PIOMBINO – Lo scontro sul rigassificatore di Piombino raggiunge il punto di non ritorno. Il presidente della Regione Toscana, Eugenio Giani, ha alzato un vero e proprio muro contro l’ipotesi di una proroga per la nave Italis Lng (ex Golar Tundra), arrivando a sfidare apertamente il governo: “Finché sono io il commissario, non manderò avanti nessun’altra proposta. Se vogliono la proroga, il governo mi revochi”.
Le dichiarazioni, rilasciate ai microfoni di Radio 24, arrivano come una deflagrazione all’indomani dell’avvio formale dell’iter da parte di Snam per mantenere l’infrastruttura nel porto di Livorno oltre la scadenza naturale del luglio 2026. Giani, che riveste il ruolo di commissario governativo per l’opera dal 2022, ha chiarito che non intende apporre la propria firma su un atto che tradirebbe i patti originali.
Il niet al ministro Pichetto Fratin
Nonostante definisca il Ministro dell’ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, come una “persona corretta e gradevole”, il governatore toscano non ha nascosto la frustrazione per l’assenza di risposte concrete: “Ho con lui un’interlocuzione, ma finora non ho ricevuto soluzioni alle problematiche sollevate”. Il nodo è politico e territoriale: la Toscana ospita già due impianti (quello offshore di Livorno e quello di Piombino) e Giani non accetta che la regione diventi l’unico hub energetico del Paese a tempo indeterminato.
La priorità è l’acciaio: il rilancio della siderurgia
Il rifiuto della proroga non è solo una questione di principio, ma di strategia industriale. Giani ha ribadito che il futuro del porto di Piombino è indissolubilmente legato alla siderurgia. Gli accordi di programma con i gruppi Metinvest Adria e Jsw (quest’ultimo in attesa di firma definitiva) puntano a una rinascita degli impianti entro il 2027 per produrre l’acciaio necessario al sistema-Paese.
“Dobbiamo frenare lo sviluppo siderurgico perché nessun altro vuole prendersi la nave di rigassificazione? – ha incalzato Giani – A me sembra un voler scaricare sulla Toscana pesi che dovrebbero essere distribuiti in modo equilibrato in tutta Italia”. Secondo il piano industriale della città, infatti, le banchine occupate oggi dal rigassificatore sono vitali per la logistica e l’approvvigionamento dei nuovi forni elettrici previsti per il rilancio del polo industriale.
Scenario: verso la revoca del commissario?
Con questa presa di posizione, la palla passa ora a Roma. Se Snam e il Governo dovessero insistere sulla permanenza della nave a Piombino (in attesa che si sblocchi il sito ligure di Vado Ligure), l’unica via legale percorribile sembra essere proprio quella suggerita da Giani: la revoca dell’incarico commissariale al governatore e la nomina di un tecnico o di un esponente governativo disposto a firmare la proroga.
Si profila dunque un braccio di ferro istituzionale che potrebbe segnare i rapporti tra Firenze e Roma per tutto il 2026, con la comunità piombinese pronta a dare battaglia contro quello che viene percepito come “un tradimento” degli impegni assunti tre anni fa.


