PIOMBINO – Il dibattito sul rigassificatore nel porto di Piombino deve tornare con urgenza sui binari della realtà tecnica, abbandonando la propaganda. A chiederlo con forza è la lista civica Cambiamo Futuro per Campiglia Marittima e Venturina Terme, che attraverso il capogruppo Alessio Albertoni pone una questione di metodo e di sostanza: “La sicurezza dei cittadini non è un concetto negoziabile né compensabile con somme di denaro o promesse elettorali”
Per la lista civica, il problema principale “non è l’impianto in sé, ma la sua collocazione geografica. Inserire un’infrastruttura industriale a rischio rilevante all’interno di un porto cittadino significa esporre decine di migliaia di persone a pericoli documentati. Gli scenari tecnici internazionali, che prevedono ipotesi di incendio, nubi infiammabili ed esplosioni, non sono invenzioni ma realtà concrete che coinvolgerebbero quartieri popolosi come Salivoli, Torre del Sale e Montegemoli. La vicinanza al centro abitato rende dunque il progetto strutturalmente incompatibile con il territorio”.
Secondo Cambiamo Futuro, “la soluzione esiste ed è quella applicata nella maggior parte dei casi a livello mondiale: spostare l’impianto in aree isolate o, meglio ancora, in mare aperto (off-shore). Questa scelta comporterebbe una rinuncia a parte dei profitti da parte di Snam, un costo che la lista civica definisce minimo se paragonato alla salvaguardia della vita umana”. Al tempo stesso, viene criticata l’idea di opporre al rigassificatore distese di fotovoltaico o eolico invasivo che snaturano i terreni agricoli, chiedendo invece un modello di sviluppo che tuteli la vocazione turistica.
In merito alle contraddizioni politiche e al ruolo delle amministrazioni, il capogruppo Alessio Albertoni conclude con una riflessione amara sul consenso e sulle responsabilità: “Nonostante le responsabilità siano chiare, quasi la metà dei piombinesi ha sostenuto Giani alle regionali. È un segnale che fa pensare: quel voto sostiene nei fatti chi ha preso certe decisioni, dandogli una pacca sulle spalle invece di una tirata d’orecchi. Di contro, chiedere le dimissioni di Ferrari – che forse andando contro il suo stesso partito ha messo a rischio il proprio futuro politico – non è un incentivo a continuare a battersi. Non si capisce cos’altro avrebbe potuto fare di concreto, utile e non demagogico più di così”.



