PIOMBINO – Il tempo stringe e il fronte del no torna a farsi sentire, alzando il tiro contro il rischio di una permanenza a tempo indeterminato del rigassificatore Golar Tundra. I comitati Salute Pubblica, La Piazza della Val di Cornia e il Gruppo Gazebo 8 Giugno hanno rotto gli indugi inviando una lettera formale al presidente della Regione e commissario straordinario, Eugenio Giani, chiedendo un atto ufficiale che sbarri la strada a qualsiasi ipotesi di proroga oltre la scadenza fissata.
Il fulcro della contesa è la data del 5 maggio. Secondo i calcoli dei comitati, l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) – che ha validità triennale comprensiva della messa in esercizio – scadrà proprio in quella data, considerando che le operazioni sono iniziate il 5 maggio 2023. Per gli attivisti, i semplici richiami verbali agli impegni presi non bastano più: serve una delibera di giunta o un pronunciamento chiaro del consiglio regionale che vincoli il governo al rispetto dei patti.
A preoccupare i comitati sono soprattutto i ritardi accumulati nel processo di trasferimento della nave verso un sito alternativo e l’assenza totale di un piano di dismissione approvato. Il timore, neppure troppo velato, è che l’incertezza sulla nuova destinazione della Golar Tundra si trasformi in una scusa tecnica per mantenere l’impianto nel porto di Piombino oltre il limite pattuito. Secondo i firmatari della lettera, un’eventuale permanenza forzata configurerebbe una violazione delle norme procedurali, mancando di fatto una nuova intesa tra Stato e Regione.
La richiesta rivolta a Giani è dunque doppia: intervenire come commissario per sollecitare il governo a decisioni tempestive e coerenti, e agire come governatore affinché la Toscana metta nero su bianco la propria indisponibilità a concedere ulteriori deroghe. Con la scadenza del maggio 2026 che si avvicina, Piombino chiede certezze su un piano di uscita che, al momento, sembra ancora lontano dall’essere approvato.


