PIOMBINO – Fronte comune a Piombino contro il riassetto degli istituti tecnici. I docenti dell’Istituto superiore Carducci-Volta-Pacinotti di Piombino hanno inviato una lettera formale al ministro dell’istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, chiedendo la revoca o lo slittamento al 2027 della riforma prevista dalla legge 79/2025. Una presa di posizione netta, sottoscritta da oltre sessanta insegnanti, che denuncia un “impoverimento culturale” e una preoccupante mancanza di trasparenza nei confronti delle famiglie.
Il cuore della protesta risiede nel drastico taglio delle ore: la riforma comporterebbe una riduzione di 132 ore del curricolo nazionale, colpendo duramente sia l’area generale che quella tecnica. Nel mirino dei docenti finisce la riduzione di 33 ore di lingua italiana nell’ultimo anno e il taglio di ben 561 ore dalle discipline di base nel quinquennio, sottratte per alimentare la quota di flessibilità delle singole scuole. Particolarmente penalizzate risulterebbero le materie scientifiche come chimica, fisica e biologia, che perderebbero 231 ore confluendo nelle nuove ‘Scienze sperimentali’, oltre al dimezzamento delle ore di Ttrg e alla riduzione delle discipline professionalizzanti.
Secondo i firmatari, queste modifiche trasformerebbero gli istituti tecnici in percorsi orientati esclusivamente al lavoro, privando gli studenti delle basi culturali necessarie per l’accesso all’università. “Si tratta di un serio attacco all’unitarietà del sistema di istruzione”, scrivono i docenti, evidenziando come gli studenti iscritti alle classi prime per settembre si troveranno di fronte a un piano di studi variato rispetto a quello scelto durante l’orientamento, con materie che potrebbero sparire o mutare da territorio a territorio.
Oltre ai contenuti, a preoccupare è anche la tempistica. Il provvedimento è giunto in forte ritardo rispetto alla definizione degli organici e delle operazioni di mobilità, minacciando la stabilità dei posti di lavoro per diverse classi di concorso. La mobilitazione di Piombino si chiude con un appello alla cittadinanza e alle famiglie, chiedendo di fermare una riforma definita “autoritaria e calata dall’alto”, che favorirebbe logiche di mercato a scapito della dignità della scuola pubblica e del dettato costituzionale.



