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Porto Azzurro, la Camera Penale visita il carcere: “Carenza di medici, poche attività lavorative e fondi insufficienti”

Sopralluogo nella casa di reclusione dell’Isola d’Elba. Tra le criticità l’elevato numero di detenuti con pene brevi e il mancato pieno utilizzo della falegnameria

PORTO AZZURRO – Un sopralluogo per verificare direttamente le condizioni detentive e approfondire le principali criticità della casa di reclusione di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba. A effettuarlo è stata una delegazione della Camera Penale di Livorno, che al termine della visita ha richiamato l’attenzione su diversi aspetti della vita all’interno dell’istituto.

La delegazione era composta dal presidente Michele Alongi, dal vicepresidente Nando Bartolomei, dalla referente del carcere Guia Tani, dalla tesoriera Cecilia Bellucci e dal consigliere Francesco Puccetti.

La visita si è svolta alla presenza della direttrice dell’istituto Martina Carducci e della garante delle persone private della libertà personale Raimonda Lobini, delle quali la Camera Penale ha sottolineato la piena disponibilità.

Le criticità rilevate durante il sopralluogo

Tra i problemi evidenziati dalla delegazione figura innanzitutto la presenza nell’istituto di un numero ritenuto troppo elevato di detenuti con pene brevi.

Un secondo punto riguarda il lavoro all’interno del carcere. Secondo quanto riferito dalla Camera Penale, sarebbe infatti insufficiente o carente il trasferimento di fondi ministeriali necessario a portare alla piena produzione un importante opificio di falegnameria presente nella struttura.

Sul fronte sanitario viene invece segnalata una carenza di personale medico, nonostante l’area sanitaria disponga, secondo quanto constatato dalla delegazione, di attrezzature considerate all’avanguardia.

Lavoro e formazione al centro del reinserimento

Particolare attenzione viene dedicata anche alle opportunità offerte ai detenuti durante il periodo di reclusione.

La Camera Penale segnala una quasi assenza di attività lavorative e formative, fatta eccezione per quelle scolastiche. Un elemento considerato particolarmente importante perché lavoro e formazione rappresentano strumenti fondamentali nel percorso rieducativo e nel successivo reinserimento nella società.

Il sopralluogo assume così un significato che va oltre la verifica delle condizioni materiali della struttura. La Camera Penale ricorda infatti che sul territorio provinciale insistono tre istituti penitenziari: Livorno, Gorgona e Porto Azzurro, realtà sulle quali intende mantenere alta l’attenzione.

Il richiamo all’articolo 27 della Costituzione

Nel documento diffuso dopo la visita, la Camera Penale richiama espressamente il principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo il quale le pene devono tendere alla rieducazione del condannato.

La restrizione della libertà personale, sottolineano i penalisti livornesi, deve quindi accompagnarsi al rispetto dei diritti fondamentali della persona e a condizioni detentive compatibili con la finalità rieducativa della pena.

La visita a Porto Azzurro, conclude la Camera Penale, “non è stata solo un atto di presenza”, ma un’attività di interessamento e controllo affinché le realtà carcerarie possano effettivamente rispondere alle finalità per le quali sono previste.

Un richiamo che riporta al centro del dibattito non soltanto le condizioni quotidiane all’interno del carcere elbano, ma anche un tema più generale: senza lavoro, formazione, assistenza sanitaria e percorsi concreti di reinserimento, il principio costituzionale della funzione rieducativa della pena rischia di rimanere incompiuto.

© Riproduzione riservata

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