’obiettivo di garantire un equilibrio territoriale e in cui le Province possono esercitare un ruolo di coordinamento, in particolare per le politiche legate ai fondi europei, allo sviluppo e alla coesione.

© Riproduzione riservata

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