PIOMBINO – Futuro della siderurgia, Braccini (Fiom): “Serve un piano nazionale ad indirizzo pubblico per sbloccare gli investimenti”.
Il futuro del polo siderurgico di Piombino torna al centro dell’agenda economica e sociale della costa toscana. A intervenire con forza sul tema è la Fiom Cgil della provincia di Livorno che, tramite il proprio segretario generale Massimo Braccini, sollecita un deciso cambio di passo da parte del governo centrale, chiedendo tempi certi, una regia statale diretta e l’approvazione di un piano siderurgico nazionale ad indirizzo pubblico per sbloccare gli investimenti legati alla transizione ecologica.
Nello specifico, la sigla sindacale evidenzia la necessità di superare le fasi di stallo burocratico e finanziario che rischiano di far slittare l’inizio dei cantieri alla primavera del 2027, ponendo l’accento sul ruolo delle garanzie pubbliche e sulla governance degli impianti produttivi.
“Di tavoli e incontri sulla siderurgia ne abbiamo fatti molti, ma oggi servono certezze sui tempi e una visione industriale chiara da parte del Governo per permettere agli investimenti di partire davvero – dichiara il segretario Massimo Braccini – Come Fiom-Cgil della provincia di Livorno ribadiamo che il territorio di Piombino non può più rimanere in una fase di stallo. Non si tratta di fare polemiche o di attaccare i soggetti privati come Metinvest, che hanno presentato progetti importanti per la transizione ecologica e il riassorbimento occupazionale. Il nodo, semmai, è di natura finanziaria e strutturale: progetti di queste dimensioni — che superano i 3 miliardi di euro e richiedono ingenti risanamenti ambientali — non possono essere sostenuti esclusivamente dalle forze del mercato o dalle banche senza garanzie chiare”.
Entrando nel merito della gestione delle risorse e del ruolo dello Stato nell’azionariato o nelle garanzie di sistema, la Fiom pone interrogativi precisi sulle scelte strategiche della politica industriale italiana: “Se lo Stato mette le risorse, chi gestisce la transizione? Se i capitali privati e gli istituti di credito esitano di fronte all’entità degli investimenti e la ricerca di un ulteriore partner rischia di far slittare i cantieri alla primavera del 2027, è evidente che lo Stato deve fare la sua parte. Ma quando le risorse pubbliche diventano la colonna portante delle garanzie e del risanamento, si pone una domanda centrale: chi gestisce la governance degli impianti? Non basta fare da finanziatori a fondo perduto. Serve una regia pubblica capace di guidare i processi industriali. L’Italia possiede ancora le competenze e una classe di manager pubblici all’altezza di gestire la transizione e competere nei mercati globali? Noi crediamo di sì, ma occorre la volontà politica di valorizzarli e di metterli nelle condizioni di operare”.
Il sindacato sottolinea inoltre l’esigenza di una visione d’insieme che mantenga uniti i principali siti produttivi del paese, individuando le priorità per un reale rilancio: “Non serve dividersi tra i vari poli produttivi del paese: sia Piombino sia Taranto sono tasselli indispensabili per la manifattura e la sovranità industriale italiana ed europea. Serve un piano siderurgico nazionale ad indirizzo pubblico che sappia affiancare i privati con risorse, garanzie e manager pubblici adeguati, creando sinergie sul territorio e garantendo tempi certi e occupazione”.
In conclusione, Braccini reitera l’appello all’esecutivo per garantire la tenuta sociale ed economica del comprensorio: “La politica industriale non può basarsi sui continui slittamenti. Il Governo chiarisca subito la propria visione d’insieme e metta in campo la regia pubblica necessaria per sbloccare le risorse, far partire i cantieri e mettere in sicurezza il futuro industriale e occupazionale del nostro territorio”.


