PIOMBINO – La tensione sociale torna a salire sulla costa toscana in vista della manifestazione contro il rigassificatore a Piombino indetta per il prossimo sabato (11 aprile). Al centro della protesta, organizzata dal sindacato Usb insieme a diverse sigle ambientaliste, c’è la recente decisione del governo Meloni di prorogare la permanenza della nave di rigassificazione nello scalo cittadino, una scelta che ha scatenato la reazione dei comitati locali.
Secondo i promotori della mobilitazione, la decisione contenuta nell’ultimo decreto-legge non rappresenterebbe una semplice necessità tecnica, ma una precisa volontà politica che penalizzerebbe il territorio. La manifestazione contro il rigassificatore a Piombino punta a ribadire il no della città a quello che viene definito un hub del gas, contestando apertamente anche il ruolo strategico del porto di Piombino nel transito di armi e mezzi militari.
La critica delle organizzazioni sindacali si estende alla gestione delle politiche energetiche nazionali. Per l’Unione sindacale di base, l’infrastruttura gestita da Snam non avrebbe portato benefici reali alle bollette dei cittadini né alla competitività delle aziende locali, “favorendo invece i profitti delle multinazionali estrattive”. Durante il corteo verranno chiesti investimenti decisi sulle fonti rinnovabili e il recupero dell’indipendenza energetica dell’Italia, senza ulteriore consumo di suolo.
Un altro punto focale della protesta riguarda la sicurezza del comprensorio. I manifestanti sottolineano come la compresenza del rigassificatore e della logistica militare legata ai conflitti internazionali trasformi la città in un obiettivo sensibile. In un contesto di forte inflazione e crisi della deindustrializzazione, che colpisce siti storici come le acciaierie e la Magona, la piazza chiederà anche interventi urgenti per la tutela dei salari e dell’occupazione.
L’appuntamento per la manifestazione contro il rigassificatore a Piombino è fissato per sabato (11 aprile), con il raduno dei partecipanti alle 16 in piazza Gramsci. I movimenti civici si dicono pronti “a dare battaglia”, richiamando l’esito delle ultime consultazioni elettorali come “segnale di una profonda sfiducia verso le scelte calate dall’alto da Roma e Firenze”.



