PORTOFERRAIO – Il mercato della droga all’Isola d’Elba non conosce bassa stagione. A dimostrarlo è l’operazione El Diablo, culminata nella giornata di ieri (9 febbraio) con un vasto blitz condotto dai Carabinieri della Compagnia di Portoferraio. L’intervento ha smantellato una rete di spaccio radicata sul territorio, capace di operare ben oltre i mesi del turismo di massa.
L’azione di ieri ha visto il dispiegamento di 20 militari e 9 autovetture, con il supporto decisivo di un’unità cinofila giunta da Firenze. È stato proprio grazie al fiuto del cane antidroga “Django” che gli investigatori hanno potuto individuare lo stupefacente nascosto.
Nei guai è finito un cinquantenne elbano, già nel mirino degli inquirenti. Nella sua abitazione, trasformata in una vera e propria centrale di smistamento, i militari hanno trovato oltre 150 grammi di marijuana conservata in barattoli, un bilancino di precisione e 2300 euro in banconote di piccolo taglio. L’uomo è stato arrestato in flagranza e posto ai domiciliari in attesa di convalida. Sempre nella giornata di ieri, il Nucleo pperativo ha rinvenuto dosi di cocaina già confezionate e pronte alla vendita nella disponibilità di un altro indagato.
L’indagine, coordinata dalla procura di Livorno, era partita nel maggio 2025 e prende il nome dal soprannome di uno dei soggetti coinvolti. Complessivamente sono finite sotto la lente 8 persone residenti sull’isola (due donne e sei uomini, di nazionalità italiana e marocchina). Il bilancio totale dell’operazione parla di quattro arresti in flagranza e del sequestro di oltre mezzo chilo di cocaina, oltre a quantitativi minori di hashish e marijuana e più di 4.000 euro in contanti.
Gli investigatori hanno ricostruito la mappa del traffico illecito: le ‘centrali operative0 si trovavano nei territori di Capoliveri e Campo nell’Elba, mentre la distribuzione al dettaglio colpiva soprattutto i comuni di Rio e Portoferraio. Per eludere i controlli, il gruppo utilizzava un linguaggio criptico. Al telefono o di persona, le dosi e il denaro venivano chiamati con termini apparentemente innocui come ‘regalino’, ‘ricarica’ o ‘qualcosa di buono’. Un sistema collaudato che, tuttavia, non è bastato a ingannare i pedinamenti e le intercettazioni dei carabinieri, riusciti a interrompere il flusso di cocaina destinato ai consumatori locali.



